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In fuga da Facebook: presente o futuro della comunicazione virtuale?

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Gli scandali che nell’ultimo mese hanno riguardato Facebook, hanno inevitabilmente influito sul futuro del social network, con la conseguente defezioni di molti fra i più importanti profili della rete.

La delicata questione relativa all’acquisizione dei dati personali, da parte di Cambridge Analytica, hanno messo in moto un macchina di azioni e provvedimenti, tesi a mostrare l’operato della creatura di Zuckerberg, nel rapporto con più di 87 milioni di persone che, ogni giorno, hanno inconsapevolmente fornito i loro dati più sensibili, per scopi non certo utili alla sicurezza personale, né tantomeno nazionale.

Come se non bastasse, emergono ogni giorni nuovi retroscena, nei quale si fa riferimento su come la stessa Facebook abbia collezionato per molti anni, i dati relativi a telefonate, SMS ed MMS degli utenti, sfruttando la piattaforma Android del social network; non risulta siano emersi dati circa il contenuto delle comunicazioni, ma piuttosto i dati generici, come data e ora, durata, nome e numero dell’interlocutore. Quello che ha suscitato più rabbia, è stato il fatto che, nonostante la raccolta di dati fosse assolutamente facoltativa, le modalità d’installazione dell’app di Messanger e Facebook non erano state adeguatamente illustrate agli utenti.

Da tutti questi fattori, è nato un movimento spontaneo ed eterogeneo di milioni di persone, vip e gente comune, che in questi giorni, hanno deciso di chiudere i propri profili. La parola d’ordine ovviamente utilizza il linguaggio dei social; ossia#deletefacebook.

L’imperativo in forma di Hashtag, si sta diffondendo a macchia d’olio, facendo tendenza addirittura al rivale Twitter.

In una dichiarazione congiunta, i vertici di Facebook hanno dichiarato che i dati raccolti e conservati, non andranno più oltre il necessario controllo dei suoi servizi, disabilitando la ricerca delle persone tramite mail o  numero telefonico.
Altra nota conferma il fatto che molti utenti potrebbero aver subito lo scraping, ossia la raccolta delle informazioni da parte di terzi, attraverso sistemi automatici, del proprio profilo.

Tutto ciò non basta a scatenare un inevitabile effetto domino, che sta travolgendo trasversalmente, molti settori dello sviluppo e dell’informazione. Steve Wozniak, storico ingegnere informatico e cofondatore di Apple, ha disattivato il proprio profilo; stessa cosa, per Playboy e per l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti, mentre il Guru di Tesla e SpaceX, Elon Musk ha cancellato da Facebook le pagine ufficiali delle proprie aziende con oltre 2 milioni di followers.

Disattivazione del profilo o meno, ciò risulta inevitabile, è che forse la corsa così sfrenata e spregiudicata alla ricerca del consenso e della visibilità, abbia generato una inconsapevole anomia della realtà sociale, dove tutto deve essere necessariamente interconnesso, senza permetterei di ricordare che la mente dispone già di per sé, di meccanismi d’interconnessione dei dati. Gli stilemi della comunicazione sociale, si sono trasformati e regrediti troppo precocemente, a scapito di un furto semantico della significazione e del concetto stesso di linguaggio. # è diventato un simbolo universale; ricordiamo ai nostri figli che, esso è prima di tutto il simbolo del Diesis, nella grammatica musicale.

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