Fino a ieri, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi pareva deciso a iniziare una guerra contro la Libia, per combattere l’Isis che negli ultimi giorni si è spinto un po’ troppo vicino ai confini italiani. Difatti, le prime dichiarazioni parlavano già di aver disposto 5.000 uomini da inviare in territorio libico, mentre il Capo di Stato Maggiore era già all’opera per definire una strategia, mentre altri chiedevano all’ONU di collaborare con un’azione militare.

In realtà, di definito non c’è proprio nulla, e lo ha detto oggi lo stesso premier, annunciando che per il momento un’azione militare in grande stile è impossibile, anche se realmente l’Isis è ormai alle porte. Prima di tutto, occorre essere sicuri che tutti gli italiani siano tornati in patria, come avvenuto ieri sera, quando l’ambasciatore e i suoi collaboratori, assieme a semplici lavoratori, sono sbarcati in Sicilia, per tornare poi dalle loro famiglie.

Come affermato da SEL e dal Movimento Cinque Stelle, e confermato poi oggi dal Capo del Consiglio dei Ministri, la diplomazia deve essere la prima arma da usare, nella speranza di stabilire un dialogo che possa risolvere la questione senza un eventuale attacco militare. D’altra parte, una soluzione in questo senso porterà anche a una diminuzione negli sbarchi di immigrati a Lampedusa, che nelle ultime due notti sono aumentati a dismisura, e non senza vittime. E mentre tutti discutono se intervenire o meno, Matteo Salvini dice la sua, affermando che bisogna aiutare gli immigrati, ma senza lasciarli sbarcare entro i confini italiani, in quanto non si può sapere se sono pericolosi e potrebbero portare minacce in Italia.

Renzi, dopo le uscite di alcuni ministri e parlamentari – alcune totalmente diverse tra loro – ha deciso di intervenire e calmare le acque: nessun intervento militare per il momento. La cosa migliore da fare ora è richiedere una riunione dell’ONU, durante la quale si deciderà il da farsi, perchè iniziare una guerra da soli è totalmente fuori questione.

Sulla presenza dell’Isis, si usano però i piedi di piombo. Per alcuni esperti, lo Stato Islamico non può essere giunto così vicino all’Italia, mentre per i lavoratori che sono tornati ieri in patria hanno confermato che da mesi alcune cellule terroristiche legate all’Isis sono a Tripoli, e hanno iniziato a produrre violenze come quelle viste in Siria.

di Alessandro Bovo

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