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Approfondimento: fine dell’embargo cubano 1962 – 2014

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embargo cuba

Era il 1962 quando l’embargo alzò un muro invisibile tra l’isola di Cuba e il resto del mondo. Embargo, conosciuto meglio come el bloqueo. Ma come si arrivò a questo punto?

La tensione tra America e Cuba non era mai calata, destando sempre una forte preoccupazione per quanto sarebbe potuto accadere. La miccia si accese già nel 1959, quando Cuba chiese agli Stati Uniti d’America una riduzione dei diplomatici americani presenti nell’ambasciata a Cuba, rispetto anche al numero di uomini cubani presenti nella rispettiva ambasciata in America.

Gli USA, di risposta, non accettarono questa richiesta, interrompendo invece ogni contatto diplomatico. Questo, di fatto, segnò la chiusura dell’ambasciata americana nell’isola cubana, una chiusura che è durata per oltre cinquant’anni.

L’embargo iniziato il 7 febbraio del 1962 come prima cosa vietò di fatto qualsiasi scambio con Cuba, bloccando così le esportazioni con il resto del mondo. Quando Cuba, nel 1963, decise di installare una base missilistica, con le armi rivolte verso l’America, l’embargo venne esteso, creando un vero e proprio blocco per evitare che altre armi sbarcassero nell’isola.

Oltre a questi divieti, el bloqueo limitava i viaggi verso Cuba, bloccando invece totalmente le transazioni finanziarie e i commerci, limitando così un mercato senza dubbio fiorente e con buone aspettative per il futuro.

E’ stato nel 2009 il primo passo in avanti, quando Obama ha diminuito gli effetti dell’embargo, concedendo i viaggi a Cuba per turismo e per chi aveva familiari residenti nell’isola. Si poteva inoltre riprendere a inviare merci, ma con la restrizione che i beni non andassero al Partito Comunista, per rendere così la popolazione più indipendente e meno vicina al regime che tutt’ora controlla Cuba.

Ma ci sono voluti esattamente settantadue anni prima che arrivasse l’annuncio definitivo: l’embargo sarebbe stato rimosso.

Barack Obama
By Official White House Photo by Pete Souza (P120612PS-0463 (direct link)) [Public domain], via Wikimedia Commons
Il 17 dicembre 2014 Barack Obama e Raul Castro hanno potuto parlarsi telefonicamente, dialogando su vari temi, tra cui l’embargo. Dalla telefonata, i due grandi personaggi hanno potuto riscontrare che l’embargo non ha avuto l’effetto sperato, quando oltre settant’anni prima era stato imposto. Alla fine della telefonata, è stata resa nota la notizia della discussione e subito dopo i due Presidente hanno tenuta una conferenza alle rispettive nazioni, Castro alla popolazione cubana e Obama ai cittadini americani, annunciando che entro il 2016 l’embargo sarebbe stato eliminato.

La notizia è arrivata inaspettatamente, dopo decine di anni in cui non si è mai parlato della questione, nonostante fosse sotto gli occhi di tutti, ogni giorno. Il Presidente americano Barack Obama ha detto alla fine della sua conferenza,

Todos somos Americanos,

una semplice frase che ha però al suo interno un enorme significato. Prima di questa giornata, nell’ultimo anno si è parlato molto poco di Cuba e della questione dell’embargo. Una prima notizia risale a marzo, è stata varata da Raul Castro, più aperto del fratello Fidel. La legge prevede di ridare il prestigio di una volta alla produzione cubana, dando una spinta allo sviluppo economico. In questo modo, l’obiettivo dovrebbe essere quello di attirare investimenti stranieri, indispensabili per rialzarsi e acquisire le nuove tecnologie di cui Cuba ha bisogno per tornare a svilupparsi, formando così un nuovo mercato, in quella zona di mondo isolata da troppo tempo. L’unica limitazione era che le imprese straniere che volessero avviare una fabbrica lì, non potevano assumere in maniera autonoma, bensì avrebbe dovuto cedere l’onere allo Stato.

Raúl_Castro,
Government.ru [CC BY 3.0], via Wikimedia Commons
Una seconda notizia è apparsa sui giornali invece a maggio, ma non è positiva come quella di due mesi prima. Difatti, a maggio gli Stati Uniti hanno multato la BNP Paribas per aver ignorato l’embargo di Cuba, compiendo delle transazioni finanziarie. La multa applicata era di dieci miliardi di dollari, diminuiti a otto in seguito a un incontro tra Stati Uniti e dirigenti della società bancaria.

La cancellazione dell’embargo sarà ufficiale solo dopo il voto del Congresso, in quanto Obama non detiene l’autorità per farlo cadere. Invece, potrà già riprendere i colloquio con Castro per riaprire le ambasciate. A L’Avana è già disponibile il luogo dove verrà costruita anche in tempi brevi, in seguito all’accordo tra i Presidenti.

La decisione è avvenuta al termine di un anno di contrattazioni, tenute segrete. Gli incontri avvenivano in Canada e nello Stato del Vaticano tra i rappresentanti dei due Governi, durante i quali rivedevano le limitazioni e cercavano un’intesa per allentare i divieti. Ma cosa cambia adesso?

Per quanto riguarda i viaggi, sono sempre vietati quelli turistici dall’America, ma vengono invece riattivati quelli d’affari e per visite familiari, per dei rappresentati dei Governi stranieri, per i giornalisti e per spettacoli. Sono riattivate tutte le transazioni finanziare con gli USA, permettendo così agli americani presenti a Cuba di pagare con le carte di credito. Tornano le esportazioni di sigari cubani, i quali potranno essere portati a casa dai viaggiatori per un valore limite di quattrocento dollari. Infine, Cuba sarà cancellata dalla lista dei Paesi che hanno contatti con il terrorismo.

Alla sera del diciassette dicembre, le strada di L’Avana si sono riempite di persone che festeggiavano la svolta, la loro rivoluzione, stappando bottiglie di rum, fumando sigari e sventolando la propria bandiera.

Ma chi ringraziare per tutto questo? Naturalmente, la volontà dei due Presidente di mettersi  a ragionare uno di fianco all’altro è stata una buona partenza, così come quella dei rappresentanti che hanno mantenuto i rapporti. Particolare importanza ha acquisito Raul Castro, mostrandosi già da prima disponibile a trovare una soluzione, per rilanciare il Paese che suo fratello gli ha lasciato, al momento del suo ritiro dalla vita politica. Ma c’è un’altra persona da ringraziare: Papa Francesco. E’ stato reso noto che la sua partecipazione e attivismo su entrambi e Presidente ha aiutato a instaurare un rapporto che gioverà a tutti, come già si può notare. Oltre alla felicità della popolazione cubana, si potrà rivedere i trattati internazionali, aprendo così un nuovo fiorente mercato. Inoltre, si potrà dare più attenzione alla popolazione di Cuba, che da tempo richiede più diritti, come denunciato da diverse istituzioni.

Obama, durante il discorso di fine anno, ha voluto spendere qualche parola anche su Cuba, affermando che la strada da fare è ancora molta per l’isola, ma il passo iniziale è stato di gran lunga migliore delle aspettative, premendo in particolare sul riconoscimento dei diritti alla popolazione.

Un nuovo mondo, insomma. Un nuovo mercato. Una nuova speranza, per Cuba e per tutti i Paesi dell’Universo.

di Alessandro Bovo

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