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Rabbia furiosa: Er canaro; come raccontare una storia vera di amicizia e violenza

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Rabbia furiosa

Fabio è un uomo per tendenza portato alla sottomissione. La sua indole, per natura non bellicosa, lo pone di fronte a un continua strategia di sopravvivenza: un carattere riflessivo, all’interno di un contesto molto duro, che lo metterà di fronte alla necessità di scegliere; vivere o morire!

La natura di Fabio emerge proprio quando si trova ad affrontare una prova molto dura della vita: una condanna a otto anni di detenzione, per un crimine che non ha commesso; la sua colpa è di aver protetto un suo amico ex pugile, Claudio.

A questo punto entra in scena l’antagonista a tempo determinato:  un giovane delinquente di piccolo calibro con l’ambizione di diventare un boss, all’interno di questa periferia “immaginaria e degradata” di Roma, chiamata il Mandrione.

Un progetto di vita che si scontra con un carattere assolutamente incompatibile con un ruolo di potere, perché nato e cresciuto all’interno delle dinamiche della malavita di strada.

Tra gli affari illeciti di Claudio, vi è ovviamente lo spaccio e i combattimenti tra cani; questi ogni qualvolta restano feriti, vengono curati da Fabio il quale è titolare di una bottega di toelettatura per cani, ma clandestinamente utilizza il retrobottega del negozio, per effettuare delle piccole operazioni chirurgiche e delle medicazioni.

La storia s’infittisce, proprio nel momento in cui entra in campo il vero protagonista; il retrobottega, che diverrà il luogo della rivalsa del toelettatore, che a Roma chiamano “Er Canaro”.

Il rapporto fra i due procede secondo un sistema di incontro e scontro ai limiti dell’ambiguità, fino a quando la personalità bipolare dell’ aspirante capoccia condurranno all’esasperazione estrema Fabio, portando a far esplodere la follia omicida più efferata: una vera “Rabbia Furiosa“.

Una vicenda di cronaca nera, tra le più terribili della storia italiana, che diventa il modello per una storia ambientata ai giorni nostri, ma con la stessa crudezza che solo il disagio ambientale può generare.

Il film di Sergio Stivaletti, effettista analogico per eccellenza dall’inizio degli anni ‘80 ad oggi, nonché allievo di Dario Argento, arriva nelle sale oggi, con una vicenda ispirata alla stessa vicenda da cui è tratto Dogman di Matteo Garrone, stilizzando i tratti horror di una storia che bene si adatta ad un classico B movie,  per raccontare una storia di vendetta delirante e visionaria, che è al tempo stesso il simbolo di un riscatto sociale, morale e umano.

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