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Ladyhawke

2015

LadyhawkeIl film cult di cui vi voglio parlare questa settimana – dato che siamo ufficialmente nel clima idoneo – risulterà famosissimo per chi è nato negli anni ’80. A Natale era assolutamente imperdibile. Può essere considerato un fantasy.

XIII secolo, Aguillon. Una donna bellissima, Isabeau D’Anjou (Michelle Pfeiffer) per colpa di un sortilegio da parte di un Vescovo (John Wood) che si era innamorato di lei e che non accettava di non poterla avere, viene trasformata di giorno in un falco, mentre Etienne Navarre (Rutger Hauer, famoso soprattutto per un altro cult, un certo Blade Runner di Ridley Scott), capo delle guardie di un borgo medievale, si trasformerà di notte in un lupo. Navarre farà di tutto per annullare l’incantesimo (che deve avvenire durante l’eclissi solare. “Una notte senza il giorno e un giorno senza la notte”) e ricongiungersi all’amata, aiutato dal ladruncolo scappato dalla prigione Philippe ‘Il Topo’ Gaston (Matthew Broderick, che aveva appena avuto successo per il ruolo da protagonista in un altro film simbolo degli anni ’80, ossia il fantapolitico per famiglie Wargames – Giochi di guerra di John Badham) che diventerà, con qualche perplessità iniziale, il suo scudiero e da Imperius (Leo McKern, caratterista sempre inappuntabile), un monaco (che salverà perfino la vita di Isabeau dal ferimento causato da una freccia).

Mi riferisco a Ladyhawke di Richard Donner (famoso per aver diretto Superman con Cristopher Reeve e successivamente un altro cult per teenager, I Goonies ed anche la serie Arma Letale con la strana coppia di detective Mel Gibson e Danny Glover) del 1985. Piccolo gioiellino di semplicità ed eleganza, adatto sia ai più piccoli (con tutte le premesse del caso) che ai più grandi.
Donner si destreggia con ispirazione e senza paura – anzi brillantemente – tra epica, dramma, avventura, sentimentale ed elementi fantastici, in un mix accattivante, piacevole ed emozionante.

Tutto strizza l’occhio allo spettatore che non potrà fare a meno di parteggiare per i due protagonisti (ed ovviamente anche per Philippe).
Michelle Pfeiffer nel suo massimo splendore – e agli inizi, fortunatissimi della sua carriera dati i film a cui aveva preso parte negli ultimi anni. Scarface di Brian De Palma e Tutto in una notte di John Landis -, è una Isabeau romantica, dolcissima e convincente. Rutger Hauer è un perfetto eroe, un vero e proprio principe combattivo e impavido. Il giovanissimo Matthew Broderick è in parte, ha la faccia e lo spirito giusto, porta l’umorismo anche nelle situazioni più tese. John Wood incarna perfettamente un Vescovo cattivo, invidioso e detestabile.

Girato in Italia in Abruzzo (Rocca Calascio e a L’Aquila, Aguillon per l’appunto – Castel del Monte – e dintorni), a Piacenza, Parma, Cremona, sulle Dolomiti Bellunesi, Viterbo e in parte a Cinecittà per le scene ricostruite, ha una fotografia stupenda di Vittorio Storaro.

Le musiche invece sono molto particolari poiché sembrano al primo impatto estranee al contesto: si tratta di musica elettronica composta da Andrew Powell (The Alan Parson Project), voluto a tutti i costi dal regista.

Cosa fa di Ladyhawke un cult generazionale? Come già detto, l’ambientazione medievale suggestiva (ed una bella fotografia), l’elemento fantastico che piace tantissimo ai ragazzini, l’avventura di questi piccoli grandi eroi, la storia d’amore tormentata con happy end liberatorio – e necessario – che mette d’accordo tutti (chi non ha pianto di gioia quando l’innamoratissimo Rutger Hauer solleva Michelle Pfeiffer ritornata finalmente umana per sempre?). Qualche ingenuità tipica di genere e per l’epoca (nonché i personaggi stereotipati, buoni e cattivi, moltissimi cliché, situazioni ai limiti del paradosso), che però non scalfiscono il fascino e la suggestione che questa pellicola crea allo spettatore.

Vincitore di parecchi premi e candidato a due Oscar per il Miglior Sonoro e il Miglior Montaggio Sonoro, è una di quelle pellicole che hanno avuto un successo di pubblico straordinario (probabilmente anche per gli innumerevoli passaggi televisivi), per la quale si prova un affetto smisurato che ne annulla – o quasi – i difetti. Difetti che come abbiamo visto sono presenti e si riconducono a quell’ingenuità di cui sopra.

È possibile che non sia neanche invecchiato così bene, ma a volte è bello guardare un film che richiami bei ricordi della nostra infanzia (o comunque giovinezza) senza essere troppo critici. Ladyhawke assolve benissimo questo compito con dignità e se vi capita… recuperatelo!

“Sempre insieme, eternamente divisi” – Frase che pronuncia Philippe Gaston riferendosi ai due innamorati sventurati e sorta di tagline del film.

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