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La teoria del Big Bang che Stephen Hawking non cessò mai di sviluppare

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big bang

“La risposta è nelle stelle”; Così Nicholas Sparks intitolava uno dei suoi più grandi successi letterari, divenuto poi un film.

Ma la domanda che i grandi scienziati si domandano da sempre è  se le stelle possono dirci davvero tutto sull’origine dell’Universo. A tale domanda si tende a rispondere in maniera filosofica, con il grande incognito: il Big Bang. La risposta alla più universale delle domande verte da sempre sulle origini del fenomeno che ha dato vita all’infinito che a noi è invisibile e quel minuscolo frammento di “Tutto” su cui noi viviamo, camminiamo, respiriamo e moriamo.

E cosa c’era prima del  Big Bang? Il dilemma per antonomasia probabilmente già si pone un limite, quando si chiede se esiste un  “prima”. In un’altra soluzione, la teoria del Big Band equivale a domandarsi cosa ci fosse prima dell’inizio del Tempo, o dell’istante in cui ha cominciato a esistere la definizione di tempo.

Anche in questo caso la domanda si impantanerebbe sulla definizione di un concetto temporale che per natura è umano.

Il più autorevole portavoce di questa teoria è stato Stephen Hawking.

Il grande astrofisico britannico, filosofo dell’intelligenza artificiale; “icona pop” come piace scrivere ai giornali generalisti, si è spento ieri a Cambridge a 76 anni. Dovrebbe sorprendere il fatto che egli se ne sia andato il 14 marzo; giorno in cui da 30 anni si festeggia l’unità di misura del cerchio Pi greco, ma soprattutto il giorno della nascita di Albert Einstein. Dovrebbero sorprendere il fatto che entrambi i geni siano morti alla stessa età.

La risposta è, sempre, nelle stelle; quell’universo talmente infinito, da “non essere” e a cui l’astrofisico offriva quello sguardo sempre libero e alto da librarsi fuori dalla prigione di quel corpo immobile, per contemplare la bellezza e la forza della creazione.

Sulla teoria dei buchi neri e l’origine del mondo egli ha sempre teorizzato un atteggiamento nuovo. Uno dei suoi ultimi interventi avvenne, pochi mesi fa, nel corso della trasmissione Star Talk.

Il cosmologo e fisico britannico, ebbe la possibilità di esporre il suo punto di vista sul cosiddetto continuum spazio-temporale.

Ciò su cui Hawking si è concentrato, nel corso dei suoi studi è un’indagine approfondita su cosa sia successo a cavallo del Big Bang. Oltre l’origine non vi può essere un orizzonte ulteriore, per cui come spiega lui stesso: “Non c’è nulla a sud del polo sud; quindi non c’era niente prima del Big Bang”.

Il seguito della sua intervista si fa anche più intricato, nel momento in cui egli affermava la naturale difficoltà a immaginare come non possano esserci confini nell’Universo: “Lo spazio-tempo euclideo è una superficie chiusa senza limiti, come quella della Terra”.

Già in precedenza, Hawking aveva sostenuto che gli eventi avvenuti prima del Big Bang non potessero avere conseguenze verificabili, ma solo teorie, dunque, capaci di sfuggire completamente all’osservazione e alle verifiche sperimentali.

Non è, infine, possibile trovare una risposta,  ma  Stephen Hawking ci ha aiutato a comprendere come sia stato possibile che il tempo sia esistito, prima dell’elaborazione del tempo stesso e perché lo stesso Big Bang, non uno strumento di misurazione completo di ciò che è accaduto.

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