Gaben

Alessandro Gabini è un artista eclettico e visionario. Forse molti lo conoscono con il soprannome di Gaben; un alterego che unisce sé due forme parallele di arte e fantasia: il disegno, l’illustrazione e soprattutto la musica.

La sua carriera musicale vanta collaborazioni d’eccellenza, quali; Cristina Donà, Violante Placido, Francesca Lago, Mauro Ermanno Giovanardi, retaggi di quell’universo sottocultura fatto di Post Punk, e noise, che segnano in qualche modo la sua inquieta ricerca verso la comprensione degli stili e degli stilemi.

Ogni strumento convenzionale, dai pennelli al legno è, per lui una tavolozza neutra sul quale tessere i codici di un proprio personale linguaggio espressivo; un’evoluzione che incontra quasi naturalmente la musica, alla quale l’artista ha deciso di dedicarsi, anche qui, con un occhio e un orecchio non convenzionale. Da qui il passaggio alle nuove tecnologie visive e sonore che si incontrano per disegnare un nuovo itinerario futuristico, dal quale Gaben, in “arte Gabini”, matura una propria convenzionalità stilizzata e discreta, come i suoi lavori, nei quali lo strumento diventa esso stesso l’espressione.

Una delle esperienze più curiose della sua carriera, riguarda proprio il suo ultimo disco da solista, intitolato; “Vado”  e prodotto da Vina Records. Le sonorità essenzialmente digitali, s’incontrano alla morbida ruvidezza di chitarre e bassi, affinate alla luce alogena dell’esperienza garage-noie, in un processo disinvolto di crudezza e melodia molto trascinanti, che fanno da veste armonica all’inquietudine un pò esistenziale, un pò analitica di un giovane poliedricamente pensante.

All’interno dell’album c’è il singolo;“Vado contro di me per restare al passo della mia coscienza”, seguito da un videoclip molto particolare che guida ad una rappresentazione visiva del testo.

Si tratta in realtà di un vero e proprio cortometraggio animato opera dello stesso Gabini, capace di accompagnare musica e immagine, in una perfetta assonanza testuale, basandosi su alcuni tutorial video, realizzati con semplici applicazioni tipo ScreenFlow o Camtasia, disponibili in rete e che permettono di catturare le immagini sullo schermo, in “tempo reale”, grazie ad una specifica interfaccia.

Una sorta di “deus ex machina” entra in contatto con l’utente creando in tempo reale una serie di personaggi animati, partendo dall’elaborazione di una sola forma ellittica.

Le schermate di illustrator servono all’artista, unicamente per costruire dei personaggi tridimensionali che cambiano sempre forma, rimanendo però volutamente semplici ed essenziali, come il tessuto musicale che veste la narrazione.

Un racconto spiazzante e suggestivo, che in forma meta-visionaria, cerca d’interrogarsi sulle nostre stesse identità digitali, mettendo a nudo quel processo di decontrazione delle immagini che, più o meno consapevolmente , manipoliamo ad uso e consumo della nostra realtà percettiva.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here