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Moia: il futuro del car sharing è ancora più condiviso in Italia?

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Moia, Volkswagen lancia il car sharing del futuro: ma in Italia è fattibile?
Prenoti con un clic, viaggi comodo mentre raggiungi la destinazione in città e paghi il giusto. L’evoluzione del “radio bus” promette di arrivare in Italia nel 2020

Nel corso di questi ultimi anni, la cura per l’ambiente è notevolmente cresciuta, sensibilizzando la società, le singole persone e le stesse aziende. L’attenzione al rispetto del proprio territorio, corrisponde anche ad una serie d’investimenti, volti a costruire le città del futuro.

In questo quadro anche le case automobilistiche non sono rimaste a guardare: anch’esse in misura diversa si sono interrogate su come realizzare la mobilità del futuro.

Concetti, idee, convegni, previsioni ed esperimenti hanno dato risultati molto diversi fra loro e non tutti si sono rivelati fattibili; non tutti nell’immediato futuro. Però hanno dovuto riscontrati periodi di forte flessibilità, dovuta al fatto che l’utilizzo dell’auto è cambiato ed è destinato a cambiare ancora, per essere compatibile con la realtà dell’individuo.

Da tutto ciò nascono gli incentivi per passare alle auto ibride de elettriche, ma ancora più profondo è il sistema, arrivato troppo tardi da noi, del car sharing. Un sistema che sta prendendo sempre più piede nelle grandi città, permettendo non solo un minore impatto ambientale, ma anche un recupero della mobilità urbana, con conseguente risparmio nelle tasche dei cittadini.

Molte case automobilistiche stanno adeguandosi a questo modello; fra tutti Volkswagen, che sta investendo su più fronti di mercato.

A questo settore appartiene Moia, azienda legata allo storico gruppo tedesco, che è andata aldilà del concetto di condivisione del mezzo, allargandosi alle persone fisiche.

Nata nel 2016, all’ombra della Hauptbahnhof, la stazione dei treni più importante di Berlino, Moia si presenta come una complessa start up aziendale. L’idea alla base è quella di una città più “umano-centrica” e di una mobilità inter-connessa dove lo spazio urbano fatto di strade e piazze, può essere ricollocato per altri usi; esperimento già testato tra l’altro ad Amsterdam.

Il modello è quello del car pooling elettrico, ed è destinato a persone che si muovono sugli stessi percorsi, ma preferiscono condividere il tragitto assieme.

Il sistema è semplice: Si effettua la prenotazione, attraverso un’apposita App; il veicolo; un sorta di minivan rigorosamente elettrico giugno alla alla fermata virtuale richiesta, per portare la persona a destinazione, permettendo un notevole risparmio di tempo e denaro, favorendo anche la socializzazione tra individui che abitano nelle vicinanze.

Il sistema è attualmente in fase di sperimentazione in Germania, ma dal 2019 sarà ufficialmente attivo in Finlandia, e piano piano in tutta Europa.

Ma il car pooling in Italia?

L’Italia, nonostante i numerosi problemi di mobilità, si sta adeguando pienamente al car sharing: ciononostante l’esigenza di un servizio di questo tipo per quanto fondamentale, potrebbe comportare numerosi interrogativi circa la sua effettiva attuazione, specialmente da parte di un’azienda privata.

Il primo quesito riguarda l’iter legislativo, che prevederebbe ulteriore autonomia al settore privato, comportando ulteriori scontri con gli interessi dei tassisti, già impegnati sul fronte estero con la concorrenza di Uber.

Più forte della questione legale, però esiste come sappiamo uno scarto culturale  forte tra nord e sud Europa, specie per quel che riguarda il rispetto delle regole, più che del bene pubblico, che comporta un’istintiva resistenza ai cambiamenti.

E’ anche vero che anche l’Italia vive in un mondo soggetto a  una continua rivoluzione tecnologica, culturale e sociale; la cosa migliore da fare, sarebbe per una volta non adeguarsi, bensì diventare competitivi.

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