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Recensione: Come eravamo

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come eravamo

Il cult di questa settimana è un altro film sentimentale diventato praticamente subito un classico del genere. Non parla soltanto d’amore, ma del conflitto tra ragione e sentimento, delle differenze di ceto sociale, delle differenze sulle idee politiche. Sì, è anche soprattutto un film politico.

1930 circa. Katy Morosky e Hubbel Gardiner sono due giovani studenti. Bellissimo, affascinante lui, non troppo carina ma piacente lei. Lui WASP conservatore della upper class, lei ebrea e facente parte della Lega dei Comunisti. Il loro rapporto nasce prima per attrazione mentale che diventa fisica e passione dopo poco. Passione che scema presto ma che tutti e due continuano ad alimentare (lei poi è insistente). Si sposano, hanno una figlia, ma le loro differenti visioni politiche nel periodo del Maccartismo non fanno altro che distruggere sempre di più una relazione basata forse più sull’affetto che non sul vero amore. Il titolo, probabilmente l’avrete già indovinato, è Come eravamo di Sydney Pollack del 1973. Con Barbra Streisand e Robert Redford.

Perché considerare questa pellicola di culto? Per la storia in sé, che si sviluppa nel corso degli anni in modo molto romanzato, molto in stile Hollywoodiano pur trattando temi importanti e delicati, quali il mondo della politica (e Sydney Pollack è sempre stato interessato a questo argomenti), la cultura americana, la società, e per i due meravigliosi attori all’apice del fascino e delle loro bravura. Ma soprattutto – sicuramente – verrà ricordato per la canzone e tema portante (ripresa anche soltanto strumentalmente), ossia The Way We Were (che poi sarebbe il titolo originale del film), scritta da Marvin Hamlisch, cantata dalla stessa Barbra Streisand e vincitrice dell’Oscar come Miglior Canzone.
Non è necessario lodare le qualità espressive e vocali della suddetta Streisand. Poi il pathos e il coinvolgimento emotivo sono potentissimi e riesce a far commuovere ad ogni ascolto. In questa canzone, il testo semplice ma struggente di Alan e Marilyn Bergman e la melodia ficcante e orecchiabile, riescono a cogliere il senso della storia d’amore dei protagonisti. O meglio ancora, della nostalgia di un amore finito. Ecco perché The Way We Were ha avuto successo (oltre ovviamente per via della bravura della Streisand) – e continua ad averne – anche slegata dalla pellicola stessa ed è forse uno dei brani romantici pop più belli che siano mai stati scritti.

Tralasciando la questione politica, la storia d’amore è ben raccontata e realistica, tanto che lo spettatore che ha vissuto tormenti sentimentali sicuramente entrerà in empatia con i personaggi e si lascerà coinvolgere. È una pellicola smaccatamente realizzata con l’intento di far commuovere, ma il tutto è realizzato con talmente tanta eleganza e classe da non pesare.

Si parlava di empatia. Ebbene, quante donne si sono riconosciute o si riconoscono nel personaggio della Streisand?

Altra cosa interessante: l’attenzione per i particolari e per i gesti. Ad esempio quello di scostare leggermente il ciuffo della frangia a Hubbel è un’idea della stessa Streisand. Una tenerezza – plausibile, perché no – ripetuta più volte (anche nella straziante scena finale) che diventa caratteristica del suo personaggio e che effettivamente è memorabile.

Ogni cosa è perfetta, curata nei minimi particolari. Tutto è permeato da una malinconia di fondo anche nelle scene che ritraggono i momenti più tranquilli e felici della vita dei due protagonisti. Come a voler sottolineare – probabilmente –  che non è mai stata una coppia funzionante, quasi a dire che la fine della relazione era già scritta e prevedibile. Già, fin dall’inizio il rapporto non prometteva nulla di buono ma il pubblico, sempre più appassionato alla vicenda, spera fino all’ultimo secondo che Katy e Hubbel tornino insieme.

La regia di Sydney Pollack, come si diceva, è magistrale per aver integrato perfettamente il malessere di coppia che è anche un malessere della società. Insomma, la prima cosa è un espediente per dirne un’altra e per toccare argomenti seri. Inoltre, gran cosa, riesce a dare spazio senza prevaricazioni sia a Redford che alla Streisand (la quale però ha una delle scene madri più belle e riprese anche in altri film e serie tv: la telefonata nel cuore della notte a Hubbel, nella quale gli chiede di andarla a trovare perché non riesce a dormire e ha bisogno del suo migliore amico, lui. Lì Barbra si supera e riesce ad essere così in parte e sofferente da strappare quasi un applauso), creando intorno un alone mitico, facendoli diventare divi veri e propri. Ma bisogna ammettere che già di per sè avevano una chimica perfetta e un carisma individuale innato.

Insomma, non servono altre parole per convincervi a guardarlo per la prima volta o recuperarlo per la centesima (?) visione. Come eravamo è uno di quei film che servono come valvola di sfogo nei momenti tristi, nei giorni di inverno in cui si ha bisogno sia di uno schiaffo che di una carezza consolatoria. Imperdibile per ogni cinefilo e per gli inguaribili romantici.

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