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Il cult di questa settimana è un film molto particolare di un regista altrettanto strambo, bizzarro quale è Terry Gilliam. La pellicola in questione è una delle sue più famose nonché amate. Realizzata nel 1985, dagli effetti speciali primordiali volutamente finti, è un’opera complessa, grottesca, cupa, ma anche piena di ironia (stiamo parlando di uno dei componenti dei Monty Python, non dimentichiamocelo). Sì, sto parlando di Brazil.

Ispirato esplicitamente al romanzo 1984 di George Orwell, è ambientato in un futuro distopico, cupo, con la burocrazia che non lascia spazio alla libertà individuale e chi tenta di ribellarsi viene ucciso senza troppi scrupoli. Con toni grotteschi descrive delle situazioni kafkiane e paradossali.

Sam (interpretato da un’indimenticabile Jonathan Pryce), funzionario in un Dipartimento di Giustizia deve far fronte ad un errore di battitura della stampante (“Buttle” al posto di “Tuttle”), che ha fatto così arrestare e uccidere un innocente scambiato per sovversivo. Anche Jill Layton (Kim Greist), l’inquilina del piano di sopra, viene considerata terrorista per aver difeso la signora Buttle durante la devastazione dell’appartamento. La ragazza, tra l’altro, è identica alla donna dei sogni di Sam e questi cercherà in tutti i modi di salvarla e di scappare con lei.

È questo l’incipit di un film onirico, surreale, strambo con molti momenti di humour nero. La potenza visiva funzionale e suggestiva, crea nello spettatore una sensazione di straniamento. Le scenografie contribuiscono a creare questo effetto.

Brazil_4Cos’altro fa di Brazil un cult assoluto? Come dicevamo prima, l’umorismo. Sì, perché ci si aspetterebbe di vedere soltanto scene angoscianti. Infatti il film ne è pieno. Ma ecco che spunta la battuta cinica che amplifica la violenza e descrive con lucidità la società materialista. Basti ricordare la bambina in braccio al Babbo Natale in un grande magazzino. “Allora, bambina, che regalo vorresti per Natale?” le domanda. “Voglio una carta di credito” risponde lei.

Certe chicche poi sono indimenticabili. Harry Tuttle – interpretato da Robert De Niro – è un idraulico terrorista davvero particolare. E come dimenticarsi della madre di Sam che si fa tirare e incelofanare la pelle della faccia?

BrazilposterE tra una parodia, rimandi ad altre pellicole, citazioni varie, raggiunge l’obiettivo. Ossia: intrattenere in maniera intelligente. Queste citazioni non sono pesanti o risultano scontate o mere copiature, ma vengono invece inserite reinventandole.

La dimensione farsesca un po’ grezza (detto in senso affettuoso, ci mancherebbe) in stile Monty Python si fa poetica nei sogni puri e innocenti di Sam e inquietante nel finale altrettanto onirico ma senza scampo del protagonista.

La canzone Aquarela do Brasil (conosciuta appunto anche come Brazil), tema e motivetto che si sente spesso per tutto il film (e che ovviamente gli dà il titolo), una samba gioiosa e di ampio respiro, è stata scelta dal regista perché totalmente in contrasto con l’ambiente soffocante e lugubre.

Detto ciò, non bisogna nascondere che sia una pellicola ostica alla prima visione. Spiazzante, molto dura, con una spietatezza e una violenza sottile che si insinuano nello spettatore e non lo lasciano neanche al termine. Sconvolge e sicuramente se ci si aspetta un film comico fine a se stesso allora non fa al caso.

Brazil_3Meglio essere preparati e pronti a guardare qualcosa assolutamente fuori dagli schemi ma coinvolgente, emozionante e terribilmente attuale. È un’opera che va vista più di una volta per essere apprezzata a pieno, soprattutto se non si conosce bene la filmografia del regista o non si sono visti i film dei Monty Python (il geniale e con una visione della realtà simile, nonché con lo stesso umorismo, Il senso della vita. Co-diretto da Gilliam con Terry Jones per essere esatti).

È un’esperienza che deve essere fatta, bisogna immergersi in questa favola così triste e così sincera. Infatti, nonostante l’artificiosità della trama – e come è stato detto varie volte, delle scenografie – è un film totalmente sincero. Si percepisce fin dall’inizio, in ogni secondo, la voglia di raccontare e fare del buon cinema da parte del regista.

Sarà pure ingiusto considerare soltanto Brazil come il capolavoro di Gilliam (La leggenda del re pescatore, L’esercito delle 12 scimmie e Paura e delirio a Las Vegas non sono certo così minori) ma tra gli altri, per quegli anni, come resistenza nel tempo e come complessità, deve essere doverosamente chiamato cult e recuperato da tutti i veri cinefili.

Appuntamento alla prossima settimana con “Il film cult della settimana“.