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Bloccati gruppi neofascisti che progettavano attentati

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Sedi di Equitalia, politici, magistrati. Tutti erano nella lista di un gruppo di neofascisti che stavano progettando degli attentati. Il piano era semplice: far esplodere le sedi di Equitalia con i dipendenti all’interno, uccidere a sangue freddo magistrati e politici troppo permissivi con immigrati che non pensavano alle povere famiglie italiane.

Il movimento proveniva da un vecchio gruppo neofascista che si chiamava Ordine Nuovo, e attraverso Facebook stavano facendo una propaganda per convincere altri fan dell’ideologia fascista di unirsi a loro per combattere contro personaggi scomodi. Il fine di questo gruppo, denominato Avanguardia Ordinovista, era quello di distruggere l’ordine democratico dello Stato, incitando le discriminazioni in base all’orientamento sessuale, religioso e dall’origine.

L’operazione dei ROS è stata chiamata Aquila Nera, riconducibile all’aquila presente vicino alla svastica nelle bandiere naziste al tempo di Hitler, e ha portato all’arresto di quattordici persone e l’iscrizione nella lista degli indagati di altre trentuno persone.

Immagine: Pixabay
Immagine: Pixabay

Stefano Manni pare sia il “capo” del movimento, nonché parente dello stesso Manni che negli anni ’70 era un membro importante di Ordine Nuovo, che assieme ad altri membri compivano atti terroristici. Dalle indagini portate avanti dai ROS, si è scoperto che il piano degli indagati prevedeva anche di colpire le Prefetture e le Questure, creando disordini e violenze. Infine, l’idea era di formare un partito politico per candidarsi alle elezioni politiche.

Da quanto emerso, poi, come strumento di propaganda utilizzavano Facebook: Manni aveva creato due profili con i quali incitava all’odio razziale in uno e discuteva del piano per portare avanti degli attentati terroristici in un altro.

Nel covo del gruppo è stato trovato un arsenale di armi, composto soprattutto da fucili e pistole. Per scoprire il tutto, l’operazione è iniziata l’anno scorso, e per due anni i ROS hanno raccolto informazioni sui membri, cercando di capire quale fosse il loro obiettivo, anche grazie all’aiuto di due Carabinieri che si erano infiltrati nella rete.

Gli omicidi dei politici e dei magistrati, poi, dovevano avvenire possibilmente nello stesso momento, ovunque si trovassero, e per questo avevano individuato quelli che si muovevano senza una scorta. Le bombe, invece, erano rivolte anche alle banche. Gli arresti sono avvenuti in tutta Italia, mentre l’operazione era partita dalla città dell’Aquila. Gli attentati dovevano colpire le sedi in tutta Italia, tra cui Padova, Venezia, Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo, ma la lista è molto lunga. Lunghe sono state e saranno anche le indagini, che stanno continuando dopo il blitz di oggi e che stanno fornendo agli inquirenti numerose informazioni utili, che porteranno altri arresti e nomi da iscrivere nel registro degli indagati.

Sicuramente per loro, la carriera politica e sovversiva è finita ancora prima di cominciare.

di Alessandro Bovo

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