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Luigi Di Maio e la gaffe del 90% di acqua, riaccende il dibattito sulle fake news

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Nell’epoca “teocratica” delle notizie liquide, ormai non fa più differenza individuare chi la spara più grossa. Sappiamo che la percentuale di notizie false, montate ad arte, per puro intrattenimento o per scatenare una reazione, viaggiano alla velocità della luce e senza possibilità di controllo, poiché veicolate da canali “informativi” sempre nuovi e tutti con l’obiettivo dichiarato di andare controcorrente.

Con buona pace di Lercio.it e di altri, il cui intento è prettamente satirico, esistono legioni di neo-illuminati alla cultura in pillole, capaci di dispensare “verità fattuali” per ogni cosa e questo resterebbe un problema marginale, se le persone si prendessero la cura di verificare l’attendibilità delle informazioni.

Dal momento che non è questa la priorità della società dei consumi, è facile intuire come questa potenziale arma contro il potere, si sia trasformata in strumento utile al consenso.

Il principale testimonial di questo tipo di approccio è il Ministro dell’interno nonché vicepremier Matteo Salvini il quale, tra un selfie in riva al mare e un cinguettio fugace, non perde mai l’occasione di caricare un po la onda tensiva nazional-popolare, diffondendo qualche bufala montata ad arte per accrescere il consenso alla sua lotta senza quartiere agli “invasori” della nazione.

Dal momento che il governo giallo-verde è un’operazione condivisa, però è giusto che anche il Movimento 5 stelle, abbia ogni tanto i suoi 15 minuti di notorietà, vista la forte presenza dell’inquilina del Viminale, sulle piattaforme social del globo terraqueo (con buona pace dei terrapiattisti, di cui parleremo presto).

Ci ha pensato nuovamente l’altra metà platonica della presidenza, nonché ministro dello sviluppo economico Luigi di Malo, nel corso della trasmissione Presadiretta su Rai3 dedicata all’Acqua sprecata dalla reti idriche italiane e l’eventuale nazionalizzazione del bene comune per eccellenza.

Il buon Di Maio esordisce con la seguente frase: “L’obiettivo del ritorno all’acqua pubblica è anche un tema culturale del Paese, perché l’acqua è quello di cui noi siamo costituiti per oltre il 90%. L’acqua è un bene necessario alla sopravvivenza dell’individuo”.

Da questo momento i commenti politici antagonisti si sprecano; meno quelli sulla gaffe pseudo-scientifica del vicepremier, circa la presunta percentuale di acqua nella composizione corporea degli esseri umani.

E’ chiaro che quel 90% di quantità d’acqua  nel corpo è stata una sovrastima detta senza conoscere i dati naturali; ma quello che ha suscitato ilarità e polemiche (non è la prima volta) è la mancanza di attenzione e riflessione ad una domanda non semplice.

Spieghiamo al Ministro come siamo fatti realmente!

La percentuale idrica nel corpo umano dipende da molti parametri, fra i quali l’età, il sesso e il rapporto tra massa magra e massa grassa.

Per un adulto la percentuale media di acqua è prossima al 60%, mentre per le donne si scende di qualche punto percentuale. Il valore tende a diminuire progressivamente con l’avanzare dell’età: mentre un neonato, possiede una concentrazione d’acqua che può sfiorare l’80%, un anziano sarà costituito da circa il 50% circa.

L’unica fase della vita in cui un essere umano potrebbe contenere una percentuale d’acqua più alta, è quella embrionale. Per cui, a meno che non ci abbia scambiato per meduse o angurie, sarebbe opportuno non diffondere più dati incerti di quelli che, quotidianamente vengono riportati; se non altro per bilanciare le bufale diffuse dal suo omologo vicepremier.

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