Home Accadde oggi

07 dicembre 1941: attacco a Pearl Harbor

1756
Immagine: http://it.wikipedia.org/wiki/File:USS_Arizona_burning-Pearl_Harbor.jpg

Pearl_Harbor_looking_southwest-Oct41
By USN [Public domain], via Wikimedia Commons
«Ieri, 7 dicembre 1941 – una data che resterà segnata dall’infamia – gli Stati Uniti d’America sono stati improvvisamente e deliberatamente attaccati da forze aeree e navali dell’Impero del Giappone. […] Credo di interpretare la volontà del Congresso e del popolo, quando dico che non solo ci difenderemo fino all’ultimo, ma faremo in modo che questa forma di tradimento, per noi, non sia mai più un pericolo. […] Chiedo che il Congresso dichiari che, fin dall’attacco non provocato e codardo da parte del Giappone della domenica, 7 dicembre 1941, esista uno stato di guerra tra gli Stati Uniti e l’Impero giapponese.»

Così disse Franklin Delano Roosevelt, presidente degli Stati Uniti d’America, l’8 dicembre 1941, all’indomani di quello che sarebbe stato definito “giorno dell’infamia”, lo storico attacco alla base americana di Pearl Harbor.

Si è detto molto dell’11 settembre 2001 e delle implicazioni di George W. Bush sugli attentati alle Torri Gemelle. La Casa Bianca sarebbe stata a conoscenza anche dell’attacco di Pearl Harbor, o meglio, l’avrebbe provocato al solo scopo di trovare un pretesto adatto per scendere in guerra accanto alla Gran Bretagna, impegnata nel frattempo contro la Germania hitleriana sul fronte occidentale. Ma Roosevelt aveva costruito la propria rielezione proprio attraverso le promesse di pacifismo. Gli Stati Uniti erano usciti dall’incubo della Grande Depressione del ’29 proprio grazie al New Deal di Roosevelt e un ingresso in guerra era l’ultima cosa che serviva.

Eppure esiste un memorandum, a firma di Arthur H. McCollum, che incrimina pesantemente la Casa Bianca.

Immagine: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Jap_Zero_leaves_Akagi-Pearl_Harbor.jpg
Immagine: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Jap_Zero_leaves_Akagi-Pearl_Harbor.jpg

McCollum era un americano cresciuto in Giappone ben addentrato nella mentalità del Sol Levante. Capitano di fregata della Marina statunitense e agente del Nio (Naval Intelligence Office), McCollum forniva informazioni di intelligence e documenti di analisi strategica alla Casa Bianca. Tra questi documenti c’era il Memorandum che convinse Roosevelt a un doloroso sacrificio. Perché lo scenario che si prospettava al presidente americano non era molto diverso da quello dispotico di Philip K. Dick nella Svastica sul sole: l’Europa in mano alle forze nazi-fasciste e così anche l’America, grazie alla sconfitta della Gran Bretagna. Un effetto domino che deve aver fatto rabbrividire Roosevelt. Eppure c’era un problema non da poco: il 90% degli americani era contrario all’ingresso in guerra degli Stati Uniti. Ma fu proprio McCollum, con il suo Memorandum, a suggerire a Roosevelt la soluzione: farsi attaccare dal Giappone per poi attaccare anche gli alleati tedeschi e italiani, in difesa dell’alleato britannico.

Tra i punti di McCollum, un accordo con Londra per l’utilizzo della base navale di Singapore e con l’Olanda per quelle delle Indie Olandesi; un robusto sostegno alla Cina nella guerra contro il Giappone; l’invio di incrociatori e di sommergibili a ridosso del Mar del Giappone; mantenere la flotta americana a Pearl Harbor, spostata da pochi mesi dalla sede di San Diego, in California; infine, un embargo totale al Giappone, in accordo con Londra, per recare qualche difficoltà all’economia nipponica.

See page for author [Public domain], via Wikimedia Commons
See page for author [Public domain], via Wikimedia Commons
L’embargo fu adottato dagli Stati Uniti nel settembre del 1940. Fu un provvedimento che l’imperatore Hirohito e il primo ministro, il principe Fuminaro Konoye, non approvavano. Ma furono inutili i loro tentativi di proporre agli Stati Uniti un negoziato non belligerante. Il generale Tojo Hideki aveva deciso: bisognava annientare gli oppressori americani.

Fu però l’ammiraglio Isoroku Yamamoto a ideare l’operazione militare di Pearl Harbor: l’obiettivo era la distruzione totale della base avversaria tramite azioni rapide, con la conseguente supremazia nei cieli grazie alle portaerei. Il piano era attuabile attaccando Pearl Harbor poiché solo con un colpo decisivo alla principale formazione navale americana il Giappone avrebbe potuto espandere il proprio dominio nel sud-est asiatico.

Alle 7.50 del 7 dicembre 1941 fu sferrato il primo attacco contro la base aerea di Wheeler Field da parte dei bombardieri Aichi Val del capitano di corvetta Takhashi.

Secondo attacco cinque minuti più tardi: ventisei aerei guidati da Takahashi contro la base aeronavale Ford Island Naval air Station e contro la base aerea Hickam Field. Per quest’ultimo obiettivo, si incominciò a bombardare alle 8. Trenta aerei americani distrutti e impianti danneggiati. Dalla parte giapponese, solo uno Zero fu abbattuto dagli aerei statunitensi.

Quella mattina, 183 erano stati gli aerei inviati da Nagumo. Il capitano Fuchida lanciò per radio il messaggio  “Tora, tora, tora!” (“Attacco a sorpresa riuscito!”) e nel mirino giapponese finirono le sette corazzate navali americane: prima l’Oklahoma, poi la California, l’Arizona, la West Virginia, la Tennessee, la Pennsylvania e la Maryland. Erano le sette maggiori navi da guerra presenti a Pearl Harbor.

Alle 14.30 giunge a New York la notizia che i giapponesi avevano attaccato la flotta americana nel Pacifico. Roosevelt fu informato dal segretario Knox, a sua volta informato da Honolulu. Subito Roosevelt si mise in contatto con Churchill, che gli augurò buona fortuna. In seguito, il presidente americano avrebbe pronunciato il famoso discorso. Roosevelt aveva raggiunto il proprio obiettivo: provocato il Giappone, poteva passare alla controffensiva.

Nel 1946, la commissione d’inchiesta istituita dal Congresso verificò le responsabilità militari tanto dei comandanti sul posto quando dei dirigenti a Washington, tra cui Knox, Stark, Marshall e Roosevelt. Ma il contrammiraglio R.A. Theobald accusò proprio il presidente americano di non aver informato l’ammiraglio Kimmel dell’imminente attacco, nonostante il sistema Magic, grazie al quale era entrato in possesso dei progetti giapponesi. C’era troppa calma, in Roosevelt, alla notizia dell’attacco, puro pretesto per entrare in guerra.

Immagine: http://it.wikipedia.org/wiki/File:USS_Arizona_burning-Pearl_Harbor.jpg
Immagine: http://it.wikipedia.org/wiki/File:USS_Arizona_burning-Pearl_Harbor.jpg

Ma le teorie complottistiche furono demolite negli anni Sessanta e Settanta. Nei documenti decodificati da Magic non c’era alcun riferimento a Pearl Harbor. Le intercettazioni rendevano noto il punto geografico di raduno della flotta giapponese.

Entro la prima metà del 1942, il Giappone aveva conquistato la Malesia, le Filippine, Hong Kong, Singapore, la Birmania e numerose colonie inglesi e olandesi. Nel giugno 1942, con la battaglia delle Midway, gli americani si presero una prima rivincita sui giapponesi, abbattendo quattro portaerei usate durante l’attacco a Pearl Harbor.

La controffensiva americana definitiva iniziò tra il 1942 e il 1943, prima con la lotta nella giungla di Guadalcanal e poi con il recupero dei territori conquistati dal Giappone. Infine, nel 1945 il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima, il 6 agosto, e su Nagasaki, 9 agosto.

La guerra, terminata in Europa da tre mesi, si era spostata definitivamente sul fronte del Pacifico. Ma questa è un’altra storia.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here