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Facebook e Cambridge Analityca: perché è possibile parlare di Social-Gate

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Facebook e il suo doppio gioco nel controllo dell’informazione. In una vicenda ancora piena di risvolti, è possibile parlare si Socialiste? Tra account sospesi, controllo degli esponenti politici e uso improprio di dati sensibili, si direbbe che la piattaforma più popolare al mondo per le relazioni “sociali“, sta diventando sempre meno social e sempre di più uno strumento di controllo delle informazioni, tanto da essere al centro di una vicenda complessa, che ha tanto il sapore di complotti e spionaggi, senza essere un film di James Bond.

La vicenda, balzata alle croniche di politica internazionale, vede coinvolte non solo il colosso di Mark Zuckerberg, ma anche Cambridge Analityca: una società in grado di effettuare i profili pubblici e individua il metodo migliore per rivolgersi ad essi e influenzarne le decisioni a vantaggio dei potenziali clienti.

Tra i clienti più famosi di Cambridge Analityca, guarda caso compare il Presidente Donald Trump, in occasione della campagna presidenziale del 2016, che lo ha portato alla Casa Bianca.

La scorsa settimana Facebook ha annunciato di aver sospeso le collaborazioni con le rispettive società Strategic Communications Laboratories e Cambridge Analityca, in quanto colpevoli, a suo avviso, di aver violato le norme comportamentali  dello stesso social network, relative alla raccolta e detenzione di informazioni degli utenti stessi.

La vicenda risale al 2015, quando la rete di Mark Zuckerberg ha scoperto che il professor Aleksandr Kogan dell’University of Cambridge, ha sviluppato l’anno prima, un’app chiamata “thisisyourdigitallife“, che si poneva il compito di prevedere alcuni aspetti della personalità dell’utente. Pare dunque che circa 270 mila persone avessero scaricato l’applicazione effettuando il login tramite il proprio account Facebook, permettendo così l’accesso a molte informazioni private e personali, che venivano diffuse anche grazie ai tradizionali “Like“.

Fin qui tutto normale, ma pare anche che Kogan avesse passato le informazioni a Christopher Wylie consulente di Eunoia Technologies, che collaborava anche con Cambridge Analitica. Si è profilata così una piena violazione delle regole e relativa sospensione delle società.

Da qui il rimpallo di responsabilità: Cambridge Analityca afferma di aver ricevuto i dati Facebook e i derivati da un’altra compagnia, smentendo la versione ufficiale, ma ormai la miccia era stata innescata; così abbiamo 270.00 profili violati, pari a  circa 50 milioni di dati personali, una perdita per Facebook di circa 43 miliardi di dollari di capitalizzazione e quotazione in borsa e un effetto domino che si estende anche ad altri social network come Twitter e Snapchat.

Il dato più scottante resta però il coinvolgimento della società, nell’utilizzo delle informazioni sensibili che sono state usate durante la campagna presidenziale di Donald Trump e che possono avere avuto un ruolo decisivo, anche nella campagna referendaria per la Brexit.

 

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