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Recensione: Intelligence – l’episodio pilota

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Lo avevamo preannunciato. Il 7 Gennaio scorso è andato in onda il pilota della nuova spy-story di CBS Intelligence, con Josh Holloway, Meghan Ory e Marg Helgenberger. Diamo una prima occhiata a questo pilota.

Le premesse erano chiare: CBS voleva realizzare una serie d’ azione e spionaggio che aveva in Josh Holloway (Sawyer in Lost) la propria punta di diamante. L’episodio si apre ai piedi dell’Himalaya: troviamo Gabriel Black (Holloway) dietro le linee nemiche, pronto a portare a termine una missione per l’agenzia governativa per la quale lavora.

I primissimi minuti sono decisamente ben riusciti: lo scenario è suggestivo e Gabriel ci viene presto presentato con tutto il suo potenziale: non si tratta di un semplice agente segreto, quanto piuttosto di un’arma, nata dal più grande programma di ricerca svolto dagli Stati Uniti in seguito al Progetto Manhattan. In Gabriel è stato impiantato un chip che gli permette di interfacciarsi con sistemi informatici di ogni tipo: quelli in possesso del buon Holloway sono poteri eccezionali che vanno dal sabotaggio, alla possibilità di trasformare un qualunque scienziato impacciato in un cecchino provetto, sempre con l’ausilio della tecnologia, sino alla capacità di servirsi di risorse digitali per svolgere indagini e interrogatori o cavarsi fuori dalle situazioni più scottanti.

Gabriel porta a termine la sua missione, non senza anticipare quello che sarà il probabile filo conduttore dell’intera stagione: la ricerca da parte di Gabriel della moglie Amelia, ricerca che,  sebbene venga osteggiata dalle alte sfere governative, l’uomo non sembra intenzionato a mettere da parte.

Tornato a casa, ecco che ci viene presentato il cast e, in maniera complementare, la trama dell’episodio pilota: il creatore del chip che rende Holloway un agente perfetto (interpretato da John Billingsley) viene rapito e a Gabriel toccherà salvarlo. Al suo fianco ci sarà Riley Neil (Meghan Ory), assunta col compito di accompagnare quest’ultimo e difenderlo ove necessario. I due riusciranno a salvare lo scienziato, il tutto in un episodio che non manca di rivelare alcuni elementi sul passato di entrambi.

Lasciamoci andare ad un giudizio, dunque. Come ovvio che sia, non è mai facile giudicare una serie dal suo episodio pilota. Spesso sembra di essere dinnanzi a capolavori esagerati per poi ricredersi due o tre puntate dopo. Altre volte, invece, il pilot invoglia lo spettatore a credere che quella serie sarà pessima, spesso sbagliando.

Nel caso di Intelligence, posso dirlo tranquillamente, non è vera nessuna delle due precedenti ipotesi. La trama c’è, il cast pure, la regia è buona e la sceneggiatura richiede per forza di cose un po’ di tempo. Se c’è una cosa che manca, quella è il mordente. Ma procediamo con ordine.

Intelligence ambisce ad unire spionaggio e fantascienza e in questo ci riesce abbastanza bene, soprattutto se confrontato con ciò che offre attualmente il panorama televisivo. Penso ad esempio ad Almost Human, la serie televisiva creata da J.J. Abrams e che dovrebbe unire il procedurale alla fantascienza. Bene, l’impressione che ho avuto guardando il pilot – ma anche qualcosa in più – di Almost Human è che, se non fosse per gli androidi, potrebbe tranquillamente essere ambientata ai giorni nostri o dieci anni fa. L’elemento fantascientifico in Intelligence c’è, invece, ed è perfettamente funzionale ad un impianto narrativo che è potenzialmente interessantissimo. Gabriel, grazie al chip e alle facoltà che gli conferiscono, ha la possibilità di ricostruire attorno a sé scene del crimine in tre dimensioni, di analizzarle e di completarle sfruttando il proprio intuito. Di questo, il pilota fornisce una gustosissima dimostrazione.

Altro elemento interessante è il fatto che la serie sembra garantire un’ampia varietà di luoghi e situazioni, con intrecci che, con la giusta cura, possono risultare tutt’altro che banali. Nella sola prima puntata osserviamo lo scontro, seppur diplomatico, fra i servizi segreti di due potenze mondiali, apprendiamo di una spia – nonché ex moglie del protagonista – in fuga in Pakistan e assistiamo alla probabile nascita di una seconda Gabriel con gli occhi a mandorla. Trama orizzontale a parte, poi, Gabriel stesso permette di affrontare i temi di un normale procedurale in maniera decisamente originale.

Veniamo però ai lati negativi: innanzitutto è bene osservare i personaggi. Forse sarò io che sono un po’ nostalgico, però ho ancora davanti James Sawyer e il pilota di intelligence non è in alcun modo riuscito a scrollarmi di dosso questa sensazione. Non dico che Holloway sia completamente fuori parte, però interpreta il personaggio di Gabriel in maniera troppo vicina al naufrago che fu e la caratterizzazione del personaggio, se così la si può definire, non aiuta di certo.

Uniamoci pure la caratterizzazione abbozzata dei comprimari le relazioni fra i personaggi, che sono al dir poco blande e le uova sono battute al punto giusto, basta solo metterle in padella. Ci vuole tempo, questo senz’altro, ma alcune cose fanno già storcere il naso. Se voglio una serie di fantascienza che affronti temi interessanti seppur abbia personaggi (perlopiù) in due dimensioni, allora guardo Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. con la speranza che prima o poi compaiano Thor o Iron Man.

Vediamo due esempi: nel pilot Gabriel e Riley si conoscono appena. In tutta la puntata, sebbene finiscano per salvarsi la vita una decina di volte a vicenda, non c’è un momento che sia uno in cui sembrano effettivamente avvicinarsi in qualche modo. Ciononostante, da un minuto in poi, i due diventano quasi amici per la pelle e finiscono per raccontarsi i propri segreti. Riley, per altro, racconta a Gabriel il proprio passato e la sua storia, forse ancora per colpa del mio essere nostalgico, è molto simile a quella di Kate Austen (Evangeline Lilly) in Lost. Preferisco che i rapporti maturino col giusto tempo – tempo scandito da situazioni, non da minuti su schermo – e che il background emerga con calma. Un’altra considerazione analoga riguarda il tradimento a cui assistiamo nel corso del pilot: anche in questo caso, il personaggio che tradisce viene detto essere molto vicino a Gabriel, ma allo spettatore questo non sembra affatto vero e quella che viene fuori è una vicenda assolutamente priva di spessore.

Conclusioni:

Come preannunciato, dare un giudizio esaustivo non è facile. Il materiale c’è, questo senza dubbio, e Intelligence può tranquillamente diventare una discreta spy-story con un marcato elemento fantascientifico.

Affinché esca fuori dal limbo, però, è bene che vengano rivisti alcuni punti, in primis la caratterizzazione e il background dei personaggi, per ora tutt’altro che spettacolare. Non che serve qualcosa al livello di Lost, per carità, basterebbe semplicemente raccontare di meno e mostrare di più, non cadendo nell’errore di lasciare l’evoluzione delle relazioni all’immaginazione dello spettatore. Anche qui, non bisogna certo ambire ad essere un nuovo Alias (altra perla di J.J. Abrams quando ancora si impegnava), ma cercare piuttosto di dare spessore alle vicende raccontate. La trama ha del potenziale, su questo non discuto, quindi Intelligence potrebbe anche sorprendere in futuro. Per ora, comunque, non ci siamo del tutto.

Voto da 1 a 5: VotoVoto

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