Home Cinema

Jurassic Park compie 25 anni: Alcune curiosità che non sai sul film

307
Jurassic Park compie 25 anni

Era il 9 giugno 1993, quando il pubblico di mezzo mondo si accingeva a lasciarsi folgorare da una una nuova epica saga, al limite tra la fantascienza e la storia.

Stiamo parlando di Jurassic Park; uno dei colossal con il quale il regista Steven Spielberg ridefinì il mondo degli effetti speciali, per riportare alla luce un mito relegato ai libri di geografia e alla storia: i dinosauri che, da quel momento e per i successivi 25 anni, sarebbero diventati un’icona per intere generazioni.

La direzione del cast, l’utilizzo innovativo dei più sofisticati effetti speciali dell’epoca, assieme a quei particolari visivi e sonori, come il ruggito del Tyrannosaurus Rex, contribuirono a far esplodere in tutto il mondo quella febbre chiamata: “Dino mania”.

Non tutti però sanno che il film ebbe una storia non facile, non solo nelle fasi di realizzazione, ma anche in quelle programmatiche. Scelte, progetti e priorità condizionarono pesantemente l’intero iter lavorativo, quasi come avvenne per la realizzazione del primo “Squalo“.

La sceneggiatura per esempio fu una scoperta quasi casuale: pare che Spielberg e Michael Crichton stessero lavorando alla serie ER; Medici in prima linea, quando Crichton tirò fuori dal cilindro un libro sui dinosauri a cui stava lavorando.

L’idea piacque cosi tanto al regista, che andò subito alla Universal per suggerir loro di comprare i diritti del libro, prima della sua imminente pubblicazione, nel 1990.

Spielberg però in quel periodo era anche molto impegnato in un  progetto che a lui stava molto a cuore e che diventerà uno dei suoi successi più grandi: Schinders’ List.

Qui inizia un lungo tira e molla tra la Universal più interessata a un action movie sui dinosauri, e Steven Spielberg alle prese con il film della sua vita.

Una controversia che si risolse con la decisione di far uscire i due film uscirono nello stesso anno: uno a giugno e uno alla fine del 1993; realizzando due grandi successi in una volta sola.

Un’altra peculiarità è data proprio dalla realizzazione effettiva dei grandi rettili: Spielberg voleva realizzare, in principio, dei dinosauri a grandezza naturale, utilizzando degli animatori, sul modello di King Kong; ossia uno scheletro animato sul quale veniva collocata una pelle sintetica e gonfiata all’interno, per simularne i movimenti respiratori.

L’idea sarebbe stata troppo costosa e così la produzione decise di optare per quella che sarebbe stata, da lì a pochi anni, la vera rivoluzione del cinema: la computer grafica. La realtà virtuale stava prendendo piede, ma la scelta creativa in questo caso andò sulla creazione di “tute da velociraptor” e una serie di animatroni parziali che raffigurassero la testa o le gambe dei dinosauri.

Per ottenere il massimo realismo possibile, Spielberg si avvalse della consulenza dei paleontologi Jack Horner e Robert T. Bakker, con lo scopo di avere più dettagli possibile sulla morfologia dei dinosauri: la lunghezza di un dente, lo spessore della pelle e perfino le articolazioni.

Anche i suoni ebbero il loro studio specifico; è stato accertato per esempio che per riprodurre il rumore di un tirannosauro, i tecnici inventarono un ruggito creato mescolando una tigre, un alligatore e un elefante. Il Dilophosauro è stato invece creando attraverso un mix tra una scimmia urlatrice, un falco e il sibilo di un serpente a sonagli.

Uno dei momenti più simbolici è sicuramente quella delle onde d’urto che si creano nel bicchier d’acqua, nel momento in cui il tirannosauro avanza verso il laboratorio.

Questa scena venne a Spielberg, mentre era in auto, ascoltando gli Earth, Wind & Fire, con i bassi al massimo mentre sul set l’effetto fu ricreato da Michael Lantieri pizzicando una corda di chitarra che era stata posizionata sotto il bicchiere.

Tanti a diversi sono le curiosità che si possono ritrovare, ma ogni particolarità di tecnica e intenzioni mostra la capacità di un maestro come Steven Spielberg, nel guidare dei progetti tanto complessi, specie per quel periodo, dando emozioni e tensione, alternato al senso di stupore e meraviglia con il quale ci guida all’interno di quella riserva tanto particolare.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here