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Giordania: vendetta per l’uccisione del pilota

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Dopo l’uccisione del pilota giordano, bruciato vivo in una gabbia l’altro ieri, la Giordania non ha perso tempo e invece di piangere il caduto ha deciso di vendicarsi con la stessa moneta dello Stato Islamico: ha ordinato la morte di due jihadisti che erano detenuti nelle loro prigioni.

Tra i due jihadisti uccisi all’alba di oggi, c’è anche Sajida Al Rishawi, una donna appartenente all’ISIS che voleva farsi esplodere, ma l’innesco della bomba che indossava non ha funzionato, salvando la vita a lei e molte altre persone. La donna era anche stata chiesta dal gruppo terroristico per uno scambio di prigionieri. Se Rishawi fosse stata liberata, loro avrebbero liberato il pilota che ha visto ieri la sua morte. Dopo la diffusione del video in cui viene mostrato il pilota, Muath Kasasbeh, bruciato vivo, i vertici religiosi hanno chiesto alle istituzioni che i membri dell’ISIS vengano uccisi e crocifissi, dopo avergli amputato braccia e gambe.

Il pilota doveva essere liberato assieme al giornalista giapponese, Kenji Goto, l’ostaggio che è stato decapitato sabato scorso. La Giordania aveva chiesto poi delle prove che il pilota fosse ancora vivo, proprio per il fatto che avrebbe dovuto liberare una terrorista islamica. In seguito alla richiesta, però, lo Stato Islamico non aveva più inviato informazioni, fino a quando non  è tornato con il video dell’uccisione.

Lo sdegno ha contagiato non solo la Giordania e il Giappone, ma l’atrocità e la violenza hanno colpito tutto il mondo, e Obama è tornato ad affermare che questi sono i segnali per far capire a tutti che l’ISIS deve essere bloccato una volta per tutte. Ma forse, in Giordania le uccisioni non sono finite: prima dell’esecuzione dei due terroristi, il portavoce del governo aveva annunciato che la vendetta riguardava un gruppo di persone, quindi, forse, le morti non sono finite.

di Alessandro Bovo

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