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Lupus in fabula: Il lupo nei film di Walt Disney

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La cultura popolare non ha mai avuto una visione univoca del lupo. Considerato una divinità in Giappone e nelle regioni scandinave, ma anche in Turchia e in Mongolia, il ruolo del lupo ha avuto una valenza negativa nell’epopea di Gilgamesh, ma anche nelle favole di Esopo e nella Bibbia, trasformandosi in qualche modo in un predatore sempre affamato e senza scrupoli.

Come non mai, i film della Disney hanno individuato nel lupo il nemico da sconfiggere, un animale da cui tenersi costantemente alla larga, un pericolo tanto inquietante quanto inafferrabile.

La prima tipologia di lupo è Ezechiele, nemico giurato dei tre porcellini nell’omonimo cortometraggio della serie Silly Symphonies. Dei tre, due sono scansafatiche: uno costruisce una casetta in paglia, l’altro in legno; il terzo, Jimmy, la costruisce in cemento. Ezechiele, fin dalla prima comparsa, mostra il suo lato negativo e quanto sia famelico: ha la bava, si nasconde dietro gli alberi, spia i due porcellini pigri – che intanto si burlano di lui –, e quando li vede, li insegue e cerca di afferrarli. I due porcellini si rifugiano nelle casette, al che il lupo li invita a uscire, senza risultati, così inizia a soffiare talmente tanto da distruggere la casa.

Il lupo Ezechiele riesce ad abbattere le prime due case, una di paglia e una di legno, ma non la terza, costruita in cemento, solida come solidi devono essere gli americani nell’affrontare la disoccupazione e la crisi economica seguita alla Grande Depressione. Ovviamente una casa di cemento non può essere distrutta solo soffiando. Allora il lupo entra nella casa – laddove intanto si sono rifugiati gli altri due porcellini – attraverso il caminetto, ma Jimmy gli prepara una pentola bollente che gli ustiona il sedere. Ezechiele fugge urlando, preparandosi, però, a un secondo tentativo di agguantare i prelibati porcellini.

lupo
Immagine: Wikipedia

La comparsa successiva avviene in The Big Bad Wolf (1934), in compagnia ancora dei tre porcellini, accanto ai quali c’è però Cappuccetto Rosso. In un’intersezione fiabesca prevedibile ma divertente, le dinamiche della sconfitta di Ezechiele sono simili al primo. Il lupo si traveste da fatina, cerca di ingannare i due porcellini sciocchi e Cappuccetto Rosso, che vanno intanto dalla nonna della bambina, ma una volta scoperto è costretto a inventarsi un nuovo travestimento. Supera Cappuccetto Rosso, arriva prima dalla nonna e le sottrae la camicetta da notte. Cappuccetto Rosso cade nel tranello ma i due porcellini scampati alle grinfie di Ezechiele hanno avvertito Jimmy, molto più sveglio di loro. Jimmy interviene quando il lupo cerca di entrare nell’armadio in cui si sono rifugiate Cappuccetto Rosso e sua nonna e prepara dei popcorn proprio nei pantaloni del lupo.

Nel terzo episodio delle Silly Symphonies dedicate ai tre porcellini e a Ezechiele, Three Little Wolfes (1936), il lupo può contare sui suoi tre figlioletti. Per farlo, però, deve istruirli: così in apertura del film è intento a dare loro lezioni sulla carne di maiale. Ma i lupetti sono come Qui, Quo e Qua, ovvero sono i classici monelli disneyani e anziché seguire gli insegnamenti paterni, si divertono a colpire Ezechiele con le fionde. Non solo: canticchiano anche la canzone dei porcellini, variando “porcellin” con “lupettin”.

Dopo l’ennesimo travestimento e l’ennesimo inganno, i due porcellini sono sul punto di essere divorati da Ezechiele e dai lupetti, mentre Jimmy lavora a un’arma per neutralizzare il lupo. Ma visto che in precedenza i suoi fratelli lo hanno preso in giro, suonando il corno che annuncia il lupo, quando sono realmente in pericolo, Jimmy dapprima snobba la situazione, salvo poi capire che l’allarme, questa volta, è reale e che deve intervenire. Il finale vede come al solito la punizione di Ezechiele, finito nelle grinfie della macchina di Jimmy, il Wolf Pacifier.

Schema identico nel quarto e ultimo cortometraggio su Ezechiele, The Practical Pig (1939): travestimento-cattura-fuga-vendetta. L’ausilio dei lupetti è anche stavolta insufficiente per annullare l’astuzia di Jimmy, capace di costruire nientemeno che una macchina della verità.

Il lupo ritorna nel 1946 in Pierino e il lupo, episodio di Musica Maestro musicato da Sergej Prokofieff. La novità principale è l’associazione di un personaggio a uno strumento musicale: Pierino è associato ai violini; l’uccellino Sasha dal flauto; il papero Sonia dall’oboe e così via. Per quanto riguarda il lupo, è molto diverso da Ezechiele: stavolta non è antropomorfo ma è un lupo a tutti gli effetti, con occhi gialli e denti aguzzi. Se Ezechiele poteva apparire simpatico per la sua costante sfortuna o per l’originalità dei travestimenti, questo lupo è famelico e antropofago, elementi che accrescono l’inquietudine. Cambiano lo scenario (qui pieno inverno) e cambia anche l’approccio del protagonista nei confronti del lupo: Pierino va alla ricerca del lupo per catturarlo, per esibirlo come trofeo. E come vuole la tradizione disneyana, i sogni si realizzano, così anche un bambino, con un fucile giocattolo, riesce a realizzare il suo desiderio: diventare un eroe, essere acclamato da tutti, e questo perché ha avuto il coraggio di affrontare un pericolo mortale, una minaccia da cui il nonno gli aveva suggerito di stare alla larga.

lupo
Immagine: Facebook

L’ultima apparizione del lupo – ben diversa dalle prime due – avviene nella Spada nella roccia (1963). Stavolta il lupo è solo un personaggio di contorno, mentre nei Tre porcellini e in Pierino e il lupo era l’antagonista. Eppure è una minaccia costante.

Nel suo esordio in scena, sgranocchia un osso abbondantemente consumato, ma quando vede il giovane Semola intrufolarsi nel bosco per recuperare una freccia, strabuzza gli occhi e si muove quatto verso la preda. Semola è più ossuto di lui e il lupo, in qualche modo, non riesce mai ad agguantarlo. Semola, ignaro del lupo, lo tiene sempre alla larga: la prima volta con un ramo lo spazza via; la seconda volta il lupo per poco non lo azzanna alle caviglie (peraltro magrissime); la terza Semola fa cadere un ramo in bocca al lupo, che come nella sua prima apparizione sputacchia il ramo e spalanca le fauci, aspettando che il ragazzo gli caschi proprio in bocca.

La seconda apparizione del lupo vede anche la co-partecipazione di Merlino. La scena è surreale: lo spettatore si accorge del lupo ma Merlino e Semola (e anche il gufo Anacleto) non percepiscono affatto la sua presenza e lo evitano con una naturalezza comica. Il lupo di nuovo manca la caviglia di Semola; poi segue Semola e Merlino in cima alla collina, evitando un masso; e infine, quando vede la preda scendere dopo che lui è arrivato col fiatone in cima, crolla stremato.

Lo spettatore è consapevole che al lupo è attribuito un ruolo comico. Questo lupo non è antropomorfo ma fa delle smorfie umane, lamentandosi, soffrendo, pregustando una preda che ovviamente non avrà mai.

Il culmine lo tocca nella terza apparizione. Semola è stato trasformato in scoiattolo da Merlino. Il lupo è sotto l’albero su cui Semola si è arrampicato con una scoiattolina che si è innamorata di lui. Il lupo spalanca le fauci, ma il tronco gli cade in testa; Semola ha la coda incastrata nel tronco, il lupo lo ferma, ma la scoiattolina morde la zampa del lupo. Questi urla dal dolore e la insegue. E a questo punto l’azione sfida le leggi di gravità: la scoiattolina salta ma ha il tempo di rimbalzare sul lupo, che giunge dall’altra parte del pendio, travolge un tronco che rotola con lui fino a cadergli perpendicolarmente addosso, incastrandolo e umiliandolo. L’ultima comparsa del lupo è comica: emerge dall’acqua, emettendo gorgoglii umani e facendo ridere lo spettatore per una goffaggine che non gli è propria. Questo lupo non è un vero lupo – ecco perché lo spettatore ride – ma una parodia di se stesso: si tratta di atteggiamenti umani proiettati in un animale selvatico che dall’alba dei tempi non ha mai avuto un buon rapporto con l’uomo.

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