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Io, Dio e Bin Laden – Recensione

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Io, Dio e Bin Laden - Recensione

Una frizzante commedia sulla vera storia di Gary Faulkner, un vagabondo un po’ pazzo che, dopo aver incontrato Dio, si era spinto fino in Pakistan con un compito ben preciso: catturare Osama Bin Laden

Gary Faulkner (Nicolas Cage) non potrebbe di certo definirsi un uomo vincente. Senza lavoro, qualche precedente penale, pochi amici e nessuna donna, Gary è un eccentrico vagabondo che non ha ancora trovato la propria strada. Forse, però, il destino gli ha riservato un piano più importante: prima incontra una sua vecchia amica, Marci (Wendi McLendon-Covey), che vive con la sua nipotina disabile; poi, riesce addirittura a vedere ovunque la presenza di Dio (Russell Brand).

È proprio l’Onnipotente ad avere un piano per Gary e ad affidargli una missione impossibile: trovare Osama Bin Laden, capo di Al-Quaeda e responsabile dell’attentato alle Torri Gemelle. Un’impresa folle da cui però Gary non ha nessuna intenzione di farsi scoraggiare. E così, armato soltanto di una spada acquistata su Internet e di tanto coraggio e intraprendenza, Gary riesce, in qualche modo, a superare gli ostacoli burocratici e ad arrivare in Pakistan.

Basato sull’incredibile storia vera di Gary Faulkner, Io, Dio e Bin Laden è una vivace commedia su un uomo ossessionato dalla propria missione. Che si tratti di follia non ci è dato saperlo: ma sta di fatto che Gary si è recato Pakistan per ben undici volte, senza avere la benché minima idea di come iniziare a cercare Bin Laden. Proprio per il fatto di essere del tutto solo e di essere un personaggio alquanto bizzarro, Gary non è preso sul serio da nessuno. La sua enorme testardaggine rischia, oltretutto, di mettere a repentaglio il suo rapporto con Marci, la sola che abbia la pazienza di sopportare le sue follie e i suoi continui cambi di programma.

Io, Dio e Bin Laden, il trailer italiano del nuovo film con Nicolas CageIo, Dio e Bin Laden racconta un aspetto poco noto della caccia al capo di Al-Quaeda: è la storia di un uomo che non ha niente da perdere e che nutre una profonda fiducia nelle proprie convinzioni, senza lasciarsi frenare dall’oggettiva impossibilità a centrare un obiettivo simile. L’eccentricità e la personalità al di sopra delle righe di Gary sono fondamentali per renderlo tanto simpatico e indomito quanto incapace di dare una svolta reale alla propria vita. E anzi, in qualche modo l’ostinazione di Gary non può che portarlo verso l’autodistruzione.

Tutto questo non fa che emergere un certo aspetto tragicomico della vicenda. È il tragicomico che risiedeva nella follia di Don Chisciotte, cavaliere errante della Mancha guidato dai propri sogni e dalle proprie idee. Ma se la parabola dell’eroe di Cervantes si concludeva con il rinsavimento e la morte, ecco che in Io, Dio e Bin Laden la follia è il vero lasciapassare per la saggezza e per l’approdo a una vita equilibrata: perché dopo essere tornato per l’ennesima volta dal Pakistan, Gary scopre che Bin Laden è stato ucciso dai militari americani in missione. Gary è ancora convinto di aver fatto qualcosa per permettere che altri compissero la missione al suo posto. A quel punto, l’impresa assurda di Gary diventa nota e il tipo eccentrico senza alcun obiettivo diventa nientemeno che un eroe nazionale.

La particolarità del film è l’assenza di linearità nella sceneggiatura. L’azione ruota attorno ai ripetuti tentativi da parte di Gary di avvicinarsi al covo di Bin Laden. Nel momento in cui, per qualche motivo, Gary decide di rinunciarci, ecco ricomparire Dio a ricordargli la sua missione. Il tutto è condito in un’aria alquanto comica, supportata dall’interpretazione di Nicolas Cage, abile a calarsi nella parte e a saper connotare il suo personaggio con tutte le sfumature caratteriali di cui necessitava una simile parte.

Proprio Cage è stato il primo attore a cui il regista Larry Charles ha pensato dopo aver scritto un soggetto di una cinquantina di pagine. In un film che aveva nell’improvvisazione la sua caratteristica più saliente, Cage è riuscito a non deludere.

Ruolo fondamentale, per la sceneggiatura, è stato anche l’incontro con il vero Gary Faulkner, definito da Larry Charles «un americano di razza», uno che non pensa mai prima di agire e che si lascia quindi trasportare dall’istinto. Tutto ciò rende Gary Faulkner un uomo piuttosto imprevedibile, anche se innocuo.

Un uomo che, stranamente, ha qualcosa in comune proprio con Nicolas Cage: si tratta della passione di entrambi di tagliare la frutta usando una spada samurai. È stato però Larry Charles a trascinare Cage nel progetto.

«Sapevo che mi sarebbe piaciuto lavorare con lui perché è un ribelle» ha detto Cage, «è una specie di cane sciolto. Spinge la commedia e il cinema oltre ogni limite. I suoi film sono inconfondibili».

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