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Gli effetti della disinformazione sulla navigazione in incognito

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La navigazione privata è quello strumento che ci permette di sfruttare il nostro browser, senza che i dati o la cronologia del nostro computer possa essere visualizzata. Molti utilizzano la modalità privata per difendere i propri dispositivi e Pc, da eventuali virus; la maggior parte degli utenti utilizza navigazione privata per andare sui siti porno e non essere scoperti da nessuno, qualora il computer fosse utilizzato da altri utenti.

Quello che molti non sanno è che la navigazione segreta, non è poi così privata come si crede.
Effettuare le ricerche sul Web in incognito (da non confondere con il deep web) non rende, ahinoi, né invisibili né irreperibile, né tantomeno immuni da virus e pubblicità.

La colpa, in questo caso, è anche delle policy dei browser che sono poco trasparenti e comunque non potrebbero mai sfuggire ad un attacco di qualche hacker esperto, né a qualche spam inserito per sbaglio, anche solo accedendo ad una semplice pagina.

Secondo un recente studio dell’Università Leibniz di Hannover, a cura del Prof. Yosemin Acara, gli utenti conoscono poco o quasi nulla sui sistemi di navigazione privata: questo sembra dipenda, come specificato prima, dal fatto che le policy dei motori di ricerca siano poco chiare, sulla regolamentazione dei dati personali e danno adito a numerosi fraintendimenti.

I ricercatori di questo studio hanno raggruppato un numero di 460 partecipanti, uomini e donne di età pari o superiore ai 18 anni. Poi è stato chiesto loro di leggere la policy della modalità di navigazione in incognito di un browser fittizio, chiamato Onyx, e di rispondere poi a una serie di domande sul tipo di protezione offerta.

La policy che veniva loro sottoposta però non era finta, ma era in realtà quella appartenente a uno dei sei browser più utilizzati al mondo, tra cui Chrome, Firefox ed Edge.

Questo ovviamente le persone non potevano saperlo e, dopo aver letto la policy, molti continuavano ad avere le idee poco chiare sulla navigazione privata e sbagliavano sostanzialmente le risposte ai quesiti.

Questo dimostra che l’esposizione prolungata al mondo del Web, sta riducendo drasticamente la stessa inclinazione a leggere ed è per questo che non c’è da meravigliarsi, se le fake news sono sempre più diffuse. Un popolo che non ha interesse a leggere non potrà approfondire e, se questo va bene per un mondo virtuale, dove il porno è il mercato più diffuso, lo stesso non è per la vita reale.

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