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Dalle stalle alle stelle: il sogno di Marcello Fonte premiato a Cannes per Dog Man

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Quando la vita non finisce mai di riservare sorprese incredibili, essa stessa è la dimostrazione del moto perpetuo dell’esistenza. Questo è quanto accaduto a Marcello Fonte, quarant’anni compiuti e un sogno che, dalle lamiere ostili di una baracca in provincia di di Reggio Calabria, approda a Roma, per affrontare una gavetta lunga e tortuosa, ma ricca di esperienze. Ed è proprio la summa di quelle esperienze che porta questo piccolo grande uomo del sud, con i tratti di un innocenza combattuta dal tempo, a giungere al Festival di Cannes e vincere.

La standing ovation tributata a Dog Man di Matteo Garrone è in buona parte merito della sua interpretazione; di quella flebile innocenza, triste malinconia, ma anche sadica che gi è valso la palma d’oro come “miglior attore protagonista”. Un sogno che esce in punta di piedi, timido come lo stesso Fonte, incredulo e spaventato, mentre riceve il premio da Roberto Benigni, per rivisitare una pagina inquietante, che nella realtà non ebbe mai né buoni, né cattivi.

Marcello Fonte e Matteo Garrone riscrivono assieme una nuova storia, facendo ridere e e commuovere allo stesso tempo; tutto questo ispirandosi una vicenda di cronaca nera, tra le più efferate del dopoguerra.

“Si chiude un cerchio e se ne apre uno nuovo con questo premio”, dice lo stesso Fonte, con la consueta semplicità di chi ha vissuto la povertà e i sacrifici con grande dignità. Dedica il premio a suo padre, agli amici del “Nuovo Cinema Palazzo“, lo stabile occupato nel quartiere San Lorenzo, dove egli ha mosso i primi passi, imparando e maturando  tutto ciò che serve alla sopravvivenza di un palcoscenico; sia dal punto vista strutturale, sia artistico. I cani, protagonisti nel film, lo sono anche nella vita reale il nostro Dog Man non può non esultare per la vittoria di una cagnolino coprotagonista nel film, premiata con il Dog Palm 2018.

Una vittoria sincera e bella, quella di Marcello Fonte; non scontata per un esordiente. Una vittoria dell’arte e della volontà, che premia la tenacia il sacrificio e la devozione verso il mondo delle stelle; qualunque esse siano sono sempre più luminose di quelle un po sbiadite, che negli ultimi tempi, pretendono il riscatto sociale che l’arte non gli ha loro tributato, cavalcando l’onda delle violenze (vere o presunte che siano), con la aridità di chi non ha più nulla di vero da dire e cercando le passerelle più rinomate, che un tempo vittime e carnefici attraversano a braccetto.

“Ogni riferimento possibile è puramente casuale”.

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