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AlterEgo: Sta arrivando la cuffia che legge nel pensiero

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alter-ego MIT

La tecnologia sembra spingerci sempre di più, verso quel futuro fantascientifico, che abbiamo imparato a sognare dai grandi film. L’infinità di informazioni e la quantità di strumenti a nostra disposizione è sempre più illimitata.

Ogni azione della nostra vita è in qualche misura regolata e facilitata dalle incredibili funzioni che, computer, tablet e smartphone riescono a fare per noi. Quello che sembra inarrestabile è l’intento per i giganti della tecnologia di arrivare alla creazioni di dispositivi che superino l’intelligenza umana.

Senza liberarci nel mare di battute che potremmo fare sulla reale intellighenzia umana, al giorno d’oggi, limitiamoci a pensare a come sarebbe un mondo dove, per svolgere un’azione quotidiana, tipo fare la spesa, non servisse più neanche il tablet; basta il pensiero. Non stiamo parlando di magia, né di esoterismo, bensì del futuro prossimo.

Questo futuro si chiama AlterEgo e, pur non essendo ancora un Avatar, potrebbe rivoluzionare il nostro rapporto con la tecnologia.

Il progetto, realizzato presso il MIT: Istituto di tecnologia del Massachusetts, ossia una delle maggiori Università di ricerca al mondo, consiste in un’interfaccia a mo di cuffia e microfono, che permetterebbe di “Leggere nel pensiero”.

L’idea spregiudicata e ardita è nata da alcune ricerche ad opera di  Arnav Kapor, il quale, partendo dalla domanda, se fosse possibile ottenere una piattaforma interna, in grado di fondere l’uomo e la macchina, pare sia riuscito a trovare una soluzione, in apparenza più semplice e meno invasiva, della creazione di un Cyborg.

Si è pensato così di creare un dispositivo in grado di reagire agli stimoli di una conversazione interna al sistema nervoso centrale, decodificandola in un’azione precisa.

AlterEgo è in grado di risolvere molti problemi anche di trascrizione delle azioni, perché trascrive le parole che l’utente verbalizza dall’interno, senza però necessariamente utilizzare lo strumento vocale.

Si tratta di un interfaccia costituito da cuffie a conduzione ossea, in grado di trasmettere il suono all’orecchio, passando attraverso le ossa del cranio, liberando il padiglione auricolare.

Vengono collegati degli elettrodi alla mandibola e al volto, i quali raccoglieranno i segnali neuromuscolari che si generano quando la mente inizia a elaborare un concetto qualsiasi.
Questi segnali possono però essere dunque captati e codificati in parole specifiche, trasformando il segnale di comando del cervello  in una vera e propria interazione tra uomo e macchina.

AlterEgo è ancora un prototipo in grado di identificare le cifre da 0 a 9 e un vocabolario di circa 100 parole. La precisione, durante i test è stata stimata attorno al 92%.

Gli interrogativi e le perplessità rimangono sempre, tanto quanto l’entusiasmo dei più appassionati alla visione del futuro che si concretizza. Resta in bilico il sistema di certezze su ciò che la tecnologia stia facendo per l’uomo; aiutare l’essere umano; dominarlo in una sorta di dorato e meta-apocalittico “1984”, oppure semplicemente sostituire l’uomo dal suo interno, togliendogli anche la capacità di pensare?

 

 

 

 

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