american-hustleAmerican Hustle – L’apparenza inganna

Regia: David O.Russel
Sceneggiatura: David O.Russel, Eric Singer
Cast: Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Jeremy Renner, Louis C.K., Roberto De Niro
Musiche: Danny Elfman
Genere: Commedia drammatica
Produzione: Usa, 2013
Durata: 138 minuti
Data di uscita (Italia): 1 gennaio 2014

Con American Hustle David O.Russell sembra aver definitivamente consolidato il suo status a Hollywood. Una carriera che parte nel 1994, ma che lo porta alla celebrità solo dieci anni più tardi, con I Heart Huckabees, per esplodere poi con gli Oscar ricevuti da The Fighter e poi da Il lato positivo, i suoi due ultimi film. Pellicole dalle quali attinge tutti gli interpreti principali di questa sua nuova fatica, sicuramente la più ambiziosa: Christian Bale e Amy Adams dal primo, Bradley Cooper e Jennifer Lawrence dal secondo, rimescolando però le coppie.

Irving Rosenfeld (Bale) è un uomo che si è fatto da solo e che ha imparato ben presto che per andare avanti nella vita bisogna fregare il prossimo: lui lo fa con una serie di attività ai limiti della legalità tra lavanderie, vetrerie e compravendite di quadri. La più redditizia si rivela però quella di intascare una cospicua commissione da disperati in cerca di un prestito che non vedranno mai. Quest’ultima attività va ancora meglio quando Irving conosce Sydney Prosser (Adams), la socia perfetta con la quale instaura anche un legame sentimentale, mentre si allontana sempre di più dalla propria moglie, una Lawrence instabile e sempre sul punto di esplodere. Quando l’eccentrico agente FBI Di Maso (Cooper) scopre i raggiri della coppia, li costringerà a collaborare con lui per organizzare della truffe ai danni di politici e personalità influenti, per dimostrare la loro corruttibilità. La situazione degenera velocemente però, soprattutto quando Irving diventa amico del sindaco interpretato da Jeremy Renner e nelle trattative si fa vedere anche la mafia (con gustoso cammeo di De Niro).

american-01Tutto in American Hustle ha a che fare con l’imbroglio e i raggiri, perpetrati da tutti i personaggi per garantirsi la miglior vita possibile, ma in questa sarabanda di apparenze sembra perdersi Russell stesso che in due ore e un quarto di film non trova mai linearità, dando spesso l’impressione di saltare passaggi e creare buchi logici di trama pur di portare avanti un racconto sempre sopra le righe. Il tentativo di compensare e riempire ogni spiraglio di pellicola libero con molti flashback, una colonna sonora onnipresente e conosciuta e un voice over (a più voci) davvero troppo insistito, finiscono con l’appesantire ulteriormente il film. Nel tentativo di puntare sempre alla massima resa della singola scena, si perde anche il tono del film che ne rende difficile una collocazione di genere: dal grottesco si passa senza scarti al tragico, dal romantico al comico, dal tragico al farsesco, una caratteristica che più che far definire eclettico il regista, porta confusione allo spettatore, in difficoltà nel “leggere” le singole scene all’interno di un’opera poco compatta che cede sotto il peso delle sue eccessive ambizioni. Ambizioni che si rivelano nella maniacale ricostruzione d’epoca, talmente ricercata da rasentare il manierismo e nel voler ricalcare, soprattutto nella seconda parte, il cinema gangsteristico di Martin Scorsese senza riuscire però a coglierne l’anima.

Dove invece le sue ambizioni sono ripagate, sono sicuramente i virtuosismi tecnici, con una regia molto dinamica e piena di inventiva che rende piacevole seguire il film nonostante la lunghezza e regalando alcune perle notevoli, come la scena di ballo tra Irving e Sydney sulle note di Duke Ellington. L’altro pregio del cinema di Russell, già dimostrato nelle sue due ultime fatiche, è quello di esaltare i propri interpreti: American Hustle è infatti un film che si fa ricordare soprattutto per le performance dei suoi quattro attori principali, con un Christian Bale che dopo gli eccessi anoressici di The Fighter qui si presenta in parrucchino e sovrappeso, una Amy Adams che conferma – dopo The Master – la sua grande crescita, un Cooper convincente tra ambizione e idiozia e Jennifer Lawrence con il personaggio più sopra le righe e nevrastenico di tutti che riesce a non rendere caricaturale. Russell costruisce e disfa triangoli mutevoli tra questi personaggi, rendendo molto dinamici e complessi i loro rapporti in modo tale che l’apparenza inganni anche dal punto di vista umano.

In fin dei conti American Hustle sembra il classico film che butta in faccia allo spettatore molto fumo, ma che lascia poco arrosto, anche se gustoso, sotto la superficie e che sia costruito in maniera abbastanza programmatica per piacere a un vasto pubblico e far incetta di nomination all’Oscar.

 

Voto: VotoVotovoto_opacityvoto_opacity

 

Trailer:

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here