Un mondo a portata di smartphone è anche un mondo virtualmente in connessione, nel quale ogni dato, ogni informazione, ogni contenuto, deve avere con sé il vantaggio di essere facilmente rintracciabile. Basta un nome su Google, per aver il mondo portata di click o, un App di Shazam sul proprio dispositivo, per individuare un particolare brano musicale.

Questi sono solo alcuni dei parametri che rendono il passaggio al riconoscimento vocale di tutti i software, diventa una necessità pragmatica e professionale, al miglioramento della qualità del proprio lavoro.

Alexa, Siri o Google Assistant stanno diventando sempre di più il modello di riferimento, per ottenere in breve tempo, la quantità d’informazioni necessarie alle proprie funzioni più quotidiane.

La semplicità e la praticità d’interazione di questi supporti vocali virtuali, rappresenta che  il principale valore aggiunto alla tecnologia e al fascino di un particolare dispositivo, rispetto a un altro; ma al tempo stesso la loro attendibilità potrebbe costituire un punto debole importante.

E’ quanto emerge una ricerca condotta dal 2016, da un’equipe dell’Università di Berkeley in California. questa ricerca ha dimostrato come i dispositivi di riconoscimento vocale, possano essere facilmente manomessi. In pratica la semplicità di un file audio è altamente suscettibile di cambiamenti, sabotaggi e quant’altro sia possibile impartire al comando di Siri e Google, senza che gli utenti stessi se ne accorgano; azioni che potrebbero anche portare ad azioni furtive degli stessi file o di altri documenti più importanti.

All’inizio era possibile nascondere alcuni comandi all’interno di un file audio che conteneva una base di white noise; il rumore bianco, le cui vibrazioni non sono tutte percepibili, poiché caratterizzato dall’assenza di periodicità nel tempo e da un’ampiezza   costante su l’intero spettro delle frequenze. Il medesimo spettro però può essere rilevato anche su di un qualsiasi brano musicale o un discorso registrato. Durante lo studio sono i ricercatori sono riusciti a inserire la frase ;“Ok Google, browse to evil.com” insieme alla frase “the article is useless”, senza una precisa appartenenza semantica o testuale.

Un esperimento simile è stato effettuato, utilizzando una battuta di quattro secondi, estratta dal Requiem di Verdi, mentre alcuni ricercatori della Princeton e della Zhejiang University,  hanno dimostrato come il riconoscimento vocale possa essere attuato, impegnato un sistema di ultrasuoni del tutto inudibile per l’orecchio umano, altamente decifrabili dagli smartphone o dagli smart speaker  dei nuova generazione, come HomePod di Apple.

Fortunatamente non sono ancora stati segnalati casi di utilizzo controverso della tecnica, ma è bene tenere presente che, se da una parte questa tecnologia favorisce la praticità e l’innovatività dei nuovi software, dall’altra diventa un mezzo molto efficiente per eventuali malintenzionati, che potrebbero sfruttarla per svolgere diverse azioni criminali; prendere possesso di dati sensibili, accedere a uno specifico indirizzo, effettuare acquisti, inviare denaro o interferire con il funzionamento degli apparecchi presenti nelle nuove smart home.

Un problema possibile a cui i giganti della Silicon Valley, devono fare fronte, per garantire la sicurezza degli utenti.

 

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