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800 words: Spiagge, mare e drammi di un paradiso amaro

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Una famiglia come tante si trasferisce da Syndey nella cittadina di Weld; un luogo incontaminato, tra spiagge dorate, palme e mare cristallino, dove crescere lontano dalle tensioni della metropoli. Ma dietro questa parvenza di armonia e bellezza, questo luogo racchiude storie e personaggi molto particolari: storie cristallizzate e sintetizzate negli editoriali da circa “800 words” o battute, che da il nome alla nuova serie tv, made in Australia, in onda dal 25 giugno su Fox Life.

La particolarità di questa nuova produzione, non sta tanto nell’appartenenza a un modello ancora poco noto in Europa, né nel voler sembrare un inno alla bella vita come risposta a quel modello nichilista ed esistenzialista, a cui molte serie ci hanno abituato.

800 words non fa altro che riportare alla luce ciò che non luccica di luce propria nell’oro: i paesaggi da sogno non sempre garantiscono una vita felice e basta entrare dentro la dinamica dei suoi ritmi, per capire il suo volto di “paradiso amaro”.

Ripercorrendo in un certo senso il modello bucolico di Everwood, sono le scelte della famiglia Turner a cominciare dal protagonista George (Erik Thomson), un giornalista che, dopo la perdita della moglie Laura, decide di abbandonare tutto e di trasferirsi con i figli Shay e Arlo in un’altra città, a determinare le cause e le condizioni di questo nuovo inizio: un passaggio dalla metropoli alla piccola città e dalla grande Isola australiana, a quelle più piccole della selvaggia Nuova Zelanda.
Non si tratta di un inizio completo specie dal punto di vista ambientale: dopotutto Weld è il luogo natio di George, prima di trasferirsi a Sydney e dove era solito trascorrere le vacanze da bambino.

La speranza che questo cambio radicale possa aiutare la famiglia a superare il trauma della morte, attraverso il fascino e la magia di un luogo quasi incontaminato, dovrà scontrarsi con l’opposizione di Shay e Arlo, interpretati da Melina Vidler e Benson Jack Anthony, i quali mal sopportano l’idea di dover lasciare la scuola, gli amici e i ricordi.

La cittadina e i personaggi che la abitano, racchiudono però una miscela di fascino, mistero e sentimento, che fanno della serie australiana, non il solito dramma familiare; in più la grande diversità culturale della popolazione di Weld, permette anche di postare un confronto ambientale e indennitario, che permette di scoprire il fascino e le differenze, dall’altra parte del mondo.

Lo stesso George rimane molto colpito dal luogo e decide di dare una propria descrizione su ciò che vede e sulla sua vita, attraverso un editoriale pubblicato quotidianamente sul giornale locale e rigorosamente composto da 800 parole. In questo quadro la serie permette di catapultare l’attenzione agli spinti riflessivi della Carrie di Sex and The City, tanto che gli articoli di George divengono parte integrante della storia, influendo sulla percezione  dello spettatore che così, di puntata in puntata, riesce a immedesimarsi nello stesso protagonista, nelle sue debolezze e nei suoi ricordi.

Dopo il grande successo di Picninc ad Hanging Rock, questa nuova serie “oceanica” conferma la presenza sempre crescente del mercato televisivo australiano, sempre più variegato e pronto a mostrarsi oltre la sua diversità ambientale e animale.

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