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Scusi, ma l’ebola? Era fine marzo quando il temibile virus, la cui epidemia è scoppiata inizialmente in Africa, ha iniziato a fare paura e il mondo intero è venuto a conoscenza di quanto stava accadendo in Guinea e successivamente in Sierra Leone e Liberia.

In verità, però, l’epidemia di ebola era già diventata un problema dagli ultimi mesi dell’anno scorso, ma la notizia ha acquistato importanza quando la situazione si è fatta più seria. A marzo di quest’anno, le vittime accertate erano solo una cinquantina. Poca cosa, l’Europa e il mondo intero vedevano il virus troppo lontano, e avevano cose più importanti a cui pensare.

I medici inviati in Africa (Fonte: nbcnews.com)
I medici inviati in Africa (Fonte: nbcnews.com)

Nell’arco dei mesi successivi, però, l’ebola ha iniziato a far paura veramente, con l’aumento delle morti, delle persone infettate e dei Paesi coinvolti. Poi l’epidemia si è espansa, portando il primo caso in America, destando così la preoccupazione dei Governi. Successivamente è stata la volta della Spagna, Germania e Francia. Sospetti anche in Italia, ma fortunatamente nessun caso accertato. A fine novembre, l’ebola non esiste più.

O meglio, esiste per l’Africa, in cui l’emergenza non è finita. Non esiste per i giornali, i media, che parlano sempre meno della diffusione del virus, forse perché ormai è un fatto passato di moda. Ma la preoccupazione che si poteva palpare nell’aria non era certo da poco: i membri di Medici Senza Frontiere si sono messi immediatamente all’opera, rischiando la loro stessa vita per salvare la popolazione infetta, prima che fosse troppo tardi. Gli aiuti da parte di numerosi Paesi da tutto il mondo sono arrivati quando i governanti hanno capito che la situazione era seria, oltre che dietro la certezza di poterci guadagnare il giusto corrispettivo per la solidarietà manifestata. Quando l’ebola colpisce tre Paesi dell’Africa, gli Stati europei aumentano la sicurezza negli aeroporti, fermando i voli partiti dal continente nero e visitando i passeggeri degli stessi voli, lasciandoli oltrepassare la dogana solo dopo aver accertato che non presentano i sintomi del temuto virus.

Operatori in Liberia Fonte: ibtimes.co.uk)
Operatori in Liberia Fonte: ibtimes.co.uk)

Nascono poi i primi complotti, riguardanti una strategia di marketing studiata a tavolino per vendere più farmaci, mentre le case farmaceutiche più potenti sperimentavano il nuovo siero, che può distruggere il virus e salvare la vita alle persone già infettate.

Difatti, una cura per l’ebola ancora non esiste. Numerose sono le cure sperimentali, ma ancora nessuna ha dato l’effetto desiderato, almeno fino adesso. Il siero sperimentale utilizzato come ultima spiaggia per il paziente di Dallas, in Texas, ha dato i risultati sperati, e si è rimesso in piedi nel giro di pochi giorni. Quindi, anche se il vaccino definitivo non esiste, la possibilità che presto ci sia una cura è quasi certa.

Ma da dove viene l’ebola? Per quanto riguarda l’Africa, pare che il virus derivi dalla carne degli animali che, non sottoposta ad alcun controllo, viene consumata dalla popolazione senza la certezza che sia sana. L’ebola deriva in particolare dai pipistrelli, considerati il veicolo del virus più diffuso. E proprio in Africa fa la sua prima comparsa, nel 1976. L’ebola, inoltre, è temuta perché vista come arma biologica, potenziale per un attacco terroristico che metterebbe in ginocchio il Paese preso di mira.

Infettarsi, poi, è molto semplice: basta rimanere a contatto con una persona infetta per rischiare di ricevere il virus, e la probabilità aumenta con lo scambio di fluidi corporei, oltre che di sangue. Dopo un’incubazione di due o tre giorni, il virus inizia a farsi sentire, presentando dei sintomi che potrebbero essere riconducibili a una banale influenza.
Si inizia con una febbre che aumenta sempre più, cosa normale per chi si prende un raffreddore davvero brutto. Cosa un po’ strana è se questa febbre si manifesta a luglio, forse, ma non è solo questo a far capire che c’è qualcosa che no va; quel che porta i veri problemi sono la diarrea, la presenza di sangue nelle feci e il malessere generale che pervade tutto il corpo. Quando si deduce che un semplice antibiotico non è la soluzione, forse è ormai troppo tardi. Il virus si è ambientato all’interno del corpo, facendo suo il destino della persona ospitante. A questo punto le strade sono due: cure tempestive da parte di medici esperti e pronti che sanno riconoscere la malattia, oppure il cammino verso la luce è la strada da seguire.

L’allarme lanciato dall’Africa dopo l’innalzarsi dell’allerta è un grido disperato, una richiesta d’aiuto per un Paese in ginocchio, tediato dalle malattie e dalla povertà. Secondo gli esperti di Medici Senza Frontiere, la presenza di focolai del virus dell’ebola è una situazione che periodicamente si ripete in Africa, a causa dello scarso igiene. Le parole d’ordine in questi casi sono isolamento e igiene personale. Attraverso l’isolamento degli infettati, si impedisce al virus di divulgarsi. Il contatto con i paziente deve avvenire solo attraverso la tuta di protezione, e solo da parte degli esperti, istruiti a dovere sulle procedure da seguire. Inoltre, l’intera popolazione deve imparare a salvaguardarsi dalla malattia, che si può debellare facendo attenzione all’alimentazione e lavandosi frequentemente le mani.

L’allarme non riguarda solo l’Africa, ma anche i gli altri Paesi che nei porti bloccano alcune navi e mettono in quarantena i membri dell’equipaggio. Stessa sorte per dei soldati americani, che dopo un viaggio in Africa, sono tornati alla base militare di Vicenza, in Veneto. Anche gli impiegati ONU che erano stati inviati come osservatori nelle zone più colpite ricevono lo stesso trattamento, così come i missionari e i medici che sono andati a compiere un’opera di bene.

Il numero delle vittime sale ancora oggi, ma le ultime stime parlano di oltre due mila casi, oltre i tre in Europa e Usa. Ed oltre a questo, in Italia aumentano i fenomeni di razzismo verso gli immigrati, a partire dai bambini che, solo per aver la pelle diversa, vengono etichettati come africani, e senza ragione viste come gli untori che seminano a piacimento il virus tra i compagni di scuola. Sono diversi i casi segnalati, oltre alla richiesta di certificato medico solamente per entrare a contatto con altri cittadini. Proprio sul certificato medico erano nate le peggiori proposte: un consigliere del comune di Agrigento aveva proposto il certificato per tutti gli africani presente in Italia, mentre il sindaco di Padova voleva vietare l’entrata in città di tutti coloro che avevano la pelle scura senza il documento che attestava di essere in buona salute.

Una vera guerra psicologica, oltre che fisica, quella dell’ebola, che secondo gli esperti dovrebbe essere debellata da un siero definitivo, che sarà pronto, pare, tra due anni, ovvero nel 2016. La cura proviene dalla collaborazione di numerosi Stati che si sono attivati per salvaguardare il proprio Paese e per salvare delle vite umane straniere, aiutate anche dall’invio di medici e soldati per aiutare i presenti a garantire la massima sicurezza. Segnale che quando c’è la necessità, un lavoro internazionale può nascere e portare a un risultato.

di Alessandro Bovo