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Recensione Il giustiziere della notte

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recensione il giustiziere della notte

Sconvolto da un profondo desiderio di vendetta verso gli aggressori di sua moglie e di sua figlia, il medico chirurgo Paul Kersey decide di farsi giustizia da solo, in una Chicago in cui il crimine pare inarrestabile.

Il giustiziere della notte

Il dottor Paul Kersey (Bruce Willis) è un noto chirurgo di Chicago. Ama il suo lavoro, ma soprattutto la sua famiglia, composta da sua moglie Lucy (Elisabeth Shue) e dalla figlia adolescente Jordan (Camila Morrone), prossima a trasferirsi al college.

La vita di Paul è piuttosto ordinaria, divisa tra casa e lavoro. Ma un tragico evento lo porta a trasformarsi e a mostrare un lato di sé fino a quel momento nascosto: una notte, una banda di rapinatori riesce a entrare in casa sua e aggredisce Lucy e Jordan. Lucy ci rimane secca, mentre Jordan è ferita gravemente e portata d’urgenza in ospedale: è in coma, ma qualche speranza che si possa risvegliare c’è ancora.

È a questo punto che Paul decide di non darsi pace finché non avrà vendicato quello che è successo quella terribile notte a casa sua. Paul è tormentato in continuazione dall’idea della violenza che serpeggia tra le strade di Chicago e che la polizia non possa fare nulla per fermarla: perché la giustizia non sempre è in grado di intervenire in tempo per evitare un disastro o per salvare un innocente.

il giustiziere della notte bruce willisEd è così che Paul diventa il Mietitore: è un vendicatore che non ha affatto superpoteri ma che interviene se si trova sul posto giusto al momento giusto. Paul non è un nuovo Bruce Wayne: la sua vendetta personale non si trasforma in vendetta collettiva nei confronti del crimine. Perché Paul, quella pista a cui tiene tanto – scoprire i colpevoli che hanno aggredito sua moglie e sua figlia – non l’ha mai abbandonata. E tra una menzogna e l’altra a chi si occupa delle indagini sul Mietitore, è costretto a dividersi in due: in ospedale, si ritrova a salvare vite; la notte, invece, è costretto a stroncarle.

Paul uccide malviventi, spacciatori, avanzi di galera. È animato dall’odio non soltanto per gli aguzzini di sua moglie ma anche per una città che nuota nella criminalità. Una Chicago che sembra una nuova versione di Gotham e in cui è inevitabile riscontrare una certa rassegnazione da parte della polizia. Ecco perché è necessario un paladino della giustizia che sia al di sopra della legge e che abbia la licenza di uccidere.

Nonostante le buone intenzioni di Paul, l’opinione pubblica è divisa: il Mietitore è un eroe oppure è soltanto un barbaro assassino?

Remake dell’omonimo film del 1974 con Charles Bronson, Il giustiziere della notte – Death Wish non cerca di rileggere il classico tema della vendetta: si tratta, piuttosto, di riflettere sulla condizione di un eroe al di sopra della legge, animato non tanto da profonda frustrazione – come poteva accadere per Bruce Wayne/Batman – quanto piuttosto dal desiderio di far diminuire la violenza in una grande città. Impresa quasi impossibile, se nemmeno il corpo di polizia è in grado di farlo. Eppure, la polizia è spesso frenata dalla burocrazia e dalle leggi nonché dal ruolo che le forze dell’ordine rivestono. Un ruolo che gli impedisce di uccidere: perché chi vuole far rispettare la legge deve essere il primo a non trasgredirla.

La domanda del film è però un’altra: che differenza c’è tra un medico che salva le vite in una sala operatoria e un uomo mascherato che sventa un’aggressione? A modo suo, in sostanza, Paul Kersey può già considerarsi un eroe: è uno che mette a disposizione della collettività dedizione, impegno, coraggio e cura, e che non vuole e non sa mai tirarsi indietro.

Paul Kersey, così come tutti i medici chirurghi, non ha bisogno di indossare un cappuccio e di impugnare una pistola per essere considerato un eroe: lo è già.

Dall’altro lato, la figura del supereroe è aggiornata al web 2.0, all’era dei Social Media e di YouTube; all’era in cui il video di una sparatoria finisce in rete nel giro di pochissimi minuti e già chiunque lo può vedere e condividere e farlo diventare virale. Mentre il supereroe, che nasce come padre di famiglia e devoto marito, prima di essere tale ha bisogno di guardarsi qualche tutorial su come pulire o impugnare una pistola.

Il giustiziere della notte, Bruce Willis si conferma un duro a morire

Al di là di un’idea di partenza scontata e per niente nuova, con una sceneggiatura che però non manca anche di qualche momento ironico, Bruce Willis si conferma, per l’ennesima volta, un vero duro a morire.

«Mi piace fare film di ogni tipo», ha detto Willis, «ma devi sapere dove poter arrivare con un personaggio. Devi fare le tue scelte, e seguirle. C’è un’immobilità in Paul Kersey in gran parte di questo film che ho cercato di rappresentare.»

«Bruce apporta la sua energia e unicità al personaggio di Paul Kersey», ha detto Elisabeth Sue. «E poi, quando aggiungi Bruce Willis al tutto… ho vissuto un’esperienza incredibile a cui non potevo dire di no.»


Trailer:

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