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On my Block: oltre la solita serie “adolescenziale”

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Siamo abituati a vedere le varie sfaccettature sulla vita dei teenagers americani, divise tra speranze, paure e problemi quotidiani che si insidiano nelle relazioni familiari, sentimentali, ma soprattutto nel contesto sociale, con il quale si confrontano.

E’ per questo che On my block,  la nuova serie targata Netflix, in onda già dal 16 marzo, può essere vista e analizzata sotto diversi punti di vista, che la rendono, a suo modo, naturale.

Nata dalla mente creativa di Creata da Lauren Iungerich, On My block, penetra nel tessuto più classico della formazione sociale e sentimentale della cultura latino e afro americana, di un quartiere di Los Angeles.

Una realtà non certo facile e a cui è necessario adattarsi: in tale contesto si snoda il percorso di quattro ragazzi in particolare; molto diversi tra loro, per carattere e vissuto sociale.

Il mondo di Monse una giovane teenager afro americana, la cui vita, le ha insegnato ad affrontare le cose a muso duro, si scontra e si confronta con quelle di un impacciato nerd che, al completo opposto non è abituato a prendere di petto una situazione reale e priva di dati empiricamente scientifici. I due si ritrovano a condividere lo stesso mondo e le stesse insidie, assieme a un ragazzino prematuramente ribelle, e uno che è riuscito a non immischiarsi nelle storie di una gang.

La storia è comune a molte altre, ma qui i protagonisti cercano delle risposte alla loro situazione: non solo perché percorrono le stesse strade e vivono la vita del medesimo quartiere, ma anche perché affrontano la stessa ribellione adolescenziale, che si scontra con l’inevitabile impossibilità di scegliere la propria vita a 15 anni.

Tutto il tessuto della storia cerca costantemente di non cadere nel tranello dei classici stereotipi tipici del genere, semplicemente rendendo tali stereotipi, un elemento di contorno alla storia stessa. E’ la nostra percezione che segue la vita quotidiana dei ragazzi lungo le strade selvagge di Los Angeles; dove assistere a un pestaggio da parte di una gang, diventa una consuetudine con cui gli stessi hanno imparato a convivere, andando a scuola o sentendo uno sparo.

Straordinario è il modo in cui l’attrice Sierra Capri, riesce a dare al suo personaggio un realismo così crudo e carismatico, passando da un paradigma del ruolo adulto, a registri infantili nell’arco di pochissimo tempo.

L’interpretazione di tutti e quattro è comunque un valore aggiunto che pone On My Block, un progetto molto convincente, perché mette in contrapposizione le emozioni con gli stessi piani sequenza.

Il risalto dato ai piccoli sbandamenti, agli stacchi e le scelte di inquadratura che rimandano alle fiction anni ’80, si contrappone a una scrittura efficace e incisiva, che si inserisce in un genere chiaro e ampiamente popolato. La creazione, la descrizione di personaggi appartenenti al contesto afroamericano, oltrepassa ogni schematismo possibile, così come le differenze sociali, per portare in scena una storia che spinge a riflettere su pregi e difetti di un mondo, quello degli adolescenti, ricco di sfumature, ma suscettibile a rimanere ingabbiato: dentro il “proprio muro”.

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