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Io e Annie

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Il cult di cui vi voglio parlare questa settimana è un film meraviglioso, comico, dolceamaro che parla della coppia, dall’innamoramento alla maturità fino alla conclusione e ad un’evoluzione di questo amore.
È la storia di Alvy Singer, un comico che si innamora perdutamente di Annie, una donna stramba quanto lui. Si frequentano, si amano, si lasciano. Alvy cercherà di capire il perché della fine di un rapporto così intenso e passionale, indagherà sul suo passato. Comunque grazie a questa importante storia riuscirà a scrivere una commedia teatrale.


Mi riferisco, come avrete intuito, ad Io e Annie di Woody Allen del 1977. Una delle più belle commedie sentimentali di tutti i tempi, presente in numerose classifiche sempre ai primi posti o quasi.
Un film che ha cambiato il modo di approcciarsi con il romanticismo per la visione cinica ma anche molto realista del regista, che riesce a mescolare comicità, dramma e tenerezza con una semplicità disarmante, con un sacco di battute e vere perle (ma non è una novità). E soprattutto dando vita a un personaggio, quello di Annie Hall (che è anche il titolo originale), bizzarro, dolce e simpatico. In una parola: adorabile.

Perché considerarlo un cult? Per i motivi di cui sopra. Per l’abilità di Allen di staccarsi dalla mera comicità (ispirata anche ai grandi del passato come i Fratelli Marx) per rapportarsi a qualcosa di ben più serio conservando quella straordinaria leggerezza che ancora oggi colpisce, affascina e diverte.

Poi c’è lei, Diane Keaton, allora compagna di Allen anche nella vita reale. Sua musa (la prima delle tante) e partner perfetto. È lei che ha creato Annie Hall – usando perfino i suoi stessi abiti, creando uno stile originale, unico e inconfondibile. Un mix di classe e casual. Camicia, gilet e cravatta, pantaloni larghi, scarpe da uomo e cappello a bombetta -, è lei che ravviva e crea la magia del film.

Ed è ancora lei ad inventare la famosa esclamazione di imbarazzo del personaggio “La di da la di da la la” nel momento di approccio con Alvy fuori dal campo da tennis.
Poi Allen ha dato alla Keaton la possibilità di cantare dal vivo (e benissimo) in un pub.

Una scena diventata di culto – soprattutto per i cinefili – è quella al cinema con il sociologo Marshall McLuhan che compare per disapprovare un uomo in coda che l’aveva citato malamente e la discussione tra Alvy e Annie poiché lui non vuole entrare a spettacolo iniziato da appena un minuto.
Un’altra assolutamente irresistibile ma anche molto malinconica è quella della telefonata di notte – durante una prima separazione – in cui Annie chiama Alvy per aiutarla ad uccidere un ragno nel bagno.

Freud, la psicologia, argomenti serissimi, vengono trattati con il solito umorismo, la testata comicità alleniana. Qui con un retrogusto più malinconico e dolceamaro.

Un film meraviglioso, divertente, acutissimo, che può piacere nello stesso modo sia alle donne che agli uomini (i quali solitamente non amano i film sentimentali).

Universale, ecco come si può definire. E ricco di idee. Un vero capolavoro.

Se non l’avete ancora visto, cosa aspettate? Recuperatelo subito!

 

Citazioni da ricordare:

“Dopo di che si fece molto tardi, dovevamo scappare tutti e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto che donna fantastica era e di quanto fosse divertente solo conoscerla. E io pensai a… quella vecchia barzelletta, sapete… Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: “Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina”, e il dottore gli dice: “perché non lo interna?”, e quello risponde: “e poi a me le uova chi me le fa?”. Be’, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm… e pazzi. E assurdi, e… Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova”.

Annie: Oh, sei in analisi.
Alvy: S-sì. Oh… da quindici anni appena.
Annie: Quindici anni?
Alvy: Sì, hm… adesso gli do un altro anno di tempo… e poi vado a Lourdes

“Mia nonna non mi ha mai fatto regali, era troppo impegnata a farsi stuprare dai cosacchi”.

“Non ti stavo pedinando: ti seguivo a distanza non perdendoti di vista”.

“A scuola mi esclusero dalla squadra di scacchi a causa della mia statura”.

“Si sono geloso un pochetto, come Otello!”

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