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Oriana Fallaci, la grande Oriana, meritava che la sua storia fosse raccontata. Che tutte le sue contraddizioni, come donna, come giornalista, come reporter, arrivassero sul piccolo e sul grande schermo. Perché sarà lei, che ha intervistato i personaggi più noti del Novecento, da Arafat ad Andreotti, da Pertini a Fellini, Ingrid Bergman e Totò, da Ray Bradbury a Neil Armstrong, sarà lei la protagonista di L’Oriana, uno sceneggiato prodotto da Fandango e da Rai Fiction, con Vittoria Puccini nei panni della giornalista scrittrice italiana più famosa al mondo.

Il film uscirà in 43 multisale UCI Cinemas, in anteprima, il 3 e il 4 febbraio, per poi essere trasmesso su RaiUno il 16 e il 17 febbraio.

La vita, gli amori e le avventure di Oriana Fallaci si ritrovano non soltanto in questo sceneggiato, scritto da Stefano Rulli e da Sandro Petraglia e diretto da Marco Turco, ma anche nei suoi best seller, come Un uomo (a cui il film tv si ispira), sull’amore impossibile con Panagulis, leader della Resistenza greca; o come Lettera a un bambino mai nato, sulla dolorosa esperienza dell’aborto; o come La Rabbia e l’Orgoglio, un grido feroce contro l’Islam all’indomani dell’11 settembre; e in questo caso non si tratterà di beatificare la scomparsa Oriana, che tra le sue tante battaglie ne ha dovuta affrontare una anche contro il cancro, ma di evidenziarne il lato più umano.

Partigiana a 14 anni, inviata e reporter di guerra in Vietnam, laddove incontra e ama il giornalista francese François Pelou; le interviste a personaggi scomodi come Gheddafi, Kissinger e l’ayatollah Khomeini; la collaborazione con L’Europeo, l’incontro ad Atene nel 1973 con Panagulis, fino alla fine – che è l’incipit del film –, ovvero gli ultimi soggiorni di Oriana Fallaci a Firenze e il successivo incontro con Lisa, una giornalista sognatrice che vede in lei un vero e proprio mito.

Il Ventesimo secolo non poteva che essere raccontato attraverso la sua voce poderosa e attraverso le sue esperienze uniche ma tanta è stata anche la selezione di una vita di certo non ordinaria, se si pensa che a soli 17 anni Oriana rischiava di essere uccisa dai nazisti. Due anime, però, si sviluppano parallelamente: la donna e la giornalista, due vite che appartengono alla stessa donna, capace di gridare la propria rabbia e di mostrare la propria ribellione fregandosene di quello che pensava il resto del mondo.

A interpretarla, un’altra fiorentina, Vittoria Puccini, già protagonista in alcuni film di Sergio Rubini, Pupi Avati e Ozpetek.

A dieci anni dalla sua scomparsa, insomma, Oriana Fallaci torna a far parlare di sé, a raccontare la sua odissea personale, proprio lei che a Panegulis aveva detto di essere più Ulisse che Penelope, proprio lei che Penelope l’aveva mandata in guerra.