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Sul terremoto che ha colpito L’Aquila nel 2009 sono venute alla luce tante verità negli anni che ormai si è perso il conto. In principio, si era evidenziato come gli edifici (in particolare la casa dello studente, di cui rimane solo un cumulo di macerie) abbiano riportati così tanti danni, costruiti con materiali scadenti ma spacciati come resistenti e naturalmente a norma di legge. Poi si è vista la presenza della mafia negli appalti, le risate degli imprenditori che quella notte già pregustavano i soldi che avrebbero accumulato con la ricostruzione del capoluogo e delle cittadine vicine.

Oggi, a sei anni dal terremoto, se ne parla ancora. I lavori per la ricostruzione della città vanno a rilento da un anno ormai, ma rischiano di essere bloccati un’ennesima volta a causa di un imprenditore, Raffaele Cilindro, arrestato oggi per associazione mafiosa. Quest’uomo,  a quanto pare, era in contatto con Michele Zagaria, ex boss casalese, e con Pasquale Zagaria, fratello del boss, con il quale Cilindro aveva un rapporto di amicizia e talvolta assumeva il ruolo di autista.

L’imprenditore oggi arrestato è stato accusato di associazione mafiosa, e secondo il Ros di Napoli aveva il compito di mantenere i rapporti con altri imprenditori che assieme a lui avevano messo le mani negli appalti per la ricostruzione de L’Aquila. Cilindro, inoltre, ha aiutato Zagaria a nascondersi dalle Forze dell’Ordine, ospitandolo in casa sua. Si contano anche diversi versamenti a conti correnti appartenenti al clan, il quale riceveva finanziamenti periodici dall’imprenditore casertano. Molte intercettazioni da parte dei Carabinieri si sono svolte al Casinò di Venezia, in cui i mafiosi si accordavano su come procedere e sfruttavano le serate anche per riciclare il denaro sporco del clan.

E’ stato quindi bloccata l’ennesima partecipazione mafiosa all’interno della ricostruzione post-terremoto, dopo la presenza della camorra agli iniziali appalti, in cui si occuparono della creazione degli edifici che alle 3.32 del 6 aprile 2009 crollarono, portando alla morte 309 persone.

di Alessandro Bovo