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12 Soldiers, Recensione del film con Chris Hemsworth

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12-Soldiers

La missione in Afghanistan di un’unità di volontari, raccontata come un grande film d’azione

Il cinema americano ha raccontato il Vietnam soprattutto tra gli anni ’70 e gli anni ’80, quando la distanza temporale era ancora piuttosto ridotta. Erano anni in cui l’orrore e il delirio provocato dalla guerra ancora riverberavano negli occhi di molti reduci. E film come Il Cacciatore (1978) Apocalypse Now (1979) e Full Metal Jacket (1985) sono soltanto alcuni esempi di quell’orrore che aveva lasciato una ferita indelebile nella storia e nel cuore di molti americani.

Poi, però, c’è stato l’11 settembre e qualcosa è cambiato: da quel momento, lo sguardo del cinema americano di guerra si è spostato su un altro versante, il Medio-Oriente. Ora la guerra non è più legata a ideologie politiche ma al fanatismo religioso, in particolare al terrorismo islamico. Un argomento ancora attualissimo e un problema che ancora l’Europa non è riuscita ad arginare ma le cui radici vanno ricercate proprio nell’attentato alle Torri Gemelle.

È da questo drammatico evento che inizia 12 Soldiers. Il Capitano Mitch Nelson (Chris Hemsworth) deve guidare l’unità speciale Alpha 595 dall’Uzbekistan all’Afghanistan, con l’obiettivo di annientare ben 50 mila talebani, armati di carrarmati, bombe e lanciarazzi. Una missione quasi impossibile, se Nelson non potesse contare sul prezioso aiuto del Generale Abdul Rashid (Navid Negahban), nemico, come loro, dei talebani e di Al Quaeda.

Tante sono quindi le difficoltà: oltre a essere inferiori per numero e a non conoscere né il territorio né tanto meno la lingua, gli uomini di Nelson devono vincere anche la diffidenza di Rashid verso gli americani. Rashid, che guida la resistenza del popolo afghano, sa benissimo che gli americani non hanno scampo: se fuggono, sono vigliacchi; se restano, diventano nemici.

12 Soldiers, Recensione
12 Soldiers, Recensione

Nonostante le premesse siano tutt’altro che incoraggianti, Nelson e i suoi partono per l’Afghanistan come volontari, mentre il Governo americano è ancora in subbuglio per l’attentato alle Torri Gemelle.

Il contrattacco dei Berretti Verdi deve unire dinamismo, strategia bellica, fortuna e tanto coraggio e cuore per la patria: il desiderio di ritornare nelle proprie famiglie è comune a tutti i soldati, eppure, dall’altro lato, emerge come non mai l’istinto vendicativo per le vittime dell’11 settembre. Questo istinto, però, deve essere soppresso, perché il primo obiettivo non è uccidere i nemici ma un altro, forse ancora più importante: sopravvivere.

Girato in un territorio mozzafiato, 12 Soldiers unisce azione, spettacolarità e patriottismo, in una confezione che soltanto il grande cinema hollywoodiano è in grado di fornire. Il film però non vuole riflettere sulla legittimità dell’intervento americano in Afghanistan, bensì su come situazioni drammatiche come la guerra possano trasformarsi in un’occasione per confrontarsi con la diversità e superare i pregiudizi connessi con distanze culturali apparentemente incolmabili.

È questo che, alla fine, accade a Nelson e al Generale Rashid, tra cui si instaura un legame basato sulla stima e sul rispetto, nonostante le diffidenze iniziali.

Ciò che sorprende di più, però, non è la linearità di una sceneggiatura prevedibile ma, allo stesso tempo, mai banale, se non forse all’inizio con un eccesso di retorica, quanto piuttosto per la maestria tecnica del regista, Nicolai Fuglisg: morbidi movimenti di macchina, inquadrature significative, montaggio frenetico, ampie panoramiche dall’alto. Tutto un abile repertorio di virtuosismi tecnici è inserito in modo coerente nelle dinamiche narrative, aggiungendo qualità a un film che, di per sé, rischiava di diventare il solito elogio narcisista degli americani.

12 Soldiers, Recensione
12 Soldiers, Recensione

In questa trappola era caduto, in parte, American Sniper (2014), laddove l’americanismo e il patriottismo allo stato puro vincevano qualunque cosa. Sempre di ambientazione afghana era stato anche Zero Dark Thirty (2011), connotato più come spy-story che come film d’azione.

12 Soldiers, considerazioni personali

In 12 Soldiers, si evitano sia la trappola retorica del film di Clint Eastwood sia i dialoghi interminabile di quello della Bigelow. Perché il film di Fuglisg non è soltanto un film di guerra ma anche uno sguardo disilluso su una realtà capace ancora di far versare del sangue all’Europa.

Gli americani non possono evitare di fare un monumento a se stessi ma mentre la guerra in Vietnam era legata a una situazione di tensione geo-politica difficilmente ignorabile, in questo caso l’intervento è nato da una reazione di orgoglio per cercare di guarire un popolo ferito.

La differenza numerica tra i talebani nascosti tra le montagne afghane e l’unità di Nelson non può che ricordare la celebre Battaglia delle Termopili, in cui gli Spartani di Leonida affrontarono i Persiani di re Serse I. Nonostante il finale dello scontro sia ben diverso, non si può certo dire che l’America abbia vinto e che il pericolo del terrorismo sia stato arginato una volta per tutte. E 12 Soldiers, in effetti, non è soltanto un racconto sul coraggio e la temerarietà di chi aveva tutto da perdere ma anche su chi ha permesso tutti gli interventi successivi in Oriente.

Così come il Vietnam era stato raccontato come un delirio infernale che aveva avuto ripercussioni indelebili sia sui reduci sia su tutto il popolo americano, la guerra in Afghanistan diventa un incontro epico tra Oriente e Occidente, tra razionalità e fanatismo in cui la luce della ragione, per fortuna, riesce a prevalere.

12 Soldiers approderà nelle sale cinematografiche italiane dal 11 luglio.

Trailer 12 Soldiers

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