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Perchè Sanremo è Sanremo?

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sanremo-2014

Se non ve ne siete (fortunatamente) accorti, siamo in piena settimana Sanremese. Il Festival della canzone italiana più celebre al mondo (?) anche quest’anno è tornato in diretta su Rai Uno con cinque imperdibili (e interminabili) serate. E siccome in Italia lo sport preferito in questo periodo è proprio criticare il Festival anche noi di Just News non potevamo esimerci dal farlo.

Iniziamo col parlare dei conduttori: l’ormai collaudata coppia Fazio-Littizzetto ripropone il solito copione della “coppia litighereccia” ma che in fondo si ama teneramente. Niente di nuovo sul fronte occidentale insomma. A loro si aggiunge un’inutile Laetitia Casta, ripescata non si sa da dove ma soprattutto perché. Si limita a parlare quel poco di italiano che conosce, a sorridere spaesata e a cantare in modo stonato qualcosa che gli autori le impongono. Il punto debole del Festival, almeno per quello che si è visto nelle prime tre sere, rimane, a mio parere, sempre lo stesso: troppo poco spazio viene  dato alla musica e ai cantanti in gara. Tralasciando l’inutile meccanismo di far portare due pezzi ad ogni cantante costringendo il pubblico a votare, in un breve lasso di tempo, quale dei due preferisce, gli artisti in gara sembrano fare da intermezzo ad un varietà che si occupa di tutt’altro. Lunghissimi gli interventi degli ospiti (più di mezz’ora per un medley della Carrà, di Baglioni o Renzo Arbore è decisamente troppo) e viene dato loro più spazio e importanza che ai cantanti che si stanno mettendo in gioco nella gara.

Passando a quello di cui si dovrebbe realmente parlare purtroppo non si gioisce neanche sul fronte musicale. Le canzoni in gara quest’anno sembrano tutte abbastanza deboli e dubito che fra qualche anno ce ne sarà almeno una che verrà ricordata. Poca l’originalità generale, nessun pezzo spicca particolarmente e il livello complessivo mi sembra più basso anche per artisti da cui ci saremmo aspettati molto di più (vedi Noemi, Renga, Arisa, Francesco Sarcina). I testi delle canzoni parlano, come al solito, d’amore senza troppa fantasia mentre altri sono semplicemente incomprensibili (vedi “Un uomo è un albero” di Noemi). I cosiddetti “big” quest’anno sono sempre meno “big” (chi di voi conosceva Francesco Sarcina, Riccardo Sinigallia, Renzo Rubino, Giuliano Palma o i Perturbazione?).

Tra i possibili vincitori direi che il podio se lo contendono Francesco Renga (con un pezzo, che non brilla particolarmente, scritto da Elisa), Arisa, Giusy Ferreri (con una ballata scritta da Roberto Casalino che ricorda un po’ alcuni pezzi di Tiziano Ferro) e Noemi (è brava e sa cantare ma il pezzo è davvero “scialbo”). Io scommetterei sulla vincita di Arisa, che ha smesso da un po’ di fare la svampita (“ma io sono proprio così! non recito!” ci teneva a precisare qualche anno fa), che canta un pezzo molto orecchiabile (e anche abbastanza scontato) che arriverà con facilità al grande pubblico. Vediamo fra qualche giorno se avrò indovinato. E secondo voi? Chi vi è piaciuto di più?

P.S: Sono stato troppo cattivo lo so. Tutto sommato è un Festival senza infamia nè lode (abbiamo avuto anche di peggio) con l’unica aggravante che invece di migliorare col tempo e di voler cambiare qualcosa si continua ad insistere con serate interminabili (perché non ridurlo a sole tre serata?) e canzoni dimenticabili (ditemi una canzone di Sanremo degli ultimi dieci anni che vi ricordate…). Un’altra occasione mancata. Peccato.

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