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I “migliori” torment-anni della nostra estate!

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Generalmente rappresentano la colonna sonora della bella stagione: veicolano le passioni, gli amori, i sogni e la voglia di libertà; spesso vengono associati a un evento importante, come i mondiali di calcio. Sono i tormentoni estivi, ovvero quelle canzoni che attraverso il ritmo latino, la melodia orecchiabile e un passo di danza ben definito, scandiscono i tempi e l’atmosfera dei mesi più caldi dell’anno.

Per fare questo i tormentoni si servono di una ricetta precisa e ben collaudata: una storia leggera che parli di sole, mare e amore, musica e ritmica a carattere latino, anche se in questi ultimi anni è di moda il raggaeton, che unisce il bit elettronico alla metrica afro-cubana, secondo un linguaggio che ricorda gli anni ’80. Ma soprattutto dev’essere accompagnato da un videoclip pieno di bellissime ragazze quasi nude e deve avere un testo o un ritornello che parli spagnolo.

E’ anche vero che di tormentoni estivi, se ne parla da decenni, poiché ogni estate è stata scandita da un brano che ne ha rappresentato l’immaginario visivo e sensoriale; basti pensare ai Ringhiera, Mango, Raf, Spandau Ballet e tanti altri grandi nomi della scena italiana e internazionale, i cui volti sono legati a quei particolari successi. Poi le canzoni dell’estate hanno preso una piega volta a risvegliare non solo le passioni, ma anche il proprio orgoglio, come è stato per “Estate Italiana” firmata da Eodardo Bennato e Gianna Nannini, che ha accompagnato le “notti magiche” di Italia 90.

Ma nel complesso il classico tormentone estivo necessita di quegli ingredienti di svago fine a se stesso, che non distolga l’attenzione dai contenuti multimediali, che la gente è abituata e utilizzare nell’arco della sua vita. La sua evoluzione, se così si può dire, ha perso molto di contenuti, pur avendone guadagnato dal punto di vista stilistico e tecnico.

Questo perché il bisogno di distrarre la gente da qualsiasi proposito intellettivo, canalizzando la sua attenzione verso i contenuti più divertenti, ha sancito la vittoria definitiva della musica liquida, on demand, che utilizza i canali social e lo streaming, e che punta non alla qualità musicale, ma al fascino estetico, ai gadget di tendenza e al ritmo incalzante; tutta roba funzionale alle “visualizzazioni“.

La vittoria sulla musica pop, di fenomeni venuti giù dal “tubo“, come Rovazzi, Ghali e compagnia, cantante con Auto-Tune,  
è il segno tangibile di come sia molto facile mantenere un qualsiasi tipo di controllo sui consumi, secondo quello che il filosofo social, Diego Fusaro chiama “ortopedizzazione della massa globalizzata”.

Se tanta gente, durante i mondiali del 2006, ebbri della quarta vittoria della nazionale, canticchiavano un “po popo popopoooo po”, che altro non era se non la trasposizione gutturale del ritornello delle celebre Seven Nation Army dei White Stripes, senza preoccuparsi di cosa si trattasse, era scontato arrivare  “ai trattori in tangenziale” e ai due re dell’estate tatuata italiana, J-Ax e Fedez, che quando non parlano di Instagram o non postano, si prodigano nel propinarci quella spazzatura musicale, che nei tanto vituperati anni ’80 sarebbe stata definita Trash, mentre ora è riuscita a ricavarsi un ruolo di “guida” alla presa di coscienza della propria identità; l’importante è girare un video in California e farsi un bel selfie!

A questo calderoni, vi sono quei musicisti considerati “demenziali”, che in una canzone riescono a ironizzare saggiamente sulla la natura stessa dei tormentoni, con un brano capace di sfruttare la stessa ricetta, ma questa volta con la professionalità di chi la musica la sa fare e non solo produrre: è il caso dell’istrionico Ruggero dei timidi, che per la sua “Canzone dell’estate” si avvale del featuring di un grande tenore come il Maestro Ivo.

A questa pantomima si contrappone quel mondo un tempo parallelo dell’Indie pop, ora ribattezzato It-Pop, che vede nei Thegiornalisti, un simbolo molto accattivante e compiacente, di chi ha deciso di non esporsi troppo alla corrente mediatica, però ha imparato ha sfruttarne l’immaginario, portando in scena un linguaggio musicale fatto di attimi reali e strizzando l’occhio al kitsch degli anni ’80, senza disdegnare un po di glamour, che ovviamente racimola folle di”seguitori“.

 

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