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Musica e scienza: quella lunga e intricata storia d’amore!

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Perché musica e scienza si attraggono e si oppongono? La natura intrinseca dell’una non dovrebbe derivare dall’universo delle frequenze esistenti in natura e ampiamente spiegati dal punto di vista scientifico?

Si tratta di domande che mettono in moto un dibattito eterno, e che nel XX secolo ha determinato la creazione di nuovi linguaggi che altro non erano, se non l’analisi fisica della loro struttura interna. Un gioco delle forme che ha posto l’arte suprema e il sapere scientifico, come sue eterni amanti, che si incontrano e si scontrano, con la pretesa di dover dimostrare l’appartenenza a universi paralleli.

Se è vero che la musica e la scienza vengono studiate da un punto di vista diverso, nel quale l’aspetto analitico e razionale deve necessariamente lasciare il posto all’espressione di una consapevolezza interna, è anche vero che il percorso matematico, compiuto anche in età moderna, mette a confronto un principio di analisi fisica e algoritmi con un’intenzione estetica e culturale di matrice romantica, basata sul trionfo della passione e del sentimento sull’intelletto. Ciò comporterà progressivamente l’abbandono del sistema tradizionale di arti liberali.

Tutto questo ovviamente ha origini molto antiche: già nel V secolo, il filosofo Cappella ebbe a teorizzare come la musica fosse in realtà una struttura fisica; composta da frequenze, due livelli di linguaggio canonici della teoria armonica tonale, all’interno dei quali è possibile analizzare il ritmo e la melodia.

Andando un po più avanti nei secoli, è impossibile parlare di fisica musicale, senza soffermarci su Johann Sebastian Bach, nella cui prolifica letteratura musicale, è possibile riscontrare una lunga serie di metodi e calcoli, per la composizione dei suoi canoni musicali, paragonabili ai moderni algoritmi di ricerca.

Le frequenze in particolare, sulle quali si compongono sequenze di suoni, sono il frutto della vibrazione di un corpo che, a sua volta, riesce ad alterare la pressione e la densità dello strumento in cui si trova il corpo vibrante.

Proprio l’analisi fisico-acustica e quella filosofica sulle frequenze, è alla base del linguaggio e degli studi del grande musicista e leader degli Area, Demetrio Stratos. Assieme ai compagni di viaggio, egli riuscì a portare all’attenzione di un pubblico vasto e non necessariamente elitario, la concezione dello strumento “voce”, sia in teatro che nel mondo del progressive-rock italiano degli anni ’70, senza che lo stesso linguaggio fisico si discostasse dai temi di carattere politico e sociale, ai quali il gruppo emiliano era molto legato.

In particolare quello che fece il compositore greco, naturalizzato italiano, fu di prendere spunto dalle tecniche canore orientali, grazie alle quali era possibile riuscire a emettere contemporaneamente più suoni con frequenza diversa; le cosiddette diplofonie, erano uno strumento utilizzato dai monaci tibetani con i quali era possibile riuscire a “suonare la voce”. Attraverso tale sistema egli riuscì, non solo a imporre un diverso modo di armonizzare le diverse forme di suono, prodotte a livello glottologia, ma anche sfruttare il corpo come una cassa di risonanza dell’intero apparato fonetico, per dare più emotività alla medesima azione scenica.

Franco Ferrero, fisico e illustre esperto di fonetica, rimase talmente colpito da questa capacità, che nel 1973 chiese a Stratos di collaborare ad uno studio specifico, presso il Centro di Studio per le Ricerche di Fonetica del CNR di Padova.

Nel biennio che seguì egli riuscì a sperimentare le varie fasi di produzione fonetica delle frequenze, arrivando a stabilire come il cantante fosse un caso unico e raro, perché era in grado di produrre simultaneamente fino a tre suoni di frequenza diversa, alcuni dei quali avevano persino delle frequenze superiori a quelle prodotte dal proprio range fonetico e segnando di fatto, un punto di approdo nella storia della ricerca fisica e acustica italiana.

Questi e tanti altri esempi sottolineano come il rapporto tra scienza e musica, potrebbe essere riassunto come quelle di sorelle gemelle nate dal medesimo feto, ma separate alla nascita; in perenne conflitto emotivo, ma in totale simbiosi naturale.

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