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La storia dei monoliti, da Stonehenge ai Moai dell’Isola di Pasqua

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By Alanbritom (Amanecer en Tongariki, Isla de Pascua) [CC BY-SA 2.0], via Wikimedia Commons

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By Kham Tran – www.khamtran.com [CC BY-SA 3.0 or GFDL], via Wikimedia Commons
Fanno parte ormai della storia del cinema e del patrimonio culturale comune le scimmie che, in 2001 – Odissea nello spazio, ritrovano un monolito misterioso, una grande pietra nera che ricomparirà più avanti sulla luna, in maniera altrettanto oscura. Due sono le possibili interpretazioni: da un lato il monolito rappresenta l’inimmaginabile, simbolo di una natura extraterrestre che non potrà mai essere rappresentata; dall’altro rivela la presenza di Dio, il primo mattone con cui l’entità suprema costruisce l’universo.

Accanto ai tanti significati attribuibili non soltanto a quella scena specifica ma a tutto il film di Kubrick, i monoliti, blocchi massicci di pietra o di roccia, non scaturiscono da una fantasia puramente fantascientifica.

Tra i più grandi monoliti al mondo c’è Stone Mountain, in Georgia (USA), con una base di circa 8 chilometri e alto per ben 514 metri rispetto al livello del mare, famoso per le raffigurazioni di Stonewall Jackson, Robert E. Lee e Jefferson Davis, protagonisti degli Stati Confederati d’America.

Ma tra i monoliti monumentali (o megaliti), uno tra i più famosi è Stonehenge, un sito neolitico che si trova nell’Inghilterra sud-occidentale, nello Wiltshire, vicino Salisbury. Per quanto riguarda l’età della costruzione, gli archeologi, anche se non tutti concordi, propendono a farla risalire tra il 2500 e il 2000 a.C.

Stonehenge, secondo la teoria più diffusa, costituirebbe un antico osservatorio astronomico, in particolare per i punti di solstizio ed equinozio. Patrimonio dell’UNESCO dal 1986, Stonehenge è meta, ogni anno, del turismo di massa ma anche di molti seguaci del Celtismo e di altre regioni neopagane. Non vanno trascurate, in tal senso, le sue possibili origini, che sarebbero state fatte risalire ai Druidi, sacerdoti a cui spettava l’interpretazione degli auspici, la conservazione e la trasmissione del sapere nonché l’amministrazione della giustizia. Proprio i Druidi usavano Stonehenge come luogo di culto ed era proprio lì che si riunivano a pregare.

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By zagordemores (Flickr) [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons
Un’altra leggenda che contribuisce al fascino di Stonehenge è legata a Re Artù. Secondo lo storico medievale Goffredo di Monmouth, Uther Pendragon e Costantino III furono seppelliti proprio all’interno dell’anello di pietre. Ed è proprio a Stonehenge che in Tess dei d’Uberville di Thomas Hardy la protagonista e il suo amato Angel trascorrono l’ultima notte insieme.

Insieme a Stonehenge, il più noto tra i monumenti megalitici è il dolmen, una tomba preistorica a camera singola costituita da un lastrone di pietra appoggiato orizzontalmente su due pietre verticali fissate nel terreno. Per quanto riguarda l’etimologia, “dolmen” deriva dalla fusione di “tol” o “tuol” (tavola) e “men” (pietra), entrambe parole bretoni.

Risalenti al periodo compreso tra il V e il III millennio a.C., i dolmen si trovano soprattutto in Europa e in particolare nel Regno Unito, in Francia, in Germania, nella penisola iberica ma anche in Sardegna, in Sicilia e in Puglia. Proprio i dolmen pugliesi sono quelli più numerosi. Si va dai dolmen a galleria dell’entroterra, nel barese e nel tarantino, a piccole strutture rettangolari o poligonali nel Salento.

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By English: Taken by the uploader, w:es:Usuario:BarcexEspañol: Tomada por w:es:Usuario:Barcex [GFDL, CC-BY-SA-3.0 or CC BY-SA 2.5], via Wikimedia Commons
Il più grande megalito in assoluto è però la Sfinge della necropoli di Giza, lunga 73 metri e larga 6, con un’altezza di 20 metri. Questa statua enorme, che secondo i documenti pervenuti dall’antico Egitto sarebbe stata costruita prima delle piramidi, ha un corpo leonino e un volto umano, un aspetto che si avvicina molto a quello della Dea egizia Sekhmet. Situata a sud-est della piramide di Chefren, la Sfinge di Giza è l’emblema di tutti i misteri archeologici. I suoi occhi fissano l’orizzonte orientale e ogni mattina ha il privilegio di osservare il nascere del sole. Il suo naso è stato distrutto, forse da un Mamelucco o da un Ottomano, ma è al suo interno che si celano dei miseri insondabili, per esempio un’enorme camera oppure i passaggi sotterranei scavati da chi cercava reperti archeologici o dai ladri di tombe.

Sempre di origine egizia sono gli obelischi, anch’essi monumenti celebrativi formati da un tronco di piramide alto e stretto e ricavati da un unico monolito. Disposti in coppie all’ingresso dei templi, gli obelischi più antichi, quelli dell’Antico Regno, erano costituiti da mattoni, mentre quelli del Nuovo Regno erano monoliti in granito. L’obelisco più antico fu eretto a Eliopoli durante il regno di Teti, allo scopo di simboleggiare Ra, il Dio del Sole. Si credeva che proprio il Dio del Sole dimorasse all’interno della sua struttura.

L’architettura degli obelischi fu poi ripresa dai Romani, tant’è vero che nella Città Eterna se ne trovano ben 10, a raffronto dei 5 in Egitto. È chiamato Ago di Cleopatra l’obelisco di granito rosa che si trova invece a Londra, tra il Tamigi e Victoria Park. Dello stesso colore è quello che si trova nel Central Park di New York. Identica è la loro altezza, 21 metri, così come il peso, circa 220 tonnellate.

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By Alanbritom (Amanecer en Tongariki, Isla de Pascua) [CC BY-SA 2.0], via Wikimedia Commons
Ancora più affascinanti e misteriose sono le statue monolitiche dell’Isola di Pasqua, i Moai, ricavate da un tufo vulcanico. I Moai oscillano tra i 2,5 e i 10 metri e nel loro dorso sono incisi dei simboli in rongorongo, la scrittura antica dei Rapa Nui, la popolazione aborigena dell’isola a cui era ispirato l’omonimo film. I Moai sono, per i Rapa Nui, portatori di benessere e di prosperità. Rivolti verso il mare, auspicano una pesca abbondante e rappresenterebbero i defunti oppure importanti personalità della comunità. La realizzazione dei Moai, le cui incisioni non sono mai state del tutto decifrate, avrebbe richiesto anni di lavoro per ogni statua e avrebbe portato, secondo i teorici dell’ecocidio dei Rapa Nui, al disboscamento totale dell’isola, cosicché da impedire l’utilizzo di risorse naturali come il cocco oppure la costruzione di barche per la pesca. A seguito di questa situazione, la popolazione si sarebbe ridotta prima a nutrirsi di uccelli e poi le varie fazioni si sarebbero scontrate fino a piombare nel cannibalismo. Al momento dell’arrivo dei colonizzatori europei, la civiltà pasquense era già in declino e la tratta degli schiavi ha portato al suo totale sterminio.

Sull’Isola di Pasqua giungono ogni anno circa 50mila turisti, di cui solo 5mila sono i residenti.

Appuntamento alla prossima settimana con “Lo sapevi che“.

4 Commenti

  1. Non volevo essere pignolo, ovviamente.. Le mie fonti provengono dal web, forse sono inesatte …anche io ovviamente mi sono fidato di esse.. Buona lavoro e grazie per questi articoli interessanti 🙂

  2. Ciao Bruno, per quanto riguarda il numero degli abitanti, la fonte è questa: http://www.corriere.it/esteri/09_agosto_18/isola_pasqua_protesta_1afc05c2-8bce-11de-a273-00144f02aabc.shtml.

    Questa è l’altra: http://www.tropiland.it/vostriviaggi/isoladipasqua/rapanui01.htm (“Beh a questo punto vi racconto un po’ dei moai. In foto li avrete visti tutti: dei faccioni eretti di fronte al mare… qualcuno con i “capelli”, qualcuno con gli “occhi”, tutti fatti in roccia vulcanica altamente sbriciolabile.)

    Mi scuso per ogni tipo di imprecisione ma non avendo conoscenze approfondite sull’argomento mi sono fidato ciecamente delle fonti in questione.

    Fabrizio

  3. Ci sono delle inesattezze in questo articolo.. i Moai, statue monolitiche dell`isola di pasqua , non sono rivolte verso il mare, bensi` verso l`interno dell`isola, quindi danno le spalle al mare. Il numero degli abitanti dell`isola non supera i 2.500 individui… 🙂

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