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Uscita nelle sale: 1 Gennaio 2014
Titolo originale: The Butler
Regia: Lee Daniels
Cast: Forest Whitaker, Oprah Winfrey, John Cusak, Lenny Kravitz, James Marsden, Alan Rickman, Liev Schreiber, Robin Williams
Produzione: USA 2013
Genere: Biografico/Storico/Drammatico
Durata: 130 min

 

The Butler – un maggiordomo alla Casa Bianca” è basato su una storia vera e racconta la tenacia, la determinazione, la lotta silenziosa di un uomo, nonché la nascita di una nazione e la forza della famiglia. Georgia, 1926: tra i campi di cotone e il duro lavoro, il piccolo Cecil Gaines (Forest Whitaker) fugge dalla tirannia segregazionista per avere una vita migliore, una vita da essere umano. Nel suo duro percorso di crescita Cecil apprende le competenze che lo portano alla sua grande occasione: lavorare come maggiordomo al 1600 di Pennsylvania Avenue. Dal 1957 al 1986 egli diventa testimone diretto di 7 amministrazioni presidenziali, quindi della storia e delle dinamiche interne allo Studio Ovale durante gli anni del movimento per i diritti civili. Grazie al suo ruolo, Cecil può garantire alla sua famiglia di vivere una vita agiata e tranquilla, ma l’impegno e la dedizione verso la “First Family” diventano causa di tensioni nella sua vita privata: portano infatti l’allontanamento della moglie Gloria (Oprah Winfrey) e inaspriscono il conflitto con suo figlio che è contrario al sistema, non accetta lo status quo ed entra a far parte di un gruppo di ribelli. Questo è solo l’inizio di una lotta interna ed esterna per Il Maggiordomo.

Vale la pena di raccontare la nascita di questo film, in quanto è la prova che tutte le cose belle nascono per caso. Tutto iniziò nel 2008 durante la settimana precedente all’elezione di Barack Obama: lo scrittore Wil Haygood decise di trovare un afro-americano che avesse lavorato alla Casa Bianca e che quindi fosse testimone del movimento dei diritti civili da dietro le quinte. Quella persona la trovò in Eugene Allen, uomo di 89 anni, maggiordomo nella White House dagli anni ’50 agli anni ’80 e che aveva lavorato per 8 amministrazioni presidenziali. Haygood fu quindi in grado prima di prendere nota della vera storia di un uomo che visse la tremenda lotta dei neri d’America per liberarsi dalle catene della schiavitù, per poi pubblicarla sul giornale per cui lavorava: il Washington Post. Nacque così l’articolo “A Butler Well Served by This Election”. La storia venne poi portata all’attenzione di Laura Ziskin, produttrice di successi come “Pretty Woman” e “Qualcosa è cambiato”, che subito pensò di realizzarne un film. La scelta cadde su Lee Daniels, il famoso regista di “Precious” e tra i due ci fu l’interesse per creare la pellicola. I problemi però si mostrarono fin da subito in quanto non c’èrano soldi, ma dopo tante vane ricerche, sempre per caso, Daniels trovò una donna di colore che aveva appena vinto alla lotteria e voleva investire nel film. A quel punto c’era una sola cosa da dire: Ciak si gira! Non è un caso invece che il regista abbia scelto l’attore Forest Whitaker per il ruolo da protagonista: non solo ha vinto il premio come migliore attore nel film “L’ultimo Re di Scozia”, ma è anche il fondatore della PeaceEarth Foundation e Ambasciatore di Buona Volontà per la pace e riconciliazione dell’UNESCO. È quindi una persona che di indole vuole risvegliare la coscienza delle persone e in questo film si nota tutta la sua dedizione e passione.

L’inizio è ambientato in Georgia che, come sappiamo dai libri di scuola, fu il fulcro della segregazione razziale. Approfondendo la trama, il giovane Cecil Gaines lavora con la sua famiglia nei campi di cotone. La tragica morte del padre per mano del suo padrone, apre l’opportunità per Cecil di lavorare come “negro di casa” per una matriarca bianca della piantagione. Egli impara così a svolgere le mansioni del perfetto domestico, e apprende la prima regola: “la stanza deve sembrare vuota quando ci sono io”; frase emblematica che sottolinea la reale posizione di un nero: “Negro di casa sì, ma pur sempre un negro”, quindi invisibile. Seconda regola: capire o addirittura prevedere cosa vogliono i bianchi e accontentarli in tutto. Col passare degli anni, Cecil si distingue, Cecil eccelle, Cecil viene finalmente notato da un funzionario della Casa Bianca e finisce per esserne il maggiordomo. Terza regola: non avere o esprimere opinioni politiche. Infatti, mentre i presidenti si susseguono da Eisenhower (Robin Williams) a Reagan (Alan Rickman), Cecil e il resto del personale continuano a lavorare come diretti ma silenziosi testimoni della storia e delle dinamiche interne dello Studio Ovale. Quarta regola: prestare giuramento, devozione nonchè la propria vita al presidente e mai divulgare informazioni all’esterno della White House. Di conseguenza la moglie Gloria (Oprah Winfrey) insieme ai figli Louis (David Oyelowo) e Charlie (Elijah Kelley) inizia a lamentarsi del fatto che Cecil non è mai a casa, interessandosi poco della vita famigliare. Tutto ciò porta a uno scontro con il primogenito che inizia a partecipare ai sit-in e alle manifestazioni per poi essere più militante seguendo dapprima i Freedom Riders e poi Martin Luther King e Malcom X.


La trama mi interessava perché non avevo mai visto un film che raccontasse la storia del movimento per i diritti civili attraverso gli occhi di un padre e di un figlio” afferma il regista Daniels e continua dicendo: “È una storia padre-figlio in primis. Trascende dalla razza, trascende dall’America e non è solo una lezione di storia, ma piuttosto la storia di una famiglia di colore”. Il film vuole esplorare le conseguenze e gli effetti di tutte queste situazioni sulla famiglia Gaines, dove vediamo una moglie che beve troppo, un figlio attivista e violento che arriva a salire sui Freedom Buses, rischiando quindi di morire bruciato, e un altro che decide di partire per il Vietnam. In tutto ciò il perfetto maggiordomo rimane al suo posto convinto che solo il suo essere silenziosamente passivo potrà portare a un reale cambiamento per i neri d’America. Alla domanda “Cosa desidera che rimanga al pubblico del film?” Daniels risponde: “Spero che le persone escano dalla sala con il desiderio di non dimenticare ciò che è accaduto nel passato. Dobbiamo ricordare che ci sono persone che sono morte per il nostro paese e che ci sono eroi di cui non sempre si parla a scuola. Queste persone sono il motivo per cui oggi Obama ricopre la carica di Presidente”. Lo spettatore inoltre potrà notare che, sebbene il cast sia pieno di personaggi importanti partendo per esempio da Lenny Kravitz (nella parte di uno dei domestici) arrivando a Robin Williams, ognuno di loro è solo di passaggio, è usato per dare luce al protagonista e SOLO il maggiordomo è il ponte che li collega.; il “testimone” durante la loro staffetta. Tutti vanno e vengono ma lui per tanti anni resta e aspetta silenziosamente. È un film sì storico e biografico, dove vediamo immagini dure e contenuti dell’epoca e sentiamo le vere voci dei presidenti, da quella di Kennedy a quella di Obama o quelle degli attivisti, ma è soprattutto un film di come ogni generazione provi a definire il Sogno Americano. È un film che va al di là dell’essere democratico o repubblicano, un film che non vuole portare favoritismi a un presidente piuttosto che a un altro. Vuole mostrare il peso portato da tutti sulle proprie spalle; uomini prima di presidenti; uomini che hanno fatto del loro meglio per servire lo Zio Tom. È un film che suscita rabbia, risate e commozione; un film che ha incantato l’America, un film che non può non destare nessuna reazione. Tra le tante curiosità c’è il fatto che molti degli attori hanno deciso di accettare compensi inferiori ai loro standard ed alcuni sono stati disposti ad annullare precedenti impegni pur di prendere parte alle riprese di questo film.

Infine, nota da non sottovalutare, “The Butler” approderà sul grande schermo italiano all’inizio del 2014, (forse come portatore di buoni propositi per l’anno nuovo?) in un momento per noi di notevole crisi, per ricordarci che in passato il popolo lottava per la propria sopravvivenza e libertà e che, come disse Martin Luther King: “Chi accetta il male passivamente è responsabile quanto chi lo commette. È sempre il momento giusto per fare la cosa giusta”.

Siamo pronti a farlo anche noi?

 

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The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca
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