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Recensione: Mary Poppins

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Il cult di cui vi voglio parlare questa settimana è un classico irrinunciabile per la generazione anni ’80 (ed anche primi anni ’90) durante le feste natalizie (e non solo). Ma attenzione, è del 1964, ha appena compiuto 50 anni.

È la storia di Jane e Michael Banks, due bambini che nella Londra di inizio ‘900 non riescono a evitare di far scappare ogni bambinaia. In loro aiuto (e a quello dei loro genitori, il banchiere George e la suffragetta Winifred) arriverà dal cielo con il suo ombrello e la sua borsa gigante, Mary Poppins, una tata inusuale, bizzarra, magica, che con polso e divertimento in poco tempo farà crescere i bambini aguzzandone l’ingegno e la fantasia.

Tratta dai vari romanzi della serie di Pamela Travers (che non l’ha mai accettata completamente perché non fedele), – Mary Poppins è il titolo, ve l’ho anticipato nella breve trama – è una pellicola eccezionale e sorprendente ancora oggi per la suggestione che riesce a creare. Sprizza creatività da ogni singolo fotogramma, le scenografie (fatte a mano) sono degli autentici capolavori, dei dipinti a tutti gli effetti. Qui Disney usa ogni mezzo in suo possesso (anche gli animatronic dei suoi parchi giochi) e integrando disegni animati con attori veri, riesce a creare quel mondo perfetto e quella esatta alchimia che incantano bambini e adulti.

mary_poppins_locandinaE la colonna sonora è eccezionale, memorabile (chi non ha mai cantato Supercalifragilistichespiralidoso o Basta un poco di zucchero?), sfiziosa e commovente al contempo.

E Poi c’è lei, Julie Andrews, al suo primo film (ma che con questo ruolo ha vinto subito un Oscar come Migliore Attrice Protagonista): una Mary Poppins praticamente perfetta sotto ogni aspetto nonostante siano stati smussati gli angoli (provare a leggere i libri. La vera Mary Poppins è tutt’altro che simpatica e carina. Non solo snob, molto british e severa ma proprio cattiva). No, una Bette Davis o una Angela Lansbury (per quanto quest’ultima sia stata una grande attrice di musical), le altre candidate, non avrebbero reso allo stesso modo.

Provate ad guardare il film in lingua originale e vi si aprirà un mondo: anche le canzoni sono più belle, nonostante l’adattamento e le voci di Maria Pia di Meo per il parlato e di Tina Centi per il canto siano il massimo della qualità.

E che dire dello spazzacamino Dick Van Dyke? Un mito, una leggenda, un ballerino nato, con una faccia buffa che fa ridere ogni singola volta.

Immagine: Disney Wikia
Immagine: Disney Wikia

Perché guardarlo, riguardarlo, recuperarlo nel malaugurato e stranissimo caso in cui non lo conosceste? Perché, come già detto, è una pellicola originale, fantasiosa, con alcune scene realmente divertenti e che si vorrebbero – in una realtà parallela – vivere in prima persona (l’entrare nel disegno, l’andare sulla giostra di cavalli personalizzata che all’improvviso si anima, prendere un tè serviti da dei pinguini): tutte cose fuori dall’ordinario, ovviamente. Tutto frutto del genio di Walt Disney e dei suoi collaboratori.

Ovviamente la colonna sonora dei Fratelli Sherman (Robert B. Sherman e Richard M. Sherman) fa il resto. Ci sono brani indimenticabili, forse i migliori di tutti i film Disney (esclusi i cartoni Il re leone, La Bella e la Bestia, Aladdin…). Una curiosità in proposito è che Feed the birds (in italiano conosciuta come La canzone della cattedrale con la vecchina che dà da mangiare ai piccioni) era la canzone preferita di Walt Disney stesso (come si apprende nell’autocelebrativo Saving Mr. Banks).

Mary Poppins è una pellicola emozionante che, come già accennato, sfrutta tutte le tecniche possibili per l’epoca e gli effetti speciali sono sbalorditivi (la scena con la nostra protagonista che tira fuori gli oggetti dalla borsa posandoli a terra o sul tavolo è ancora oggi incredibile, un numero di illusionismo vero e proprio).

La sceneggiatura poi è perfetta. Non una sbavatura. Se c’è qualche momento melenso e stucchevole, è comunque stemperato dalla compostezza della stessa Mary Poppins. E non ha neanche una morale così sbagliata: molti genitori dovrebbero trarne insegnamento. Il lasciare che i bambini si comportino da bambini, senza responsabilizzarli troppo e farli diventare grandi in fretta e comunque mantenere sempre viva anche una volta diventati adulti quella parte bambina dentro di noi. Cose che erano valide allora e dovrebbero entrare in testa agli adulti ancor più nei nostri giorni.

Mary Poppins è una pietra miliare del cinema, una certezza. Per quante volte lo si è visto, per quanti anni si abbiano, basta che compaiano i titoli di testa con Julie Andrews che scende dal cielo incipriandosi il naso e si rimane nuovamente incantati.

Cosa, mi state dicendo che durante queste festività non l’hanno trasmesso in tv? Cosa aspettate? Prendete il DVD, forza!

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