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A San Francisco il primo confronto dialettico tra uomo e macchina

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San Francisco: si è concluso con un punteggio di parità, il primo confronto dialettico della storia, tra un uomo e una macchina.

A sostenere questo epico scontro intellettuale, Dan Zafrir esperto filosofo e campione di dialettica, con l’aria da secchione un pò impacciato e un po robotico, con il Project Debater, ultimo prototipo digitale uscito da casa Ibm.

Il grande colosso informatico americano, da sempre molto istrionico nel pubblicizzare le nuove frontiere della tecnologia per trasformarle in strumenti utilizzati, per battere la concorrenza degli esseri umani durante dei veri e propri campionati.

Uno di questi è proprio quello che ha visto questo poco accattivante processore, che ricorda in piccolo, il monolite di “2001 Odissea nello spazio“, ma dotato di una suadente voce femminile e  istruito per strutturare argomentazioni convincenti, controbattere a obiezioni, nonché imbattersi in ragionamenti complessi, per mettere in difficoltà l’avversario.

Tutto è avvenuto come fosse un talk show; Project Debater è riuscito a tenere bene la testa alle concatenazioni dialettiche e semantiche del filosofo, ma ha anche avuto momenti di vuoto, incantandosi nel ripetere lo stesso concetto più volte di fila e con parole simili.

Alla fine la macchina è caduta su un errore tecnico nell’audio, inerpicandosi nel racconto di aneddoti che, provenendo da un retore così asettico, sono stati considerati inconcludenti.

La sfida dialettica si è cosi stabilizzata all’interno, determinando la reazione soggettiva del pubblico, che però ha mostrato da subito una certa empatia più con il robot che con Zafrir, decretando la propria preferenza a Project Debater, nonostante il filosofo si sia dimostrato superiore nell’argomentare e incanalare argomenti. Il risultato è stato un inevitabile 1 a 1.

Non è la prima volta che la sfida tra uomo e macchina, si attua sul terreno, caro agli umani, quale quello della logica. Già 22 anni Deep Blue, che allora era il computer Ibm più potente al mondo, riuscì a battere agli scacchi il campione del mondo, Garry Kasparov, ma ciò che è avvenuto a San Francisco, segna una svolta epocale, non solo per il fatto di aver messo un computer a dialogare con due speaker di professione, su temi come le sovvenzioni pubbliche alla ricerca spaziale e l’importanza della telemedicina, ma anche perché la sinergia affettiva che si è creata tra pubblico e macchina ha rappresentato un evidente cambio di rotta nel rapporto con l’Intelligenza artificiale.

La filosofia del futuro prossimo potrebbe essere non solo quella di relegare ai robot, funzioni sempre maggiori di responsabilità, ma anche che il legame fra uomo e macchina venga sempre più costruito sotto il profilo sensoriale ed emotivo, relegando la “macchina umana” ad un ruolo sempre più subordinato.

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