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Arriva Flash e lo S.h.i.e.l.d. incontra Thor: l’era dei crossover è ormai iniziata

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Due diverse declinazioni di un genere, due modi per trattare un unico tema. Il mito del supereroe è stato analizzato da parecchie prospettive e spesso le trasposizioni televisive non sono state all’altezza dell’icona originale, quella che è nata dalla matita di un fumettista e che è riuscita a far sognare generazioni diverse.
Altre volte, invece, il colpo ha centrato l’obiettivo e dalle trasposizioni sono uscite delle vere e proprie perle: l’ultima, acclamata, opera cinematografica è il Batman di Christopher Nolan che ha saputo trarre ispirazione dai personaggi e ricrearli su schermo, costruendovi attorno delle vicende e ricreando delle atmosfere altamente credibili.
Qui si parla però di serie televisive e sotto questo aspetto, le serie supereroistiche sono state un po’ maltrattate negli ultimi anni. Un esempio recente di successo e di qualità è certamente Heroes, almeno nella sua prima stagione. Una produzione che era, guarda caso, completamente originale e slegata da marchi pre-esistenti.
La trasposizione incontra infatti un pubblico già esistente e formato, con tanto di aspettative e gusti preconfezionati. Misurarsi con questa situazione non è mai semplice.
Una trasposizione di successo richiede un giusto mixaggio di elementi classici e non, in grado di abbracciare tanto l’eroe quanto l’uomo che vi sta dietro. Tralasciando il secondo aspetto, si rischierebbe di andare oltre, creando un personaggio che non è adatto allo schermo. Ponendo l’enfasi sull’uomo, invece, rischieremmo di trovarci davanti a un prodotto diverso rispetto a quello che doveva essere in origine. Il cocktail deve essere ben misurato e non deve far dimenticare allo spettatore chi si ha davanti: un supereroe. Un’altra celebre produzione degli anni che furono è Smallville, la storia del giovane Clark Kent prodotta da Warner Bros e le cui ultime stagioni sono state trasmesse da CW.  In questo caso, da una buona idea nacque un prodotto più che godibile ma che perdeva, a detta di chi scrive, nel lungo andare. La serie si conclude – almeno in termini televisivi – dopo dieci stagioni, dieci stagioni nelle quali si vede troppo Clark Kent e poco il supereroe che era destinato a essere. A tratti sembrava quasi di avere davanti un prodotto ibrido, una sorta di teen drama con personaggi dai poteri sovraumani. Nulla a che vedere con le atmosfere fumettose di Heroes o il taglio molto più riflessivo di Alphas, serie che nell’ultimo biennio ha rappresentato una piacevolissima novità nel panorama del genere.

Ma abbandoniamo la digressione e torniamo alle due declinazioni di cui si è scritto all’inizio: parlare di supereroi e non parlare di Marvel e Dc Comics è praticamente impossibile. Come si è già scritto, le produzioni televisive legate ai supereroi sono ormai arrivate ad un livello nuovo: la Marvel ha dato vita al suo maxi-crossover e le conseguenze si stanno vedendo poco alla volta. Oltre a Phil Coulson (Clark Gregg), protagonista del progetto Marvel’s Agents of S.h.i.e.l.d. e comparso in Iron Man 2, L’Incredibile Hulk e The Avengers, sono apparsi nella serie Maria Hill (Cobie Smulders), che abbiamo visto in The Avengers e rivedremo nel prossimo Capitan America: the Winter Soldier, e Nick Fury (Samuel Leroy Jackson), punto di raccordo di tutte le produzioni cinematografiche (nonché cardine dell’universo Marvel fumettistico).

Il legame fra le due continuity si farà ancora più stretto quando, il prossimo 19 Novembre, la squadra di Coulson dovrà affrontare le conseguenze delle vicende narrate nel film Thor: The Dark World (in uscita negli Usa l’8 di Novembre e in arrivo nelle nostre sale il 20 dello stesso mese). Pertanto, è consigliata la visione dell’episodio – l’ottavo – intitolato The Well solo dopo aver visto il secondo film dedicato al dio del tuono. Se i tempi sono stretti negli Usa (dove fra l’uscita nelle sale e la trasmissione dell’episodio ci sono undici giorni), per chi segue in Italia la serie in lingua originale la cosa è persino più complicata: il film arriverà qui da noi un giorno dopo la messa in onda della punta. Ciò che è certo è che fra qualche mese potremo valutare il “risultato” in termini economici di questo abbinamento: le attese della Marvel sono senz’altro quelle di utilizzare l’effetto traino della prima produzione sulla seconda e viceversa, attirando una fetta sempre maggiore di pubblico e dando luogo a qualcosa di unico nel suo genere.
La seconda declinazione è quella made in Dc, dai marvelliani chiamata amichevolmente Distinta Concorrenza. Anche dall’altra parte dell’universo fumettistico bolle qualcosa in pentola. Accantonata la trilogia cinematografica di Nolan, l’attenzione si è spostata poco alla volta su Arrow. La serie, sviluppata da Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Andrew Kreisberg e prodotta da CW, narra le vicende di Oliver Queen (interpretato da Stephen Amell), giovane milionario naufragato col padre e la giovane compagna in un’isola apparentemente dimenticata da tutti.
Durante la prima stagione viene raccontato del ritorno di Queen nella sua città natale (Starling City) e della missione che ha ereditato dal padre in punto di morte: porre rimedio alle colpe del genitore e salvare la propria città.
Queen sfrutterà quanto la necessità di sopravvivere sull’isola gli ha trasmesso e diventerà il vigilante incappucciato che diverrà poi l’icona DC Freccia Verde.

Tralasciando la più che buona qualità del prodotto e l’ottima realizzazione tecnica – considerando soprattutto che dietro non c’è lo stesso budget di Agents of S.h.i.e.l.d. – Arrow diventa interessante ai fini del discorso iniziato con la Marvel. Durante la seconda stagione, iniziata negli usa il 9 di Ottobre, farà la sua comparsa Barry Allen (interpretato da Grant Gustin, attore che ha recitato in Glee) meglio conosciuto dai non appassionati di fumetti come Flash (per la precisione è il secondo a vestire i panni del velocista Flash).
Allo scienziato forense Barry Allen, ossessionato dalla figura dell’Incappucciato, dovrebbero essere dedicate le puntate numero otto, nove e venti della serie, tutte e tre scritte dal Chief Creative Officer di DC Comics Geoff Johns. Le tre puntate non serviranno solo a dare ad Arrow un nuovo comprimario ma getteranno le basi per una serie spin-off incentrata sulla figura del velocista scarlatto e per la creazione di una continuity televisiva anche per la “Distinta Concorrenza”. L’interessamento di Johns non lascia dubbi sull’impegno profuso da CW e Dc Comics nel progetto, cosa per altro simile a quanto avvenuta col coinvolgimento di Josh Whedon nelle produzioni Marvel.
Non si tratta del primo tentativo di trasporre le vicende di Flash sul piccolo schermo: tra il 1990 e il 1991 CBS mandò in onda l’omonima serie ideata da Danny Bilson e Paul De Meo e nella quale il ruolo di Barry Allen fu interpretato da John Wesley Shipp.

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