50312.000Uscita nelle Sale: 16 Gennaio 2014

Regia: Roberto Faenza

Produzione: ITALIA 2013

Sceneggiatura: Edith Bruck, Roberto Faenza, Nelo Risi

Cast: Eline Powell, Robert Sheenan, Andrea Osvart, Moni Ovadia, Jane Alexander

Genere: Storico/Biografico

Durata: 88 min.

 

 

Cecoslovacchia 1945: Zvikovez è un piccolo paesino non lontano da Praga. Qui Anita (Eline Powell), una ragazzina di origini ungheresi, viene accolta dalla zia Monika (Andrea Osvart) dopo essere sopravvissuta agli orrori di Auschwitz. La donna vede l’arrivo della nipote come un peso e invece di coccolarla, la tratta con freddezza e indifferenza. La prima regola da seguire è: mai parlare dei campi di concentramento. Anita non riesce ad accettare questo tabù e volendo parlare di tutto ciò che ha dovuto affrontare, usa come ascoltatore Roby, il cuginetto di appena un anno, oppure scrive su un diario le sue memorie. In un contesto in cui i nazisti vengono rispediti in Germania e dove gli Ebrei vengono ancora malvisti, la protagonista si trova davanti a dover rifarsi una vita; una vita in cui tutti hanno la voglia di andare alle feste e divertirsi e dove nessuno vuole ricordare. Tranne lei. Anita però ha la forza che proviene dal ricordo dei genitori e tenta in tutti i modi di essere combattiva e piena di entusiasmo. Con il passare del tempo riesce a trovare un lavoro come cucitrice e impara ad amare per la prima volta: il suo lui è Eli (Robert Sheenan), il cognato di Monika che vive con loro; un ragazzo istintivo, passionale e scapestrato con il quale avrà una turbolenta relazione. La giovane però dà tutta se stessa affrontando i costi e i rischi, finchè un giorno viene messa davanti a un bivio che richiede una scelta coraggiosa: sopravvivere o vivere.

Immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale e la liberazione degli Ebrei dai campi, tutta l’Europa vive una situazione molto precaria a causa dell’avvento del Comunismo. La nostra storia si focalizza in Cecoslovacchia dove i territori occupati in precedenza dai tedeschi vengono ripuliti e i nazisti rimpatriati a forza. Le strade finalmente cambiano nome, gli abitanti iniziano a sorridere e Anita, ormai libera fisicamente, viene catapultata sì nella civiltà, ma non è libera mentalmente. Non avendo ancora i documenti necessari, è costretta a stare chiusa in casa: è passata dalla prigionia dei campi a quella della sua abitazione. Nessun ex deportato inoltre è benvisto e vige il tabù di non parlare di ciò che è successo. Si vive con la Bibbia in una mano e il mitra nell’altra. Questo è il background socio-politico di Anita B, film diretto da Roberto Faenza, famoso regista di pellicole come “I giorni dell’abbandono”, “Il caso dell’infedele Klara” e “Prendimi l’anima”.  In questo caso, il film prende spunto dal libro “Quanta stella c’è nel cielo” di Edith Bruck e il regista ha voluto omaggiare l’autrice aggiungendo la lettera B al titolo.

“Considero Anita il mio film più controcorrente, perché è una storia che in primo luogo tratta gli avvenimenti successivi all’Olocausto e quindi affronta la vita dopo la morte; in secondo luogo guarda ai suoi protagonisti con pudore e discrezione, quasi in punta di piedi”. Questo è il senso che il regista ha voluto dare al film: in effetti è sì una storia diversa, perché pochissimi registi si sono voluti soffermare su ciò che è successo agli ex prigionieri quando sono stati liberati dagli alleati. Il peggio era passato, ma nell’anima di chi aveva vissuto un tale orrore, c’èra un vuoto incolmabile, una profonda sofferenza e soprattutto nessuno di loro è stato mai capace di dimenticare. Erano e sono cicatrici fisiche e psicologiche che, chi con vergogna e chi con rabbia, ha dovuto portarsi dietro per tanto tempo. Tutti invitano Anita a cambiare argomento o le dicono di dimenticare, ma come farlo? Lei sente il bisogno di parlarne, ha bisogno di mostrare la sua anima ferita e solitaria. Come ha affermato l’attrice protagonista Eline Powell durante la conferenza tenutasi a Milano:“non è un film sull’olocausto in quanto quello è solo il suo background; in realtà è la storia di un’adolescente che, sebbene porti un fardello così pesante, deve crescere e affrontare tutte le situazioni di una normale ragazzina: dalla ricerca di un lavoro al primo amore”. Quindi se non ci si sofferma alla parola Auschwitz, è sicuramente un film moderno, che può riguardare ogni giovane donna. Chi non ha mai sofferto per amore o per la ricerca della propria felicità? Il senso di questo bellissimo film è quello di andare oltre, di vedere un ex deportato non più come un numero ma come una persona dotata di sentimenti, carattere e voglia di realizzarsi: tutte componenti che ognuno di noi ha da sempre. Uno dei personaggi chiave di questo film è lo Zio Jacob, il Rabbino interpretato da Moni Ovadia: egli è un uomo autorevole con molte conoscenze e che è orgoglioso di essere ebreo. Grazie al suo personaggio, lo spettatore impara le tradizioni ebraiche. Una tra tutte è la festa del Purim, giornata dedicata alla salvezza dove ognuno balla e canta insieme. “Quando il Rabbino canta tutti cantano; quando il Rabbino balla tutti balllano; quando il Rabbino piange, piange da solo”. Anita riesce a trovare un lavoro in una fabbrica di cucito proprio grazie a lui: qui conosce David, un ragazzo con un passato triste, che desidera partire per la Palestina e con cui stringe un profondo rapporto di amicizia. Intanto lei si innamora di Eli, il cognato della zia il cui unico interesse è mordere la vita senza pensare di portare rispetto alle donne e tantomeno ad Anita. Lei, nel fiore degli anni, si trova quindi in una burrascosa storia d’amore che alla fine la porta a dover prendere una drastica  decisione. “Cos’è l’amore? È una cosa tanto meravigliosa che se provi a definirla, si arrabbia e perde tutta la sua meraviglia”. Il ruolo di Eli è interpretato dall’attore Robert Sheenan, protagonista del Telefilm “Misfits” che durante l’intervista afferma: “sarebbe stato facile recitare in modo superficiale basandomi solo sull’egoismo di questo ragazzo; in realtà ho voluto capire, tramite la lettura del libro da cui il film è ispirato, le motivazioni che spingono Eli a comportarsi così: lui ha molta paura ed è segnato da una terribile esperienza che lo ha portato ad essere così cattivo”.

In piena conferenza stampa, Faenza mostra il suo disappunto per le poche sale cinematografiche in cui il film verrà trasmesso. “Gli esercenti si sono soffermati a sentire la parola Auschwitz e quindi hanno ritenuto opportuno non proiettare il film. Non so più in che lingua dire che Anita non riguarda l’olocausto, ma il dopo. E’ un’offesa per me e per il pubblico, soprattutto quello giovane. Dovrebbero imparare a guardare il film prima di giudicarlo, ma non lo fanno mai: pensano solo agli incassi. Vorrei che ognuno di voi rendesse chiara questa idea e che ci aiuti a dare il giusto valore che questo film merita”.

Ebbene, Anita B. è stato scelto per aprire il giorno della memoria il 27 Gennaio perché è un viaggio verso il passato con un solo bagaglio: il futuro. Un film da vedere, sentire e da vivere attraverso quella luce degli occhi di Anita, Eline Powell.

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