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11 Aprile 1987 muore suicida lo scrittore e chimico Primo Levi

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Primo Levi nasce a Torino il 31 luglio del 1919 da una famiglia di origini ebraiche. Dopo aver frequentato il liceo classico Massimo D’Azeglio, nel 1937 si iscrive al corso di laurea in chimica all’università di Torino, dove ha per qualche mese come insegnante di Italiano, Cesare Pavese. L’anno successivo, entrano in vigore in Italia delle leggi razziali, che introducono la discriminazione dei cittadini di razza ebraica, ai quali non viene consentito l’accesso agli studi universitari, fatta eccezione per chi è già iscritto e ha completato il primo anno del corso. Essendo lui uno studente del secondo anno, gli è concesso di terminare gli studi, cosi nel 1941 si laurea a pieni voti e con lode con una tesi in chimica, il diploma di laurea riporta la precisazione “di razza ebraica”. Sorge subito la necessità di trovare un lavoro a causa della malattia del padre ( tumore), ma le leggi razziali rendono difficile la ricerca per cui si adatta a lavori saltuari. In questo periodo scrive due brevi racconti che verranno pubblicati anni dopo. Nel 1942 si trasferisce a Milano dove con alcuni amici viene in contatto con ambienti antifascisti ed entra nel Partito d’Azione clandestino. Questa breve esperienza si conclude con il suo arresto nel 1943 a Brusson da parte della milizia fascista, e condotto al campo di Fossoli, presso Carpi, in provincia di Modena.

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Nel febbraio 1944, assieme ad altri 650 ebrei, tra cui molte donne, viene deportato nel campo di concentramento di Auschwitz, registrato con il numero 174157. Dopo un periodo tracorso ai vari lavori forzati, lavora come chimico per la Buna, una fabbrica per per la produzione della gomma sintetica, svolgendo mansioni meno faticose. Rimane qui fino alla liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa, ma ammalatosi di scarlattina appena prima della liberazione, scampa fortunatamente all’evacuazione della marcia di Auschwiz, nella quale sarebbero morti alcuni suoi amici. Il 27 gennaio del 1945 avviene la sua liberazione ma riuscirà a rientrare in patria nell’ottobre successivo. Rientrato a Torino dopo la terribile esperienza nel campo di concentramento, sente la necessità di testimoniare il periodo sconvolgente vissuto ad Aushwitz, che viene raccontato nel romanzo “Se questo è un uomo”, il quale fu rifiutato dall’editore Einaudi, determinando in lui un senso di fallimento come scrittore, che lo spinse a dedicarsi solo al suo lavoro di chimico per circa dieci anni presso una ditta di Settimo Torinese.

Nel 1956 ad una mostra sulla deportazione a Torino, l’incontro con degli ascoltatori attenti e interessati, lo spinge nuovamente a riprendere a scrivere e ripropone all’editore Einaudi il suo libro, che decide di pubblicarlo riscuotendo un immediato successo. Circa 14 anni dopo, nel 1962, dopo la stesura del primo romanzo, scrive il suo secondo romanzo “La tregua”, dove narra il suo lungo e faticoso viaggio di rientro in patria, dopo la liberazione, e con il quale vince la prima edizione del Premio Campiello nel 1963. Nel 1978 pubblica“La chiave a stella”con il quale vinse il premio Strega.

Nel 1982 riprende il tema della Seconda guerra Mondiale con il romanzo “Se non ora quando”.

Nel 1986 nel saggio “I sommersi e i salvati” narra per l’ultima volta dell’Olocausto, chiedendosi perché alcune persone siano sopravvissute ed altre no.

Nell’aprile 1987, viene trovato morto alla base della tromba delle scale della sua casa di Torino, non si conosce se la morte è stata provocata da una caduta accidentale o dal suicidio.

Le sue spoglie riposano presso il campo israelitico del Cimitero monumentale di Torino.

Primo Levi è stato uno dei venti sopravvissuti dei 650 ebrei italiani arrivati con lui al campo di concentramento.

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