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Pirateria musicale: 8 indirizzi al secondo eliminati dai risultati di Google

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L’arrivo degli mp3 e di internet ha di certo sconvolto ormai da anni l’industria musicale mondiale cambiando radicalmente il modo di fruire la musica. I dibattiti e le analisi che si susseguono sull’attuale stato dell’industria musicale non sempre conducono agli stessi risultati.

Da una parte tutta l’industria discografica (soprattutto americana e inglese) continua a esercitare forti pressioni sul web per tentare di bloccare la pirateria musicale: solo nell’ultima settimana le richieste indirizzate a Google per cancellare risultati e collegamenti a siti di download di musica non autorizzati sono state più di 5,3 milioni. Ciò comporta la cancellazione dagli indici del motore di ricerca di più di 8 URL al secondo.

Dall’altra parte c’è chi ritiene che la pirateria abbia portato anche numerosi benefici di tipo economico a tutto il comparto musicale. Maggiore diffusione di notizie e di musica, pubblicità gratuita e più invasiva e possibilità degli utenti, prima dell’acquisto, di ascoltare cd di cui ne sono incuriositi e che magari potranno poi decidere di acquistare. Cosa che non avrebbero mai fatto “a scatola chiusa”.

Una recente analisi dei ricercatori della London School of Economics and Political Science finalizzata a esaminare lo stato di salute dell’industria musicale basandosi sui dati di vendita online ha constatato che i ricavi provenienti da internet rappresentano una parte piuttosto consistente nella crescita del settore musicale. “Contrariamente a quanto dichiarato dalle aziende, l’industria musicale non è alla stadio terminale del suo declino, ma continua ad acquisire terreno e a godere di buona salute” si legge nel comunicato stampa diffuso da Bart Cammaerts, docente presso il Dipartimento di Comunicazione e Media che ha effettuato lo studio. In base a quanto riferito nel rapporto denominato “Copyright & Creation. A case for promoting inclusive online sharing” la condivisione dei file starebbe aiutando e non affossando l’industria musicale.

Se una considerazione del genere può valere per il mercato inglese e americano probabilmente non può dirsi lo stesso per l’Italia. Nel nostro paese il “mercato” della pirateria musicale è ancora molto fiorente e la cultura del “pagare” per un file musicale o un film stenta a decollare. Si stima che 8 italiano su 10 scaricano illegalmente. Il nostro paese è il terzo al mondo per pirateria (dopo Stati Uniti e Gran Bretagna dove però questa tendenza viene in parte compensata dagli acquisti legali).

Del resto… quanti di voi hanno mai pagato per scaricare un mp3?

 

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