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Approfondimento: Ucraina e Russia in guerra

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La città di Donetsk in queste ultime settimane è il campo da gioco degli attacchi più violenti da parte delle truppe filorusse, che non si fermano di fronte a nulla, siano uomini, donne o bambini, e nemmeno di fronte agli aiuti umanitari che negli ultimi giorni sono arrivati in quelle zone per portare medicine.

Nonostante i media abbiano ripreso a parlare della guerra in Ucraina solamente nell’ultima settimana, i combattimenti non sono mai cessati, tanto che dal mese di aprile nello scorso hanno, le persone uccise durante gli scontri sono salite a oltre cinque mila. Nella Repubblica autoproclamata di Donetsk, Alexander Zakharcenko ha affermato che non c’è più tempo per le trattative con Kiev, la quale non potrà fare altro che constatare la loro indipendenza, permettendogli di vivere come Stato autonomo. Il Presidente ha inoltre affermato che potrà avviare una trattazione solamente con Petro Poroshenko, il Presidente del’Ucraina. Questo è stato affermato negli ultimi giorni di gennaio, subito dopo la conquista dell’aeroporto di Donestk, ormai distrutto. Alexander Zakharcenko è convinto di poter contrastare gli attacchi proveniente dall’esercito ucraino, e di poter rispondere al fuoco senza problemi. I negoziati, ha ribadito, sono ormai del tutto inutili, mentre è iniziato ufficialmente il tempo dell’offensiva.

L’ONU intanto cerca di aprire delle trattative sia con i separatisti sia con Vladimir Putin, Presidente della Russia, il quale dopo un primo accordo di ritiro delle truppe dal confine tra Russia e Ucraina, ha deciso di riposizionare i suoi uomini, andando incontro a nuove sanzioni e aumentando la tensione che si sta creando nuovamente, dopo il cessate il fuoco di settembre. Secondo Putin, l’esercito ucraino è solamente una legione dell’ONU, che vuole richiedere una tregua solamente per aver il tempo necessario per raggruppare il maggior numero possibile di uomini, oltre che lavorare per impedire alla Russia di estendersi. La replica da parte dell’ONU parla di parole insensate del Presidente Putin, il quale dovrebbe bloccare immediatamente gli attacchi e interrompere il sostegno che sta dando ai ribelli separatisti. Tutte le intimidazioni, però, nel mese di gennaio si sono rivelate inutili. 

Vladimir Putin (Fonte: wikimedia commons)
Vladimir Putin (Fonte: wikimedia commons)

Ma nel mese di febbraio le cose non sono cambiate: i primi giorni del mese, è stato colpito un ospedale della Repubblica autoproclamata, e il numero dei morti ancora oggi non è stato dichiarato effettivo. Alcune fonti parlano di quattro morti e altri di sei, e secondo un reparto emergenze della Repubblica di Donetsk arrivano addirittura a quindici persone rimaste uccise. I ribelli filorussi hanno riferito che le persone colpite erano in fila per ricevere degli aiuti, dai coraggiosi che hanno deciso di rischiare la loro vita pur di portare delle medicine e generi di prima necessità alle famiglie più colpite. Altre persone rimaste coinvolte erano semplici passanti. Nell’attacco, pare che siano stati colpiti anche delle scuole, ma non sono stati registrati feriti o morti.

Petro Poroshenko, da Kiev, ha annunciato che di fronte alle violenze ricevute chiederanno un aiuto militare agli Stati Uniti, i quali sicuramente forniranno delle armi all’esercito per permettergli di difendersi al meglio. Lo stesso augurio è stato rivolto anche agli altri Stati che hanno dato in precedenza il loro sostegno alla causa ucraina. Intanto, Andrea Ciocca annuncia che c’è il serio rischio di finire in una catastrofe umanitaria. Il capo progetto di Medici senza Frontiere, la settimana scorsa, ha difatti spiegato a Radio 24 che la popolazione è distrutta dagli attacchi, non recepisce più uno stipendio a causa della scomparsa di tutte le banche, oltre che del proprio posto di lavoro. Le medicine e il cibo stanno diminuendo a vista d’occhio, gli ospedali vengono colpiti dai colpi di mortaio, il freddo poi peggiora le cose, e la paura di non sopravvivere alla notte rende gli animi sempre più pessimisti, oltre che demoralizzati.

Dall’inizio del conflitto, negli ultimi giorni i morti sono arrivati a 5300, e Medici senza Frontiere hanno annunciato l’altro ieri che portare gli aiuti è quasi impossibile. Mentre i medici ucraini sono fuggiti, quelli dell’organizzazione umanitaria sono entrati in azione, portando soccorso a oltre 400 pazienti. Oltre alle persone ferite dai bombardamenti, i medici devono prendersi cura anche di coloro che soffrono di malattie croniche e che necessitano di medicine specifiche per problemi alla salute. Oltre a tutto questo, gli attacchi rendono completamente impossibile lasciare le città, in quanto le uniche strade percorribili sono occupate dai militari o prese di mira. Gorlovka è una delle città  poste al confine, che presenta anche il maggior numero di feriti, i quali fuggono da quelle zone solamente quando possono. Nonostante le autorità locali abbiano mobilitato più persone possibili, organizzando il trasporto attraverso numerosissimi autobus di linea, in molti rimangono in balia degli attacchi. Ma l’impegno a quanto pare non è abbastanza e l’organizzazione è mal gestita: difatti, i profughi trasportati in città più sicure iniziano a essere migliaia, troppe per essere gestite in una situazione come quella che stanno vivendo nei confini ucraini. Per questo motivo, molti hanno chiesto asilo politico agli Stati vicini, tra cui Polonia, Romania, Moldavia, Bielorussia e addirittura la stessa Russia, responsabile in parte dei combattimenti che stanno mettendo in ginocchio l’Ucraina e portando a decisione che potrebbero cambiare l’Europa e il mondo per come è conosciuto.

Negli ultimi giorni, è tornato a parlare dopo mesi John Kerry, il segretario di Stato USA. Il diplomatico americano ha annunciato che presto il Presidente Obama si pronuncerà sulla decisione di inviare armi e aiuti finanziari a Kiev, dopo l’incontro fissato la settimana prossima con la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Intanto, Fracois Hollande e la stessa Cancelliera hanno incontrato Putin a Mosca, per capire quanto lontano sia un eventuale accordo di pace. Putin pare non sia incline a ritirare le truppe, tanto meno di interrompere il rapporto instaurato con i separatisti. Angela Merkel, al termine del colloquio, non ha saputo dare un giudizio sull’incontro, in quanto non sono riusciti a concordare una tregua o almeno a prevedere la fine degli attacchi. Francois Hollande invece è più pessimista della collega, e afferma che se l’incontro andrà male, l’unica possibilità che rimane sarà una vera e propria guerra, che coinvolgerà non solo Ucraina e Russia, ma anche molti Stati europei, oltre naturalmente agli Stati Uniti.

Merkle, Putin e Hollande (Fonte: wikimedia commons)
Merkle, Putin e Hollande (Fonte: wikimedia commons)

Vladimir Putin sarà così deciso ed andare incontro a una guerra? Come decideranno di agire i Paesi asiatici? Staranno a guardare o faranno la loro parte? Ma soprattutto, il mondo è certo di voler scatenare un conflitto che potrebbe portare alla Terza Guerra Mondiale?

di Alessandro Bovo

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