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Polanski contro l’Academy e il movimento #Me Too

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Polanski contro l'Academy e il movimento #Me Too

L’eterna Odissea di Roman Polanski, tra battaglie legali, accuse, mandati di cattura, sembra la lotta per la sopravvivenza di un bandito dell’800. Invece è una pura realtà che oltrepassa gli incubi e le premonizioni di una mente eccentrica e visionaria, ma che ora, a  84 anni suonati, sembra non volersi arrendere alla battaglia più dura che un uomo possa affrontare; quella con la coscienza.

Non occorre essere dei ferventi spiritualisti, per lasciarsi abbandonare alla morsa feroce di quel richiamo interiore che ti dice: “potevi comportarti in n’altro modo; avevi una scelta”. Per troppo tempo chi come lui ha vissuto sotto la luce calda dei riflettori e la venerazione di un pubblico adorante, si è probabilmente sentito invulnerabile alle vicende umane ma anche alle passioni, dimostrandosi sprezzante e determinato nella propria vita, così come in un’aula di tribunale.

Roman Polanski è solo uno dei tanti e forse dei primi, ad aver pagato a caro prezzo, la sua sete di potere mediatico, che Hollywood gli aveva dato, macchiandosi di crimini brutali e infami, che solo più tardi sarebbero venuti a galla. Dal 1977 pende di lui l’accusa di violenza sessuale verso più donne, tra cui una minorenne e un mandato di cattura, che il regista di Rosemary’s Baby e Il pianista, riuscì ad aggirare, rifugiandosi in Svizzera, dove fu nuovamente arrestato lo scorso anno.

Mentre queste vicende non sono affatto concluse, arriva anche la decisione del consiglio direttivo dell’Academy di espellere il regista dall’associazione, insieme ad altri volti noti come Bill Cosby, sui quali pende una recente condanna a 30 anni, proprio per gli stessi reati, durante gli anni d’oro della sua carriera.

La vicenda segue il filone dello scandalo Weinstein, nel quale il famoso e potente produttore, venne accusato di molestie sessuali, da un numero imprecisato di attrici e modelle, scatenando uno scandalo che ha fagocitato mezza Hollywood in un circo mediatico surreale.

Da questo polverone è nato il movimento #Me Too, nel quale centinaia di donne famose e non, si sono riunite in tutto il mondo, per dire “basta” alle violenze e alle molestie sessuali in campo lavorativo.

Proprio nei giorni in cui il movimento è approdato a Cannes, in occasione del festival del Cinema, nel quale verrà presentato anche il nuovo film di Tarantino (anch’egli coinvolto nello scandalo), ispirato alla massacro di Bel Air, ad opera della Family di Charles Manson, nel quale morì Sharon Tate, attrice e moglie di Polanski, è lui stesso a scagliare un’altra freccia.

In una serie di dichiarazioni rilasciate durante un’intervista al giornale Newsweek Polska , Polanski prende ufficialmente e pesantemente posizione contro il movimento #MeToo, bollando lo stesso come un movimento farsa e parlando di”totale ipocrisia”.

Secondo il regista polacco/francese, si tratta di una vera e propria “isteria collettiva che, afferma Polanski, si ripresenta ciclicamente nella storia dell’uomo, delle volte prendendo una piega violenta e drammatica, come in occasione della Rivoluzione francese, oppure in maniera più tranquilla”.

I toni molto duri e le tematiche trattate in merito anche alla gestione di queste vicende, in seno allAccademy, contestualizzano in effetti uno spettro più ampio che vede il regista e molti altri grandi nomi, nell’occhio di un ciclone, che per decenni ha taciuto o mostrato indifferenza, nei confronti di ciò che accadeva nelle “segrete stanze” dei bottoni (sbottonati); ma ciò che è abbastanza chiaro a tutti, è che sarà sempre più difficile trovare vittime reali, piuttosto che carnefici. Alla base c’è la constatazione oggettiva che chi sapeva, ha taciuto, ma chi ha subito, ha parlato troppo tardi e, purtroppo non è stato un caso isolato.

In tutto questo si delinea anche la decisione di Roman Polanski di fare causa all’Academy; lo stesso avvocato difensore Harland Braun, ha stigmatizzato l’operato dell’associazione, contestando non la mera espulsione, bensì la violazione degli standard di condotta, secondo le leggi che regolamentano le corporazioni americane.

Ora spetterà ai giudici decidere sull’operato; nel frattempo il pubblico che amato Polanski e la sua visione misteriosa e profondamente umana delle storie e della storia, continua a rimanere sbalordito dalla consapevolezza che spesso ciò che accade sullo schermo, è uno spettro di una realtà ben più complessa e controversa.

Quello su cui il movimento e il perbenismo dilagante punta il dito è che l’arte non può essere messa al bando assieme al suo creatore; essa è un linguaggio universale e superiore. Se non fosse così; Mozart, Dalì, Picasso, Caravaggio, Ray Charles e tanti altri non dovrebbero esistere.

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