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Approfondimento: scuola, buona o cattiva?

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By User:Maryb60 [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons
La Buona Scuola: è questo il disegno di legge proposto dal Governo di Matteo Renzi. Approvato dal Consiglio dei Ministri, si prepara ora a essere esaminato da Commissioni e dal Parlamento, per ottenere l’approvazione. Ma cosa prevede questo tanto discusso disegno di legge? E perchè Matteo Renzi ha deciso di procedere con un disegno invece che con un decreto legge?

Prima di tutto, la differenza tra disegno di legge e decreto legislativo è abissale: il decreto legislativo viene attuato e approvato immediatamente dal Governo, senza passare per il Parlamento. Questo da la possibilità al testo di entrare subito in funzione, ma dovrà comunque essere approvato entro una tale data dal Parlamento. Viene utilizzato in particolare per varare subito un provvedimento urgente, ad esempio in caso di guerra o di crisi. Il governo Renzi sta adottando i decreti con una certa frequenza. Il disegno di legge invece è una proposta di un testo da parte del Governo, che verrà sottoposta alle Commissione e poi alle due Camere, e ha effettivamente un esame più lungo. Ma mentre per il decreto i provvedimenti sono provvisori, per il disegno di legge provvedimenti sono stabili e duraturi.

Già questa decisione del Presidente Renzi di iniziare un percorso “non urgente” non ha fatto molto piacere a molti membri del Parlamento, e ha fatto imbestialire i professori e studenti prima di tutto, che già vedevano la prospettiva di un buon piano per rilanciare la scuola italiana.

Il 12 marzo il Governo ha presentato il disegno di legge al Consiglio dei Ministri, in contemporanea con i cortei studenteschi organizzati in tutta Italia. I punti del testo, a detta degli studenti, non tutelano la scuola pubblica e non riguarda proprio i diretti interessati (gli studenti).

Bambini in ritorno da scuola (Fonte: Wikimedia Commons)
Bambini in ritorno da scuola (Fonte: Wikimedia Commons)

Ma vediamo nel dettaglio cosa prevede la norma, nei 12 punti redatti:

  1. Assunzione di 150 mila professori, recuperandoli dalle graduatorie e dai vincitori del concorso del 2012;
  2. Terminati i professori assunti dalle precedenti liste, i futuri docenti saranno selezionati attraverso nuovi concorsi;
  3. garantire una squadra completa di professori, in modo da eliminare le supplenze;
  4. Bonus in busta paga in base all’età, al merito e se decide di partecipare a corsi di formazione;
  5. Le formazioni dei docenti durante l’anno saranno obbligatorie, rinnovando così i programmi didattici;
  6. Amministrazione trasparente, che permetta così di capire dove finiscono i soldi, conoscere i progetti;
  7. Garantire a presidi e docenti un ascolto alle loro richieste. E’ stato difatti chiesto l’aiuto di questi per individuare quei provvedimenti troppo limitativi o dannosi per eliminarli;
  8. Sarà obbligatorio rinnovare le strutture con l’uso del digitale, con computer nuovi e wifi;
  9. Introduzione obbligatoria di più sport, musica e storia dell’arte;
  10. Più ore anche alle lingue straniere e introduzione della disciplina economica, oggi prevista solo in ragioneria;
  11. Introduzione della formazione già negli anni della scuola: si prevede difatti uno stage obbligatorio in un’azienda per 200 ore totali, previste per gli ultimi 3 anni;
  12. Sarà possibile donare volontariamente dei soldi alle scuole. Quest’azione permetterà al privato un bonus o taglio alle spese fiscali.

Il testo prevede inoltre dei bonus da parte dello Stato per l’acquisto di nuove edizioni di libri scolastici e certi corsi di formazione. Le spese per l’iscrizione alle scuole paritarie saranno detraibili fino alle scuole medie e i presidi di vedranno aumentare il proprio potere, con la facoltà di scegliere i professori che desiderano nella loro scuola.

Da questi 12 punti, appaiono grandi novità per la scuola futura, che già dall’inizio del prossimo anno scolastico, cioè da settembre, vedranno avverarsi le prime disposizioni del testo, sempre nel caso che il disegno venga approvato senza problemi dal Parlamento e accettato poi dal Presidente della Repubblica, il quale avrà cura di firmarlo per pubblicarlo poi in Gazzetta Ufficiale.

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By Gino il Pio (Own work) [Public domain], via Wikimedia Commons
Ma non è così secondo gli studenti, che vedono nel testo dei punti che non possono essere accettati così come sono stati descritti. In primo luogo, si nota che la scuola pubblica è stata di fatto messa da parte, garantendo più privilegi alle scuole private. Gli studenti stessi, inoltre, non sono tutelati come vorrebbero, conferendo ai presidi maggiori poteri che li farebbero diventare dei presidi-sceriffi.
La formazione dei professori è una buona cosa, invece, cosa che eviterebbe insegnamenti troppo vecchi, e di fatti inutili. Un esempio per spiegare questo viene dagli istituti tecnici, in cui i docenti non sono informati, ad esempio, sui nuovi linguaggi di programmazione e non sapendoli insegnare continuano il loro programmi con linguaggi di 30 anni fa. Lo studente appena diplomato, si troverà nel mondo del lavoro (nel caso non volesse continuare lo studio seguendo un percorso universitario) senza una formazione adatta a quello che ricercano le aziende. Altro dubbio potrebbe venire dall’alternanza scuola-lavoro: la formazione porterà via delle ore dalla presenza nelle aule. Questo comporterà una velocità maggiore nell’avanzamento del programma didattico e uno studio più intenso individuale? Causerebbe una perdita di argomenti, mal studiati e risultati poco lodevoli per far posto a una formazione lavorativa.

Proprio per questi punti di disaccordo, si sono svolti una quarantina di cortei in tutta Italia, che ha visto sfilare 50 mila studenti. Tutti i cortei si sono svolti tranquillamente, tranne a Milano in cui alcuni studenti più polemici hanno lanciato della vernice rosa contro gli agenti del reparto celere della Polizia, oltre a sassi e fumogeni. La tensione si è placata subito senza conseguenze. A Torino, Napoli, Genova e Roma vi erano striscioni e lanci di matite, erano stati organizzati flash mob e slogan davanti punti di interesse, ma nessun scontro tra manifestanti e Polizia. Oltre agli studenti, erano presenti anche alcuni insegnanti precari che avevano partecipato al concorso del 2012: sono una parte dei 6.600 ritenuti idonei ma esclusi dal ddl. Hanno deciso di non darsi per vinti, richiedendo al Governo il perchè di tale scelta. Un ricorso, sono certi, chiarirà le cose e loro otterranno ciò che gli spetta di diritto: una cattedra.

Il piano per una nuova scuola italiana, si legge negli ultimi giorni, porterà da settembre anche una lunga lista di pensionamenti, consentendo così ai nuovi insegnanti di iniziare il lavoro per il quale hanno studiato. Quasi 45 mila precari verranno assunti per coprire i posti mancanti nelle scuole superiori, mentre le scuole per i più piccoli assumeranno quasi 3 mila persone. Le scuole medie avranno 18 mila nuovi docenti, mentre sono quasi 1300 i tecnici che affiancheranno i docenti di ruolo nei laboratori. Questi i numeri che il Governo conta di sistemare prima di settembre, altrimenti il tutto verrà slittato all’anno prossimo.

Riparte la scuola, riparte l’Italia, si dice. Si spera vivamente sia così.  

di Alessandro Bovo