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Nepal, speranza e solidarietà dopo le scosse

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Non sono ancora concluse le ricerche di eventuali sopravvissuti in Nepal, in seguito alle forti scosse di terremoto, l’ultima avvenuta ieri. I volontari che sono arrivati nella zona, provenienti da tutto il mondo, si trovano davanti una scena raccapricciante, una desolazione tale da gelare il cuore.

Ma nella tragedia, qualche piccolo segnale di positività c’è ancora: 117 persone sono state tratte in salvo ieri dall’esercito nepalese. Il gruppo di persone era rimasto intrappolato nei villaggi presenti nelle montagne, investiti da numerose valanghe. Tutte le 117 persone erano rimaste bloccate dallo scorso 25 aprile, il giorno della prima violenta scossa. Tra il centinaio ci sono anche due cittadini americani, che erano arrivati nella zona per cercare una loro parente che abitava in quelle zone. Il gruppo è stato trasportato ora in zone sicure, ma i soccorsi torneranno nella zona per cercare ancora qualche sopravvissuto.

Nel frattempo, gli aiuti umanitari si muovo al rilento a causa della scarsa organizzazione e del blocco degli atterraggi all’aeroporto, ormai occupato completamente dai mezzi di primo soccorso. Ma gli aiuti economici iniziano già ad arrivare, così come i numerosi progetti di solidarietà. Uno in particolare è quello diffuso da Facebook e Instagram, si chiama Nepal Photo Project. Questo è un progetto fotografico, guidato dalla scrittrice Tara Bedi e dal fotoreporter Sumit Dayal, e ha lo scopo di mostrare al mondo le condizioni delle città in Nepal, in modo da far capire alla gente quali danni ha causato il terremoto.

Il progetto, oltre a informare il mondo, può essere sfruttato anche per ritrovare persone scomparse e dirigere gli aiuti umanitari in determinate zone. Essendo in Nepal completamente assente un sistema di comunicazione, il social network potrà essere utilizzato per chiedere un maggiore aiuto dove ce n’è più bisogno, grazie alla diffusione che in un solo secondo può raggiungere migliaia di utenti.

Secondo Tara Bedi, solamente attraverso delle foto reali e crude si può capire la tragedia fino in fondo, e anche per questo ha detto ai fotografi che partecipano al progetto di immortalare ciò che vogliono, ma sempre mostrando la verità. Ma perchè proprio Facebook? E’ sempre la scrittrice a rispondere: l’informazione ormai viaggia attraverso i social network, solo in questo modo si possono condividere delle immagini ed entrare in contatto (virtuale) con i lettori.