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Muore a 63 anni Richard Glatzer

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Se n’è andato dopo quattro anni di sofferenza, Richard Glatzer, coregista di Still Alice insieme a Wash Westmoreland, di cui era compagno. L’uomo soffriva di una sclerosi laterale amiotrofica, nota come morbo di Lou Gehrig, e aveva fatto di tutto per combattere contro la malattia, tanto da rendere ancora più commovente l’interpretazione di Julianne Moore in Still Alice, premiata poi con l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista.

La sera del 22 febbraio, quando furono consegnati gli Oscar, Glatzer, impossibilitato a recarsi alla cerimonia, aveva assistito alla vittoria di Julianne Moore da un ospedale, dove era stato ricoverato due giorni prima per problemi respiratori. Westermoreland era rimasto al suo fianco per tutto il tempo.

Glatzer e Westmoreland avevano diretto nel 2001 The Fluffer, dedicato all’industria del porno gay, nel 2006 Non è peccato/La quinceanera, vincitore del premio del Pubblico e del Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival, nel 2013 The Last of Robin Hood e infine l’acclamato Still Alice. Proprio in occasione del suo ultimo film, Glatzer era stato costretto a utilizzare un iPad per comunicare con il cast e la troupe, trovandosi in uno stadio avanzato della malattia.

Intanto Westemoreland si è detto molto provato per la perdita di un partner unico, tanto nella vita privata quanto nel lavoro. A consolarlo, in parte, c’è stato proprio Still Alice, finito in tempo affinché Glatzer trovasse la sua ultima gratificazione nel cinema.

Nato nel Queens, distretto di New York, Glatzer aveva iniziato la propria carriera in accademia, ottenendo un dottorato in Inglese presso l’Università della Virginia, prima di occuparsi interamente di cinema e televisione.

Anche Julianne Moore è stata particolarmente commossa per le somiglianze con le condizioni di Glatzer e questo ha reso la storia molto più personale ed emozionante.

«È un film sull’universalità delle nostre esperienze», aveva detto l’attrice, «e sul fatto che tutti ci preoccupiamo, tutti viviamo e amiamo e tutti se ne andranno, prima o poi. Per guardare a questo e per esaminarlo davvero, ma anche per essere presente in esso, questa è una cosa straordinaria da fare. Io penso che sia proprio questo che Wash e Rich stiano facendo con questo film.»

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