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Chelsea Manning al Wired Next festival: un codice etico per l’A.I.

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Chi sviluppa machine learning e intelligenza artificiale deve pensare alle implicazioni etiche del proprio lavoro”. Questo in sostanza il messaggio principale che traspare dal discorso Di Chelsea Manning; tra gli ospiti del Wired Next Festival, tenutosi a Milano in quest’ultimo weekend di maggio.

L’ex spia informatica e oggi attivista  americana, condannata anche lei per aver fornito dati segreti e cablogrammi alla piattaforma Wikileaks nel 2010, appare in tutta la sua schiettezza alla grande festa delle nuove tecnologie, per uno degli incontri più importanti, sul futuro dell’informazione.

La sua vicenda è in parte coincisa con le grandi trasformazioni socio-culturali e politiche dell’intero asse occidentale, minato dai crolli finanziari globali e il terrorismo internazionale; forse anche per questo la testimonianza di chi ha avuto accesso ad alcune delle informazioni più secretate al mondo, può spiegare quale sia la responsabilità di tali operazioni e perché anche l’intelligenza artificiale, evidentemente troppo sottovalutata, ha bisogno di regole etiche prima ancora che politiche, che ne delimitino il potere d’azione.

Un codice etico, insomma, è ciò a cui fa riferimento la Manning, analogo a quello scientifico e medico, che sia il punto di partenza di uno sviluppo sostenibile dell’informazione digitale, sia per i governi che per i singoli cittadini, i quali hanno il dovere d’interrogarsi sulle implicazioni etiche e sociali relativo allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

 “Sono molto preoccupata, ammette Chelsea Manning,  di come vengono raccolti i dati: Perché il modo con cui le macchine lo fanno riflettono, i bias culturali di chi le ha programmate”.

Il suo discorso s’incentra sulla necessita di una regolamentazione di accesso e utilizzo delle fonti informatiche, attraverso una rete che sia il più possibile neutrale. Ecco il perché del suo profondo  impegno sulle normative riguardanti la data collection e una conoscenza profonda e accettata del machine learning.

La Manning ha sottolineato l’importanza di uno strumento come l’encryption, capace di proteggere le informazioni più riservate, per fare in modo che i contenuti possano viaggiare alla stessa velocità ed essere interamente crittografati.

L’importanza del diritto alla crittografia nasce proprio, in riferimento alla richiesta di qualche anno fa, fatta dall’Fbi ad Apple, riguardo la possibilità d’accesso agli smartphone degli attentatori di San Bernardino.

Un dibattito che ha sollevato numerose criticità da parte di chi sostiene la priorità del diritto alla privacy e chi mette in prima linea la difesa nazionale. Tutte ipotesi e interrogativi che la Manning ha sollevato anche  in seguito all’elezione di Trump a Presidente, quale; “epilogo di una tendenza verso uno stato più autoritario, basato su ideali nazionalistici e patriottici che non includono tutti”.

L’attivista di Wikileaks ha avuto modo anche di parlare della sua vita, dopo la prigione e come tutto ciò abbia cambiato la sua prospettiva. “In questo periodo ho viaggiato molto, ha detto Chelsea Manning, incontrando molte persone. Appena uscita di prigione è stato duro ambientarmi di nuovo, ma se potessi tornare indietro, non rifare quello che ha fatto, vorrebbe dire essere un’altra persona”.

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