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Cani di Razza: buoni “finti” propositi nel corto di Antonaroli e Nicoletta

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“Cani di razza” non pretende di suggerire una via preferenziale alla consapevolezza sociale; anzi il suo intento è mettere a nudo fragilità e ipocrisie, in cui cade costantemente la società dei “buoni propositi”, quando si tratta di mettere alla prova il diverso o la presunta diversità.

Il cortometraggio di Riccardo Antonaroli e Matteo Nicoletta, prende spunto da una vita vera, per raccontare con una buona dose d’ironia e semplicità al vetriolo, ciò che si può nascondere dietro i buoni sentimenti.

E’ proprio la necessità di andare contro corrente che spinge una coppia di aspiranti Giulio e Vincenzo i quali, nella finzione così come nella realtà, vagano tra studi di produzione e uffici ministeriali, in cerca di un’idea vincente.

La mancanza di idee e mezzi li spinge a buttarsi su qualcosa di molto provocatorio: raccontare la storia di Corradino; il cugino disabile di Vincenzo, che verrà spacciato come aspirante calciatore con un sogno nel cassetto ancora vivo. Essendo, quello dei cortometraggi, soggetto a dei meccanismi più intricati di quelli del cinema tradizionale, i due registi puntano a sfruttare quel fattore di shock, in grado di favorire un possibile finanziamento pubblico.

Ed è così che una storia vera diventa l’occasione per realizzare un cortometraggio cinico e comico al tempo stesso, dove i due piani della realtà e della finzione procedono paralleli, fino a incrociarsi nelle dinamiche più materiali; come la ricerca di strategie efficaci per ottenere sovvenzioni e premi.

L’interrogativo che avvolge lo spettatore per tutti i 20 minuti del film resta quasi sempre lo stesso: “Perché portare sullo schermo la vita di un disabile, mettendo in risalto, così spudoratamente  i mezzi più ipocriti per raggiungere un obiettivo?

La risposta sottende all’intento, anche sociologico, di mettere a nudo quella falsa coscienza che la società utilizza di continuo; pronta a commuoversi e far commuovere dinanzi a storie di riscatto, salvo poi emarginare in maniera abituale chi non è normodotato, nelle azioni quotidiane della vita.

Dunque perché non mettere in scena il cinismo di chi sfrutta condizioni di disagio per i propri interessi, mascherando le dinamiche dello show business, per esempi di solidarietà?

In questo senso Cani di razza, si presenta come una commedia che racconta i retroscena del mondo del cinema, senza sotterfugi, né sofismi di maniera, smascherando le ipocrisie di un sistema culturale, spesso asservito al politically correct.

Una guerra senza regole, raccontano Antonaroli e Nicoletta, dove  la storia di due registi che tentano di vincere il Nastro d’Oro con una storia stucchevole e compassionevole, che sa prendersi in giro, salvo poi rispecchiare ironicamente la realtà; quella che vede gli stessi registi, vincere realmente il Nastro d’Argento nella sezione “Commedia”,  prendendo in giro il protagonista Giorgio Colangiti, presentato come garanzia per chi voglia farsi approvare la sceneggiatura di un corto e un Ninni Bruschetta spietato e pungente, capace di tenere sempre sul filo, personaggi e pubblico, in un prodotto che potrà suscitare reazioni ambivalenti, ma si colloca nell’ambito delle produzioni indipendenti di grande qualità.

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